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La Luce Negli Occhi

Viaggio nell'anima attraverso la Sacra Scrittura
  • Occhi


Germogli della Parola



XXI DOMENICA T.O.

“La porta della misericordia”


 

 

       «Sono pochi quelli che si salvano?»: è la domanda che è stata rivolta a Gesù. Oggi quanti credenti si fanno ancora questa domanda? Di certo per tanti, credenti e non, conta molto sapere se e come riuscire nella vita, avere successo, potere, denaro. Possiamo descrivere la preoccupazione delle persone di questo tempo con la famosa espressione del film del 1992; “Io speriamo che me la cavo”. Non c’è molta preoccupazione per la vita eterna e del giudizio di Dio su noi perché viviamo troppo rivolti alle cose di questo mondo.

      La vita eterna non è l’obiettivo da conquistare in questa vita terrena. Totalmente concentrati su questa vita, non c’è spazio per considerare la vita oltre la morte, per cui questa va esorcizzata e con essa il dolore e ogni sacrificio.

        Pertanto, in questa logica, il brano evangelico di oggi non può essere facilmente accolto e vissuto. Gesù chiede di passare per la porta stretta; parla di operatori di ingiustizia, di pianto e stridore di denti. Termini che solleticano la nostra suscettibilità, ma se ci soffermiamo a leggerli bene nel contesto del brano e ne comprendiamo il corretto significato teologico, potremmo ottenere una visione completamente diversa della nostra vita di fede.

        Proviamo a fare questa lettura e lasciamoci stimolare da Gesù guardando nel profondo della nostra coscienza e fare emergere sempre più il bello!

        Il brano evangelico è tratto dal capitolo 13 di Luca che ci presenta il tempo presente come l’occasione per convertirci, per cambiare rotta, direzione. Cosa significa? Non si tratta di diventare perfetti, più buoni e bravi, ma prendere coscienza della nostra miseria e debolezza e volgerci, orientarci alla misericordia di Dio. Si tratta di passare dall’autogiustificazione all’accettazione della sua grazia, che ci allarga l’orizzonte della vita, non più ricurvo su noi stessi, ma aperto ad apprezzare la vita in sé come dono e non come possibilità!

        La porta stretta attraverso cui passare è Gesù stesso («Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo» Gv 10, 9). Per passare attraverso questa porta occorre una sola condizione: spogliarsi dell’orgoglio che gonfia, della falsa sicurezza e della presunta giustizia. Per entrarvi basta riconoscersi peccatori, fragili, bisognosi del perdono di Dio. Non ci salviamo per nostri meriti, ma per la grazia di Dio. Siamo stati salvati dal Cristo, ma dobbiamo affidarci a Lui, liberi dalla presunzione e da ogni forma di ingiustizia per vivere nella Verità e nella Carità.

         Di fatto la porta attraverso cui passare è larga, perché grande è la misericordia di Dio, ma se non ci riconosciamo bisognosi di essa non riusciremo a passarvi.

      Condizione per la salvezza: umiltà e purezza di cuore! Solo riconoscendo il nostro limite, la nostra fragilità, l’incapacità di conservarci nel bene possiamo accogliere l’amore di Dio.

       Occorre esercitarci a vivere la compunzione, che ci pone nell’umiltà ed educa la coscienza a riconoscere il proprio errore e cercarne rimedio. La compunzione ci educa a saper chiedere “scusa” e a “perdonare”.

          Il forte non è colui che può tutto, ma chi riconosce il proprio limite e sa affidarsi. San Paolo afferma: «quando sono debole, è allora che sono forte» (2Cor 12, 10). Vivere nell’umiltà, mettere freno al proprio orgoglio richiede impegno e perseveranza nella preghiera e nell’esame di coscienza.

         Come vivere preghiera e l’esame di coscienza nella frenesia della nostra società, presi dai tanti impegni e immersi in contesti sempre più scristianizzati?

       San Serafino di Sarov, santo della tradizione ortodossa, può esserci d’aiuto. Egli suggerisce un esercizio interiore che possiamo fare mentre viviamo la quotidianità, immersi nella frenesia dei ritmi di oggi. Serafino ci suggerisce di non dimenticare che siamo fragili e peccatori e ripetere nel segreto della nostra mente, interiormente, questa preghiera più volte al giorno: “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me, peccatore”, o più semplicemente “Signore, pietà”. È un esercizio interiore che ci conserva nella compunzione e nella consapevolezza del nostro limite ed è una preghiera del cuore di abbandono all’amore misericordioso di Dio.


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