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La Luce Negli Occhi

Viaggio nell'anima attraverso la Sacra Scrittura
  • Occhi



XXXII Domenica del Tempo Ordinario

“Crediamo nella resurrezione”


 

 

       Cosa ci sarà dopo la morte? Esiste una vita dopo la morte? Rivedremo i nostri cari dopo la morte?

       Sono domande di questo genere che spesso sentiamo rivolgerci come credenti perché, a prescindere se si ha fede o meno, la morte incute paura e senso di impotenza lasciando un vuoto incolmabile in chi perde una persona cara.

       A queste domande tante sono le risposte che vengono date, in funzione del credo o della ideologia che si segue. Una cosa resta certa: la vita umana porta in sé il limite della morte, che non è facile accettare senza una speranza forte a cui aggrapparsi, intesa come certezza e non come anelito.

       Nella nostra cultura post-moderna, in cui i riferimenti forti sono stati soppiantati da relativismo, soggettivismo, edonismo e da un vero culto della libertà personale, sembra non interessare più la vita oltre la morte, tanto da cercare di esorcizzarla in ogni modo.

       Concentrare tutta l’esistenza su ciò che produce piacere e cercare in ogni modo di fuggire dal tempo che passa, illudendosi di restare eternamente giovani, porta comunque a perdere il senso dell’esistere ed il gustare lo scandire del tempo nella bellezza delle varie età, in cui accumulare saggezza ed elargire esperienze a posteri.

La fede in Gesù Cristo ci apre alla certezza che questa vita ha in sé il germe della vita eterna in Dio.

Gesù, nel brano evangelico di Lc 20, 27-38, afferma che esiste la vita oltre questa ed è partecipazione all’essenza di Dio: è eterna e compimento dell’amore.

    “Coloro che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti” (Lc 20, 35): non basta credere che ci sia una vita in Dio, occorre conquistarla con una condotta degna.

       In cosa consiste? Innanzitutto vivere nella consapevolezza di essere, per il Battesimo, figli di Dio, che si traduce in pensieri, parole e gesti di carità. Alimentare la nostra identità di figli con ascolto della Parola e vita sacramentale.

       San Paolo usa l’espressione “opera e parola di bene”, indicando così che in ogni cosa dobbiamo essere costruttori di bene, permettendo così che la Parola di Dio “corra e sia glorificata”, cioè conosciuta e seguita grazie alla nostra testimonianza.

       Ciò non significa dare valore alla Parola di Dio, ma rendere possibile per l’uomo di ogni tempo la fede. La testimonianza di fede avvicina l’uomo a Dio perché gli permette di comprendere che è possibile vivere da figli di Dio nonostante la fragilità.

       Resta vera l’espressione di San Paolo “la fede non è di tutti”, cioè non tutti si aprono a Dio e accettano di seguirlo, ma la testimonianza coerente dei credenti, che esprimono in ogni cosa l’appartenenza a Dio e rendono visibile il suo amore misericordioso, favorisce certamente l’apertura alla fede.

      Rinvigoriamo ogni giorno la nostra adesione a Dio alimentandoci della sua Parola e della grazia sacramentale.

        Invochiamo il suo sostegno alla nostra debolezza con le parole del Salmo 16 (17):

"Porgi l’orecchio alla mia preghiera.

Tieni saldi i miei passi sulle tue vie.

Custodiscimi come pupilla degli occhi.

Nella giustizia contemplerò il tuo volto


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