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La Luce Negli Occhi

Viaggio nell'anima attraverso la Sacra Scrittura
  • Occhi


Germogli della Parola



 

XVI DOMENICA T.O.

“Il primato dell’essere sul fare”


 

 

       Viviamo in un tempo in cui “fare” ed “apparire” sembra abbiano più importanza “dell’essere”! Viviamo nella cultura del bodybuilding, o meglio della ricerca del fisico scolpito ed attraente. Si cerca in tutti i modi di restare giovani, alla ricerca disperata dell’elisir di lunga vita.

       La medicina estetica negli ultimi anni ha registrato una crescita di fatturato vertiginosa, con una crescita media annua di oltre il 10%. Il desiderio di restare giovani nasconde la paura di invecchiare e, di fatto, evidenzia che abbiamo posto le basi non sull’essere ma sul fare e sull’apparire.

     Eppure nonostante tutto quello che la nostra società ci presenta come attraente e necessario, resta importante centrare la propria esistenza sull’essere più che sul fare, perché è ciò che resta di noi anche quando tutto svanisce e termina.

      Il brano evangelico di Luca, che la liturgia di oggi ci presenta, ci permette di approfondire e trovare risposta al continuo dilemma dell’uomo sull’essere in antitesi sul fare. È un brano biblico che da sempre ha stimolato riflessioni, in particolare sulla vita religiosa, nella duplice dimensione di vita attiva e contemplativa.

       Vorrei concentrare l’attenzione non tanto sulla scena in sé e i personaggi, ma sulla risposta di Gesù a Marta: «Marta, Marta tu ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta!» (Lc 10, 42).

      Gesù apprezza l’accoglienza delle sorelle, Marta e Maria, e non disprezza la premura e l’attenzione che Marta gli riserva preparando e servendo il cibo per Lui e i suoi discepoli, ma sfrutta l’affermazione di Marta per insegnare a tutti ciò su cui fondare la propria vita, l’essenziale su cui tutto deve poggiare: il senso dell’esistere, la verità dell’essere!

       La vita spesso ci appare vuota e non siamo soddisfatti di ciò che viviamo perché è tutta orientata e fondata sulle attività, sulla ricerca dell’affermazione sociale, sul successo. Siamo malati, oggi più che mai, grazie alla comunicazione sociale, del “bisogno di visibilità”.

       Sui social contiamo in base al numero di “amicizie” e “followers”, ma di fatto rischiamo di perdere l’amicizia con noi stessi, non sapendo veramente chi siamo e su cosa poggiamo la nostra vita.

       Cristo ci richiama a fondare tutta la nostra esistenza su ciò di cui abbiamo bisogno: amore, verità, onestà, ascolto … Tutti valori che pongono la persona al centro e non le cose o gli averi. Dio ci invita a saper guardare ed essere attenti a non perdere l’occasione di vivere in pienezza.

       Neghiamo l’esistenza di Dio o affermiamo che non abbiamo ricevuto la fede perché non abbiamo spazio nel nostro cuore per le cose essenziali. Spesso ci fa paura interrogarci profondamente su noi stessi e capire chi siamo. A volte non siamo disposti ad accettare Dio perché abbiamo paura di cosa possa chiederci, a cosa ci chiederà di rinunciare!

       Gesù, nella risposta a Marta, ci fa comprendere che Lui non ci chiede di rinunciare a nulla, ma di saper dare ordine alle cose e porre alla base di tutto, come essenziale, la sua proposta di vita. Ci chiede di porre ascolto alla sua Parola che dona speranza e senso alla nostro vivere, perché libera e apre alla relazione di accoglienza ed amore.

       L’affanno a cui spesso leghiamo le nostre giornate e l’intera nostra esistenza, toglie spazio a Dio e alle persone. Nonostante siamo circondati e viviamo relazioni con molti, rischiamo di sentirci soli, affannati e insoddisfatti.

       La cosa di cui c’è bisogno è “ascoltare”! Ascoltare Dio, che ha una parola di speranza per noi! Ascoltare il nostro cuore, la nostra coscienza, per scegliere veramente ciò che ha valore! Ascoltare chi incontriamo, per rendere umana la nostra esistenza!

        L’ascolto non è facile, perché richiede di far tacere il nostro orgoglio e disporci con umiltà di fronte al nostro interlocutore. L’ascolto vero è solo dell’umile di cuore; di chi non è ricco di sé, ma sa arricchire sé stesso con l’accoglienza di chi incontra, sia esso Dio od ogni altra persona.

       L’ascolto è accoglienza della Verità, che non è quella di ciascuno, ma l’unica che permette a ciascuno di realizzare sé stessi in pieno rispetto di sé e del prossimo.

        Se avremo il coraggio di scegliere questo, nessuno ci potrà mai separare da Dio e dal suo Amore! Se viviamo lontani da Lui, senza di Lui, è solo per nostra scelta!

       Se impariamo a vivere l’ascolto costruiremo relazioni vere e avremo sempre più bisogno di viverle. Se ci poniamo in umiltà ad ascoltare Dio lo riconosceremo come la Verità che libera e illumina. Tutto concorrerà al bene ed anche la sofferenza e ogni sacrificio, che la vita ci può riservare o che altri ci potranno arrecare, saranno vissuti non come disperazione, ma come occasione per costruire il bene per noi e per gli altri, perché saranno vissuti nella logica dell’amore che Cristo ci ha insegnato e conquistato con la sua croce.

       In questa prospettiva si comprende l’affermazione di San Paolo e diventa attuabile per noi: «sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa» (Col 1, 24)

 

Georg Friedrich Stettner 1639 Cristo nella casa di Marta e Maria Public Domain via Wikipedia Commons

Georg Friedrich Stettner († 1639), Cristo nella casa di Marta e Maria

 


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