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La Luce Negli Occhi

Viaggio nell'anima attraverso la Sacra Scrittura
  • Occhi


Germogli della Parola



2 novembre

“La comunione eterna in Dio con i nostri cari”


 

 

       Nessuno di noi, infatti, vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore. Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi (Rm 14, 7-9).

       Questa pericope della Lettera ai Romani mi ha sempre dato speranza, soprattutto quando ho fatto la forte e dolorosa esperienza del distacco dalle persone care.

       In Dio tutto trova senso e valore e nulla è vano! I legami tra esseri umani, di ogni grado e modalità, trovano forza e significato nell’appartenere tutti al Signore.

       In questa visione, tutto è accettabile, tutto è perdonabile, tutto ha valore e senso oltre l’immediato e il contingente.

       Nel Signore riusciamo ad accettare e sopportare il dolore e a non cadere nella disperazione a causa della morte.

       La fede ci dà la certezza che nulla termina con la morte, ma tutto inizia e trova compimento, e ciò permette di vivere con maggiore attenzione e valore le relazioni interpersonali.

       La commemorazione dei fedeli defunti è occasione per considerare che tutto ha fine e ragione in Dio, quindi senza di Lui “tutto è vanità”, come dice il libro del Qoelet (Qo 1,2).

       Significa testimoniare che siamo figli di Dio e che la vita umana ha valore in ogni condizione fino al suo epilogo naturale, la morte.

       Inoltre, fare memoria dei defunti, permette di comprendere che non siamo unità, individualità, ma parte di una storia, di cui abbiamo responsabilità.

       Ognuno porta in sé i tratti ereditari dei suoi genitori ed avi, ma è anche frutto di tante relazioni e situazioni. Ognuno di noi non costruisce e vive la sua vita, ma determina anche quella dei contemporanei e dei posteri.

       Avere memoria di chi ci ha preceduto deve aiutarci a impegnarci ad essere protagonisti positivi della storia per costruire il nostro ed altrui bene. Ci aiuta a non dimenticare che siamo destinati alla vita eterna e che dobbiamo lasciare questa realtà terrena ai nostri posteri nel miglior modo possibile.

       La fede cristiana educa a vivere la vita con impegno, responsabilità e positività. La dignità della persona non dipende dalle sue capacità e possibilità, ma dal suo essere umano e, per i cristiani, figli di Dio.

       Commemorare i defunti non significa, dunque, celebrare la morte, ma la vita, ringraziando Dio per coloro che ci hanno preceduto e lasciato in eredità il mondo; significa impegnarci a rendere migliore la storia dando il nostro contributo; significa imparare a gustare la vita con la costante tensione verso l’eternità, che ci aiuta a fare di ogni momento l’occasione favorevole per compiere il bene.


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