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SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO – (ANNO A) – 07 giugno 2026

“L’unità in Cristo!”


(Dt 8,2-3.14b-16a - Dal Sal 147 - 1Cor 10,16-17 - Gv 6,51-58)

 

       Con la bolla pontificia emanata da Papa Urbano IV, l'11 agosto 1264 "Transiturus de hoc mundo" ("Mentre stava per passare da questo mondo") e promulgata dalla città di Orvieto, è stata istituita ufficialmente la solennità del Corpus Domini per tutta la Chiesa cattolica, fissandola al giovedì successivo alla Pentecoste. Papa Urbano IV, incaricò san Tommaso d’Aquino di comporre l'intera liturgia per la festa del Corpus Domini con il famoso inno “Sacris solemniis”, dalle cui ultime due strofe è stato ricavato il componimento “Panis Angelicus”.

        «Essendo poi Papa Urbano IV morto due mesi dopo aver istituito la festa, la bolla non fu attuata; ma fu confermata più tardi da Clemente V, primo Papa avignonese (1312). La ormai tradizionale processione del Corpus fu introdotta dal Papa Giovanni XXII nel 1316. Durante la visita pastorale ad Orvieto, san Giovanni Paolo II disse: “Anche se la costruzione della cattedrale non è collegata direttamente alla solennità del “Corpus Domini”, istituita dal Papa Urbano IV con la bolla Transiturus, nel 1264, né al miracolo avvenuto a Bolsena l’anno precedente, è però indubbio che il mistero eucaristico è qui potentemente evocato dal corporale di Bolsena, per il quale venne appositamente fabbricata la cappella, che ora lo custodisce gelosamente. La città di Orvieto è da allora conosciuta nel mondo intero per tale segno miracoloso, che a tutti ricorda l’amore misericordioso di Dio, fattosi cibo e bevanda di salvezza per l’umanità pellegrina sulla terra. Del culto verso così grande mistero, la vostra città conserva e alimenta l’inestinguibile fiamma»[1].

       Quindi, possiamo sicuramente affermare che questa solennità, con la relativa “processione eucaristica” è una delle feste più importanti della cristianità, che testimonia la fede nella presenza reale di Gesù Cristo nell’Eucaristia.

       Questa solennità richiama anche all’identità propria della Chiesa comunità di credenti quale “corpo mistico di Cristo” istituita in unità nella diversità, come San Paolo esprime chiaramente nella seconda lettura di questa liturgia: «Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all'unico pane» (1Cor 10, 17).

       Questa solennità ci richiama, dunque, alla identità e allo stile di vita che deve contraddistinguere i battezzati: l’unità in Cristo!

       I battezzati si dovrebbero distinguere nel mondo proprio per essere una sola cosa in Cristo: nessuna divisione, nessuna separazione!

       Eppure non è questa la realtà! Quanta divisione si riscontra nelle comunità parrocchiali, tra gruppi; quanta esclusione e chiusure di rapporti, eppure ci si accosta al Sacramento dell’Eucaristia, che ci rende “uno in Cristo”. Quanta separazione c’è tra i credenti; quanti scismi ancora non ricuciti, che seminano tanta confusione e finanche odio.

       San Paolo richiama i fedeli di Corinto, e quindi tutti i cristiani di sempre, a vivere con fede e rispetto l’Eucaristia: «Perciò chiunque mangia il pane o beve al calice del Signore in modo indegno, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. Ciascuno, dunque, esamini se stesso e poi mangi del pane e beva dal calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna» (1Cor 11, 27-29).

       Celebrare l’Eucaristia e ricevere il Sacramento deve essere fatto, come afferma San Paolo, riconoscendo la presenza di Cristo e vivendo nell’unità con Lui e con i fratelli nella fede: questo deve farci riflettere; educarci ad uno stile di vita di “comunione vera”, ad una accoglienza e perdono in Cristo: nessun giudizio, nessuna meschinità, nessuna separazione dovrebbe caratterizzare la nostra vita quotidiana e questo, quindi, ci deve far riflettere ed esaminare per fare in modo che, per quel che ci riguarda, abbiamo fatto e continuiamo a fare tutto quello che è necessario per “vivere in pace con tutti e in unità” (cfr Rm 12, 18: «Se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini»).

       Adorare Cristo nel Santissimo Sacramento deve essere un atto di culto vissuto quotidianamente per imparare a “vivere sempre alla presenza di Cristo”. Durante il tempo che trascorriamo davanti al Tabernacolo o all’esposizione del Santissimo Sacramento mediante l’ostensorio, non è necessario moltiplicare parole, giaculatorie, sgranare il rosario, ma è assolutamente fondamentale e utile riconoscere la sua presenza e mettere la propria vita davanti a lui senza finzioni, senza paura e senza giustificazioni e lasciarsi scrutare interiormente dalla Grazia, che sicuramente porrà in evidenza alla nostra intelligenza, illuminando la nostra coscienza, ciò che occorre cambiare e rigettare come tradimento dell’Amore di Dio.

       Davanti al Sacramento dell’Eucaristia, facciamo come il contadino di Ars, Louis Chaffangeon, che tutti i giorni lasciava la zappa alla porta della chiesa ed entrava a “guardare” il tabernacolo: non diceva nulla ma, certo della sua presenza, si sedeva a fissare il suo sguardo sul tabernacolo. Un giorno alla domanda del Curato d’Ars su cosa diceva al Signore, lui rispose, nella sua fede semplice ma profonda: "Je le regarde et il me regarde" (“io lo guardo e Lui mi guarda”)[2]. Non sono le preghiere sciorinate per impegnare il tempo davanti a Dio che ci salvano, ma la fede consapevole e l’affidamento alla sua volontà, nella semplicità del cuore e nella rettitudine di coscienza.

       Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma: «La contemplazione è sguardo di fede fissato su Gesù. «Io lo guardo e lui mi guarda», diceva, al tempo del suo santo Curato, il contadino d'Ars in preghiera davanti al Tabernacolo» (CCC 2715).

       In questa solennità, in cui celebriamo e adoriamo l’Eucaristia, riflettiamo sulla nostra relazione con Dio e con i fratelli e cerchiamo di impegnarci a fare della nostra vita una esistenza tutta orientata all’unità in Cristo.

       Questa identità piena della vita cristiana la possiamo raggiungere a partire dalla relazione con Dio vivendo il percorso spirituale con sempre maggiore impegno, ricordando che la preghiera è il dialogo e la relazione attiva con Dio, mentre la contemplazione rappresenta il silenzio interiore in cui ci si affida completamente alla Sua presenza, oltre le parole e i pensieri.

       Non dobbiamo dimenticare che nel nostro cammino di fede non ci possiamo limitare alla recita di preghiere, ma dobbiamo raggiungere la piena contemplazione del Signore, seguendo le tre fasi progressive, in cui si passa gradualmente dall'azione al silenzio:

  • La Preghiera Vocale: che è la forma basilare, il dialogo fatto di parole, formule e richieste, essenziale per esprimere le proprie intenzioni.
  • La Meditazione: che è l'attività riflessiva che coinvolge la mente, l'immaginazione e l'intelletto per comprendere e interiorizzare la Parola o i misteri della fede.
  • La Contemplazione: che è il culmine del raccoglimento. Consiste in un semplice sguardo di fede fisso su Dio, un amore silenzioso e un abbandono in cui si sperimenta la Sua presenza.

 

       Per vivere la contemplazione[3] occorre una disposizione particolare del cuore e della mente, che si raggiungono con la costanza e alcuni progressi interiori, che possiamo descrivere con:

 

  • Il Silenzio Interiore: mediante il quale si superano le parole e i ragionamenti discorsivi. Come in un'amicizia profonda, non c'è più bisogno di parlare per sentirsi uniti.
  • La Semplificazione: che consiste nel fissare lo sguardo sull'Essenziale, abbandonando l'uso della fantasia. Questo mediante l’abbandono dei lunghi discorsi o delle preghiere ripetitive per dare spazio al silenzio interiore; allenandosi a far sì che la mente smetta di analizzare i concetti e si limiti a "guardare" e amare Dio con un atto di fede pura; per arrivare a far svanire le richieste personali, le preoccupazioni e i sensi di colpa per fare spazio solo alla presenza divina.
  • Il Respiro e il Ritmo: Molte pratiche (come la Preghiera del Cuore, si veda “il Racconto di un Pellegrino Russo”) legano l'invocazione continua e silenziosa al ritmo del proprio respiro, portando pace e presenza.

 

       In questa solennità chiediamo a Dio il dono del suo Spirito per crescere nella fede e nella relazione sempre più intima con Lui. Chiediamo il dono dell’unità in Cristo per vivere una testimonianza autentica della fede e crescere nella comunione con Dio e con i fratelli, fissando lo sguardo della mente e del cuore sul Cristo presente nell’Eucaristia, che ci unisce a Lui e ci apre alla vita eterna in Dio: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno» (Gv 6, 54-58).

       Invochiamo il dono dell’unità in Cristo, facendo nostre le parole della Colletta per l’Anno A:

Dio fedele, che nutri il tuo popolo

con amore di Padre,

saziaci alla mensa della Parola

e del Corpo e Sangue di Cristo,

perché nella comunione con te e con i fratelli

camminiamo verso il convito del tuo regno.

 

[1] https://www.vaticannews.va/it/festivita-liturgiche/corpus-domini.html

[2] Questo celebre episodio della vita del Curato d’Ars, san Giovanni Maria Vianney, è riportata negli Atti del Processo Canonico per la beatificazione di Jean-Marie Vianney, in cui l'abate Raymond Toccanier (coadiutore e vicario di Ars dal 1853 fino alla morte del santo) depose sotto giuramento raccontando l'episodio del contadino esattamente come il Curato d'Ars lo aveva confidato a lui. Inoltre, tra le varie pubblicazioni in cui è riportato l’episodio, si ricorda la primissima biografia monumentale scritta nel 1861 dall'abate Alfred Monnin e intitolata: Le Curé d'Ars: Vie de M. Jean-Baptiste-Marie Vianney (Parigi, Charles Douniol Editore).

[3] Si può approfondire l’argomento leggendo la meditazione di Papa Francesco per l’Udienza del 05 maggio 2021: https://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2021/documents/papa-francesco_20210505_udienza-generale.html


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