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La Luce Negli Occhi

Viaggio nell'anima attraverso la Sacra Scrittura
  • Occhi


Germogli della Parola



XVIII DOMENICA T.O.

“Arricchirsi presso Dio”


 

 

       “Vanità delle vanità: tutto è vanità”, così oggi ci dice il libro del Qoèlet. Quante volte sperimentiamo la verità di questa affermazione nella nostra vita! Quanto affanno, quante rinunce e sacrifici, tanto impegno e in un attimo tutto svanisce!

       Tutti conosciamo l’opera di Antonio De Curtis, in arte Totò, “la Livella”: è la traduzione nella cultura popolare, a noi più vicina, della affermazione del libro biblico del Qoèlet, “tutto è vanità”.

       Per quanto ci vogliamo affannare e impegnare per raggiungere successo e potere, restiamo poca cosa e semplici mortali. Meglio è spendere impegno ed energie a costruire ciò che più conta nella vita: relazioni umane in cui rispetto, accoglienza e carità sono le fondamenta su cui costruire ogni rapporto.

       Gesù, nel brano evangelico di Luca ci mette in guardia dal ricorrente limite ed errore umano che è la cupidigia: quella smodata avidità, sfrenata bramosia in cui siamo soliti affannarci pensando che valiamo di più se possediamo di più! Gesù invece ci dice che la vita “non dipende da ciò che si possiede”, perché alla fine tutto lo lasceremo con la morte.

        San Paolo definisce la cupidigia una idolatria ed in effetti facciamo dei possedimenti il nostro dio, che purtroppo ci rende schiavi e totalmente dipendenti. La cupidigia ci rende incapaci di gustare la vita perché la riduce alla sola ricerca di accumulare quanto più per sentirsi arrivati e potenti.

       Cosa invece ci permette di valorizzare al massimo la vita e goderne ogni momento? Tutto ciò che ci rende “ricchi presso Dio”!

       La prima cosa è vivere consapevoli di essere destinati all’eternità, alla vita in Dio. Questo ci permetterà di impostare tutto il nostro esistere non finalizzato ai beni materiali, ma a gustare di ogni istante di vita in relazione con tutto ciò che ci circonda, nel pieno rispetto e da corretti custodi.

       Per diventare ricchi presso Dio basta, dunque, riconoscere che tutto è dono Suo e che tutto è a nostra disposizione, ma non come proprietari, ma come semplici custodi. Abbiamo ricevuto in eredità e lasceremo in eredità tutto ciò che appartiene a questa vita.

       Per diventare ricchi presso Dio occorre impegnarsi in una vita decentrata dal nostro “io” per centrarla in “Dio”; questo ci farà vivere ogni cosa in pienezza, ma sempre con il giusto distacco consapevoli che lo lasceremo ad altri.

       Ora ne usiamo appieno, ma con rispetto, tutto ciò che ci circonda: cielo, terra, mare, vegetazione, animali … Rispetteremo ogni persona che con noi vive in questo mondo cercando ogni cooperazione perché ognuno usi senza abusare e distruggere!

       Tutto questo significa, come ci insegna San Paolo, allontanare da noi quello che non genera vita, ma morte: “impurità, immoralità, passioni, desideri cattivi e quella cupidigia che è idolatria” (Col 3, 5).

        Bisogna impostare tutta la vita su ciò che edifica sé stessi e gli altri. San Paolo lo indica con queste parole: “rivestitevi dunque di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto” (Col 3, 12-14).

        La vita di fede stessa, se non è vissuta come risposta al dono di amore di Dio, diventa solo un’altra occasione per affermare noi stessi ed escludere tutti coloro che la pensano diversamente da noi.

        La religione può diventare un luogo di morte e non di vita se vissuta come realtà in cui esprimere noi stessi, le nostre capacità, la nostra bravura o presunzione di giustizia e santità. In questa prospettiva ogni religione degenera in “fondamentalismo”.

        La fede nel Dio cristiano proietta verso l’altro, sia esso Dio che ogni persona ed ogni essere vivente. Esige una mentalità inclusiva e non esclusiva, perché la fede cristiana è vivere nella carità, che è Dio stesso! Il cristiano è un credente in Dio, per cui è anche un ecologista, un animalista, un filantropo, ma tutto questo lo vive con il “di più” che Cristo ci ha insegnato, che è la carità: un amore gratuitamente ricevuto, che gratuitamente viene donato! Per cui tutto è nostro, ma nulla ci appartiene, perché tutto va lasciato!

        “Cercate le cose di lassù, dove è Cristo”, ci dice san Paolo (Col 3, 1). Tenere lo sguardo sempre rivolto a ciò a cui siamo destinati: la vita in Dio. Questo ci permetterà di vivere in pienezza ogni istante della nostra vita, gustando di ogni cosa, arricchendoci di ogni incontro. Tutto avrà senso e valore, anche la sofferenza, la fatica, il dolore e la morte stessa, perché non sarà una fine, ma solo l’epilogo di un momento del nostro esistere ed il passaggio ad una nuova esperienza di amore!

 


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