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La Luce Negli Occhi

Viaggio nell'anima attraverso la Sacra Scrittura
  • Occhi



T.O. 2019

XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

SOLENNITÀ DI CRISTO RE DELL’UNIVERSO

“La regalità dell’Amore”


 

 

       Spesso faccio queste domande ai giovani e agli adulti: “oggi la fede è un valore da vivere?”, “vale la pena oggi credere?”, “ha un’importanza la fede nella tua vita?”.

       La maggioranza delle risposte sono negazioni del valore della fede, soprattutto per il mondo giovanile. Per loro la fede non è utile e necessaria perché non riescono a comprendere come tradurla nella vita, educati a intendere la fede solo come preghiere da recitare.

        Si possono riscontrare in loro i semi di fede e le conoscenze, sebbene minime, del credo. Per i più, Cristo è considerato un personaggio famoso, la fede una tradizione, la Chiesa una istituzione di cui si può fare a meno.

        Il nostro tempo, dunque, è caratterizzato da un “laicismo” diffuso, da una indifferenza di fronte la fede e da un vuoto esistenziale riempito da oggetti e comunicazioni virtuali.

       Oggi le persone, più che identificarsi con un credo preciso, vivono il sincretismo religioso, che porta a confondere la meditazione cristiana con lo yoga, la risurrezione con la reincarnazione, l’anima con il karma, la santità con il nirvana.

       La solennità di Cristo Re dell’universo è stata istituita da Pio XI con l’Enciclica “Quas Primas” del 11 dicembre 1925, con l’intento di aiutare i fedeli a rinvigorire la fede, rispondere al laicismo e alla tendenza di sostituire “alla religione di Cristo un certo sentimento religioso naturale”.

       Il Pontefice volle istituire una festa piuttosto che ribadire con un documento questa verità di fede, perché, come afferma nella “Quas Primas”, i “documenti, il più delle volte, sono presi in considerazione da pochi ed eruditi uomini, le feste invece commuovono e ammaestrano tutti i fedeli”, inoltre i documenti “toccano salutarmente la mente”, le feste invece “non solo la mente ma anche il cuore, tutto l'uomo insomma”.

       Celebrare con una festa la Regalità di Cristo significa ribadire che essa si manifesta nel dono dell’Amore gratuito e misericordioso; affermare che Cristo Re non pone i credenti nella condizione di sudditanza, di schiavitù, ma nella condizione di “amici”, donando loro la sua vita e mettendosi al servizio dell’umanità fino alla morte di croce.

          Celebrare questa solennità significa fissare mente, cuore e volontà su Cristo, permettendogli di essere Re della nostra vita accogliendo la sua proposta di Amore.

          Il brano del Vangelo di Luca (23, 35-43) ci presenta la regalità di Cristo dal suo trono di gloria che è la croce, facendoci comprendere che il suo potere è quello di amare, la sua libertà quella di farsi “servo obbediente” per salvare l’umanità dalla perdita di senso e dignità a causa del peccato.

          Cristo manifesta la sua regalità nel farsi debole, deriso, ingiuriato, schernito, percosso, denudato, crocifisso, trafitto e tutto questo per “amore”.

          Cristo è un Re che non si impone, ma si propone “abbassandosi” fino alla condizione più debole: la morte! Manifesta la sua regalità non esaltando sé stesso, ma elevando l’umanità alla “dignità di santi”, cioè di coloro che fanno dell’amore la regola della vita, il servizio l’espressione della dignità umana, il perdono il vero potere che dona libertà e forza.

           Se oggi la società non accetta il crocifisso, se in nome della “laicità dello stato” viene chiesta la sua rimozione dalle aule delle scuole, se il presepe ed ogni simbolo religioso crea confusione e tensione, certamente è perché in noi, che ci professiamo credenti, non traspare la “gioia” di essere di Cristo.

           Cristo non solo continua ad essere ingiuriato, deriso, percosso ed umiliato, ma chi crede e si professa cristiano “resta a guardare”, come la folla (Lc 23, 35), per non turbare la sensibilità altrui e rispettare la loro libertà!

           Eppure non si tratta di imporre, perché Cristo non lo fa!

          Si tratta invece di vivere da “abitati e rinnovati dall’Amore di Cristo”; si tratta di fare esperienza del suo amore, della sua regalità liberante e di liberare la nostra esistenza da tutto quello che “produce morte”: presunzione, arroganza, rancore, invidia, gelosia, potere, senso di superiorità, ecc.

         Il mondo ha bisogno di cristiani che testimonino la regalità di Cristo nella condotta della loro vita fondata sulla Verità; ha bisogno di credenti che preghino affinché si compia la promessa di amore di Dio; ha bisogno di credenti che testimonino che credere in Dio ed invocare il suo aiuto non consiste nel ricevere da Lui ciò che noi desideriamo, ma che si realizzi il suo regno di amore; ha bisogno di credenti che abbiamo fatto esperienza della misericordia e coscienti della propria debolezza, peccaminosità e meschinità, si affidano a Cristo come il ladrone pentito chiedendo di partecipare alla sua gloria e al suo amore.

           A coloro che dimostrano di aver paura di Cristo, che lo deridono, lo scacciano, e lo ingiuriano rispondiamo con la “forza dell’Amore”, che viene dal Cristo crocifisso e glorioso, Re e Signore, presentandoci come peccatori, malfattori graziati e redenti dalla sua Croce.

 

Foto del Particolare del portale della Cattedrale di Larino (CB) - l'angelo che pone sul capo di Cristo la corona regale con la mano destra, mentre nella sinistra tiene la corona di spine.

       cattedrale di Larino angelo che incorona il Cristo

 

particolare portale cattedrale di Larino


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