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La Luce Negli Occhi

Viaggio nell'anima attraverso la Sacra Scrittura
  • Occhi


Germogli della Parola



XX DOMENICA T.O.

“La corsa della vita”


 

 

       La vita è una corsa. Quando siamo piccoli corriamo per il gioco e desideriamo che gli anni scappino per arrivare ad essere grandi. Arrivati alla maturità della vita, invece, ci accorgiamo che nonostante abbiamo corso e faticato, poco rimane di tutto quello che abbiamo fatto. Spesso, guardando in dietro a tutto quello che è stato nella nostra vita, ci sembra di avere “un pugno di mosche in mano”, di non aver fatto nulla, di non avere nulla!

       Eppure la Lettera agli Ebrei ci dice che occorre “correre” la corsa della vita, ma tenendo lo sguardo fisso su chi è il senso del nostro esistere: Gesù Cristo! (Eb 12, 1-2)

       Egli, continua la Lettera agli Ebrei, “dà origine alla fede e la porta a compimento”. Essere credenti significa, dunque, vivere una relazione profonda con il Cristo.

       La vita di fede è una corsa per raggiungere la piena conformità a Lui, come dice San Paolo (cfr Fil 3; Rm 8), ed una lotta contro il peccato, cioè contro ciò che ci allontana dal rapporto con Dio.

       La fede è conoscenza, adesione e sequela del Cristo. Le opere di fede non sono atti di devozione, ma gesti quotidiani che hanno come origine e come fine la volontà di seguire Cristo.

       Per questo la vita è una corsa ed una lotta, perché ogni istante è volto a divenire degno del nostro seguire Gesù, impegnandoci a raggiungere la piena maturità di fede, lottando contro ciò che si oppone a raggiungerla e viverla, cioè tutto ciò che è contrario a Dio, al suo Amore, al suo insegnamento.

       La vita di fede non è astenersi dal male, ma operare il bene, contrastando così il male. Sarebbe minimalista chi si accontentasse di evitare di compiere il male, pensando di vivere così nel bene. Occorre invece impegnarci a operare il bene, costruendo occasioni per noi e per gli altri.

       Tutto questo, sebbene porti gioia e bontà, di fatto crea anche molta frizione e divisione. Come di certo tutti abbiamo sperimentato,        siamo circondati da situazioni negative e seppure facciamo il bene troviamo ostacoli e opposizioni.

        Gesù, nel brano del Vangelo di Luca, afferma che non è venuto a portare pace sulla terra. Sembra una affermazione in netta contraddizione con la sua identità, con il suo messaggio di amore, eppure è proprio così: accogliere il suo amore e vivere secondo la sua Parola trova opposizione da chi lo rifiuta!

       Essere cristiani ci pone controcorrente. Diverso è il pensiero del credente dal pensiero del mondo. Questo significa che ciò che vale per il mondo non vale per chi crede. Il pensare secondo Dio non può trovare accoglienza in chi pensa secondo il mondo, perché la prospettiva del credente è oltre questa realtà, sebbene pienamente vissuta da protagonista, ma con la finalità non legata al presente ma protesa all’eternità.

       Il cristiano sa bene che decidere di seguire il Cristo comporta subire la sua stessa sorte, non quella di morire in croce, ma quella di non essere applauditi e accolti, ma osteggiati e maltrattati (vedi Mt 5, 11-12; Lc 6, 22-23).

       Se saremo seguaci autentici del Cristo, se vivremo la Parola, se seguiremo i suoi insegnamenti, non potremo avere una sorte diversa da quella dei profeti, come Geremia. Vivere il Vangelo, essere testimoni di Gesù mette la nostra vita al bando per la logica del mondo. I cristiani non inseguono il successo terreno, ma corrono per ottenere il premio della vita eterna in Dio (Fil 3, 8-14).

       Accogliamo l’invito della Lettera agli Ebrei: sentiamoci parte della comunità dei testimoni, dei Santi; liberiamoci da tutto quello che ci ostacola nel cammino della fede affidandoci alla Grazia di Dio nei Sacramenti; “corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta dinanzi”, la vita di fede qui per conquistare la meta della vita in Dio; “teniamo lo sguardo fisso su Gesù”, cioè cresciamo nella fede imparando a discernere ogni cosa della nostra quotidianità con l’insegnamento del Vangelo per operare il bene massimo possibile.

       Non perdiamoci d’animo facendo i conti con la nostra fragilità, ma affidiamoci fiduciosi a colui che ha sopportato per amore nostro il sacrificio della croce.

       Rialziamoci e perseveriamo nel bene sapendo che le ostilità, il male ed ogni ostacolo non potranno mai essere più forti dell’Amore!


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