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La Luce Negli Occhi

Viaggio nell'anima attraverso la Sacra Scrittura
  • Occhi


Germogli della Parola



XXVII DOMENICA T.O.

“La fede cambia noi e il mondo”


 

 

       Avere fede non è facile. Si accetta la possibilità che esista un Dio, ma non sempre ci si identifica con la comunità dei credenti: la Chiesa. Tra i giovani è maggiormente diffuso il credere nella scienza, pur non conoscendo bene il metodo scientifico, perché dà maggiore affidabilità di verifica di ciò che afferma.

       Se puoi si considerano le guerre, i vari attentati con finalità religiose o le calamità naturali e le malattie, soprattutto infantili, diventa difficile poter accettare un Dio che permetta tutto questo. Le parole del profeta Abacuc fanno eco alle tante lamentele dell’umanità di fronte alle vicissitudini che rendono difficile credere: “Fino a quando Signore, implorerò aiuto e non ascolti, a te alzerò il grido “Violenza!” e non salvi?” (Ab 1, 2).

       Di fatto chi, pur riconoscendosi credente convinto e praticante, non ha mai dubitato in cuor suo di Dio, della sua esistenza e del suo amore di fronte a momenti difficili in cui sperimentiamo impotenza e finitudine?

       Inoltre la fede è spesso confusa con le varie espressioni di religiosità popolare, o con accettare per la propria vita uno specifico codice morale di comportamento e le pratiche di culto. Il rapporto con Dio, spesso, viene inteso come un “do ut des”, “un dare per ricevere”, perciò si prega e ci si comporta il più possibile secondo i precetti morali per ottenere benevolenza e favori da Dio.

       Cosa vuol dire, di fatto avere fede?

       La fede è sequela di una Persona. Nasce dalla conoscenza di Dio che si è rivelato in Gesù Cristo. La fede è fare esperienza della sua proposta d’amore. È l’esperienza personale della misericordia di Dio.

La fede è adesione del cuore e della mente alla proposta di vita nuova da parte di Dio. Preghiera, culto, codice morale e vita comunitaria sono l’espressione di questa adesione a Dio.

       Riflettendo sulla fede, come gli apostoli ci sentiamo carenti e deboli, e con loro chiediamo al Signore: “Accresci in noi la fede!”.

       La risposta da parte di Gesù è la medesima, perché la fede non è quantificabile con misure di grandezza. Infatti Gesù usa come metro di misura il piccolo seme di senape, che nella sua piccolezza ha la forza vitale come ogni altro seme.

       La fede è questa forza vitale che ci rende capaci di ogni cosa, di saper affrontare i vari momenti della vita senza mai perdere la speranza, neanche di fronte alla morte.

       La forza vitale della fede nasce dall’esperienza dell’amore di Dio che genera vita in chi lo accoglie. La misericordia di Dio rialza chi cade e dà forza a chi devia dal cammino di amore.

       Avere fede significa smettere di confidare in sé stessi e lasciare che Dio operi in noi e attraverso noi. Avere fede è operare con tutto noi stessi, ma confidando nell’amore di Dio e valutando ogni cosa a partire da Dio.

       Per questo la logica da assumere è quella del “servo”, come ci dice Gesù nel brano di Luca (17, 5-10), perché il servo non possiede e non si appartiene. Gesù vuole indicare con questo termine che il credente è chiamato ad una relazione con il Signore di totale fiducia ed abbandono, per cui il suo interesse è tutto orientato a ciò che è gradito a Dio e secondo la sua volontà.

       In questa relazione vive nella piena libertà perché è animato dall’amore ricevuto e sperimentato. Vive nella sequela del suo Signore, che per amore “da ricco che era, si è fatto povero per noi” (cfr 2Cor 8,9).

       Il credente deve vivere nella logica della “gratuità”, del “dono”, che il Signore stesso ha insegnato a vivere.

       Da qui si comprende la conclusione del brano evangelico: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare” (Lc 17, 10). Siamo chiamati a compiere ogni cosa al meglio, cioè a vivere in pienezza ogni momento della vita, gustandolo, facendolo fruttificare e condividendolo con il prossimo, nella piena responsabilità e ricerca del bene.

       L’espressione “servi inutili” non indica il non valore della persona, ma che non ha un guadagno. Il termine greco (ἀχρεῖος) significa senza utilità, questo vuol dire che il credente vive il proprio cammino di fede e il servizio di testimonianza senza profitto e guadagno personale, ma per dovere che scaturisce dall’esperienza di misericordia vissuta.

       Essendo stati amati per prima da Dio non possiamo esimerci dal vivere nel suo amore e donare amore, come credenti in Lui, al mondo intero.

       La vita cristiana non è un “dovere” o un “obbligo morale”, ma una “scelta di amore libera e fedele”. Chi ha fatto esperienza dell’amore di Dio sente l’urgenza di condividere questo amore con tutti.

       La fede può cambiare il mondo, se noi ci lasciamo cambiare dall’Amore di Dio, se lasciamo agire in noi questo Amore con la sua forza vitale!


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