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La Luce Negli Occhi

Viaggio nell'anima attraverso la Sacra Scrittura
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Terza Domenica di Avvento – Anno A

“La costanza nell’attendere”


 

(Is 35, 1-6a.8a.10; Sal 145; Gc 5, 7-10; Mt 11, 2-11)

 

       Se dovessimo descrivere lo stile di vita della nostra società credo che il termine più adatto sia la “fretta”.

       Un esempio dove verificare che la fretta connota le nostre giornate sicuramente è il traffico: caotico, arrabbiato, dove ognuno cerca di “sguizzare” per raggiungere prima la meta, come se ogni giorno partecipassimo al “gran premio di formula uno”.

       Là dove c’è la fretta, che caratterizza le giornate, difficilmente può esserci pazienza, calma e costanza, atteggiamenti propri dell’attesa del Signore.

       Nel nostra società, di fatto, non è assente Dio perché rifiutato, ma perché manca il tempo o meglio la “sapienza del tempo”, cioè ciò che permette di cercare quello che dà valore e senso alla caducità della vita.

      Non c’è spazio per Dio in un cuore che rincorre emozioni e sentimenti diventati sempre più labili e mutevoli, con la stessa rapidità con cui si cambiano le cose seguendo la logica del “usa e getta”, regala principe del consumismo.

       Il tempo dell’Avvento ci ricorda che la fede è un attendere con pazienza e costanza la “parusia” del Signore, che si compie nelle scelte del quotidiano.

       L’apostolo Giacomo esorta i fratelli nella fede a vivere la costanza dell’attesa avendo come esempio l’agricoltore, che attende il maturarsi del frutto della terra irrorato dalle “prime e le ultime piogge”, cioè con la pazienza di saper attendere lo sviluppo, la maturità della persona, di sé stessi e degli altri, attraverso le esperienze della vita che si fanno.

       Presi dalla logica della fretta, perdiamo sempre più la sapienza di saper leggere le vicende della vita comprendendone senso, motivazioni e finalità. Giudichiamo con superficialità, impulsività, istintività, lamentandoci gli uni degli altri.

       L’apostolo Giacomo ci esorta a non lamentarci per non essere giudicati a nostra volta da Dio.

       Per questo l’esempio da seguire è quello dei profeti, come ci indica l’apostolo, i quali come noi hanno sperimentato la difficoltà dell’attesa, la sopportazione e la pazienza per le prove della vita, ma anche che Dio non delude e conduce coloro che si affidano a lui a comprendere la sua volontà da compiere proprio quando tutto sembra avverso.

       L’attesa della parusia del Signore, dell’avvento del suo Regno si compie operando il bene nelle piccole vicende del nostro quotidiano. Seguendo il sentiero, la strada chiamata “via santa”, come dice il profeta Isaia, che è vivere nella giustizia, nella pace, nel rispetto del prossimo.

       L’invito di questa domenica è quello di “rinfrancare i nostri cuori”, “irrobustire le mani fiacche”, “rendere salde le ginocchia vacillanti”, cioè fare della nostra esistenza una vita carica di speranza e di carità per testimoniare la nostra fede con opere volte a cooperare per lo sviluppo integrale di ogni persona.

        Se impariamo a vivere così, la gioia e la felicità diventeranno i segni caratteristici del nostro essere perché acquisiremo la sapienza, per discernere le situazioni; la pazienza, per sopportare le prove della vita; la costanza, per conservarci nell’amore di Dio e compiere la sua volontà.

      


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