Privacy

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra Clicca qui per ulteriori informazioni




La Luce Negli Occhi

Viaggio nell'anima attraverso la Sacra Scrittura
  • Occhi


Germogli della Parola



×

Errore

Strange, but missing GJFields library for /home/utxxpkem/public_html/plugins/system/notificationary/HelperClasses/GJFieldsChecker.php
The library should be installed together with the extension... Anyway, reinstall it: GJFields

VI Domenica di Pasqua – (Anno A) – 10 maggio 2026

“Lo Spirito di Verità”


(At 8,5-8.14-17 - Dal Sal 65 (66) - 1Pt 3,15-18 - Gv 14,15-21)

 

       «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi» (Gv 14, 15-17).

       In questa sesta Domenica di Pasqua, la Liturgia ci fa meditare la pericope evangelica giovannea tratta dal capitolo 14 in cui Gesù invita ad osservare i suoi comandamenti, che non sono da intendere di rottura con la Legge mosaica, ma il suo completamento, come Lui stesso afferma in Mt 5, 17: «Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento».

       Gesù è la Legge nuova che esige di sostituire l'osservanza formale dei precetti con l'amore e la misericordia; questa "legge nuova" è identificata con le Beatitudini e il comandamento dell'amore, che trasforma la norma esteriore in una grazia interiore scritta nel cuore. Essa si concentra sull'amore fraterno e l'azione dello Spirito Santo piuttosto che sulla semplice osservanza di precetti.

       Papa Leone XIV, all’Angelus dello scorso 01 febbraio, afferma: «Cristo consegna ai discepoli la legge nuova, quella scritta nei cuori, non più sulla pietra: è una legge che rinnova la nostra vita e la rende buona, anche quando al mondo sembra fallita e miserabile»[1].

       Gesù invita ad osservare i suoi comandamenti e il verbo usato nella versione greca è τηρήσετε (tērēsete), che è la seconda persona plurale del futuro attivo indicativo del verbo τηρέω (tēreō) e che indica non una passiva osservanza, solo esteriore, ma un attento mantenimento, un vigilare attivo per conservare intatta la legge. Il verbo τηρέω (tēreō) può essere tradotto anche con “avere cura”, “proteggere”, “custodire”, “serbare”, per questo alcuni esegeti commentano il versetto indicando che la legge va abbracciata, quindi amata, accolta, fatta propria[2].

       Comprendiamo, quindi, perché Gesù abbia posto come conseguenza dell’amore per lui l’osservanza dei suoi comandamenti (v. 15). Essi non sono una imposizione, un fardello da portare, una catena che limita la libertà, ma la risposta d’amore a Dio, lo stile di vita del credente rigenerato nell’Amore misericordioso di Dio.

       Gesù ci invita a vivere in conformità all’Amore misericordioso del Padre, ad essere per il mondo la presenza dell’Amore di Dio.

       Ancora una volta comprendiamo come la sequela di Cristo, la vita cristiana, non si può limitare ad un culto, ad una religiosità, che spesso muove le corde dell’emotività piuttosto che generare impegno sociale e concreto in cui dare voce all’Amore fraterno e al servizio di carità.

       Il cristiano, perciò, osservando la Legge nuova, è chiamato a testimoniare con la vita l’appartenenza a Dio, che trasforma e rinnova l’esistenza umana.

       Questa Legge è impressa nel cuore grazie alla grazia dello Spirito Santo, dono del Padre e del Figlio (v. 16). Gesù parla dello Spirito e lo chiama ἄλλον παράκλητον (allon paraklēton), un altro Paraclito, un altro Consolatore, perché Gesù è il Consolatore, Colui che ascolta le preghiere dei suoi e le esaudisce (Gv 14, 13-14), che perdona e ama: «Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paràclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto» (1Gv 2, 1).

      Lo Spirito Santo Paràclito è τ πνεμα τς ληθεας (to pneuma tês alêtheias), lo Spirito della Verità, colui che guida i credenti alla verità completa, che testimonia di Gesù e che dimora nei credenti. Egli è la continua presenza della rivelazione di Dio nel mondo[3].

         Il cristiano che vuole vivere la piena e autentica sequela, deve essere guidato dall’azione dello Spirito Santo mediante una vita di ascolto, di preghiera, di discernimento e di opere di carità nella verità.

       Uno stile di vita che il mondo non comprende, non può attuare e non riesce ad accettare (v. 17), perché non accoglie e riconosce che Gesù è il Messia e il Signore; chiuso nella ricerca del potere, della vanagloria e di ciò che può controllare.

         I termini in greco per esprimere questo concetto indicano appunto una incapacità di discernimento, di comprensione, di vista oltre: ο θεωρε, dove ο (ou) è l’avverbio negativo e θεωρε (theôrei) dal verbo θεωρω (theôreô) che significa vedere, discernere, scorgere, accertare, scoprire vedendo). Inoltre, Gesù afferma che il mondo è incapace di conoscere: ατ οδ γινσκει dove γινσκει dal verbo γινσκω (ginôskô) non indica semplicemente una conoscenza intellettiva, ma anche esperienziale e relazionale, infatti nella tradizione ebraica è usato anche per indicare la conoscenza sessuale.

       Il mondo, che non accetta e riconosce Gesù come Signore e Messia, non ha e non cerca nessuna relazione di conoscenza con Lui, per questo il credente deve distinguersi e non “conformarsi alla mentalità di questo secolo” (cfr Rm 12, 2).

     Come esorta San Pietro, il cristiano deve essere adoratore del Cristo nel cuore, cioè avere una coscienza sempre orientata a Dio, per essere «pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi» (1Pt 3, 15).

       Rendere ragione significa saper dare risposte non semplicemente con la sapienza, con la parola e la conoscenza della Scrittura e della Teologia (comunque indispensabili per vivere nell’ortodossia), ma con la vita. San Pietro indica la modalità di questa testimonianza in modo inequivocabile: «questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché, nel momento stesso in cui si parla male di voi, rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo […] è meglio soffrire operando il bene che facendo il male» (v. 16-17).

        Il cristiano si distingue proprio per la condotta in Cristo che, come abbiamo già meditato prima, si fonda sulla Legge nuova dell’amore ed è sostenuta e guidata dall’azione dello Spirito di Verità (τ πνεμα τς ληθεας).

        Vivere da adoratori del Padre in Spirito e Verità, radicati e fondati in Cristo, sotto la guida e il sostegno del Paràclito è la realtà vera della fede cristiana; è l’identità propria del cristiano che vive nella grazia e nella gioia della Pasqua.

         Il cristiano, vivendo la sua vera identità, sarà per il mondo, a immagine di Cristo, segno di contraddizione (cf. Lc 2, 34-35); una figura scomoda che provoca divisione, svela i pensieri del cuore e sfida il pensiero dominante annunciando la Verità di Cristo.

       Gesù esorta i suoi discepoli, di ogni tempo, a non temere e a confidare in Lui e nel dono dello Spirito, vivendo da Risorti e facendo nostri i doni della Pasqua:

  • la PACE – che è serenità interiore coscienti che Cristo ha vinto la morte e ci ha donato la vita vera in Dio. Da ciò l’impegno ad essere operatori di PACE.
  • la RICONCILIAZIONE – il dono del perdono che ci rialza dalla caducità per una speranza viva e una vita nella grazia di Dio.
  • la VITA IN DIO – riconciliati siamo immersi nella vita in Dio, come impegno a vivere l’esperienza terrena nella continua tensione alla vita eterna in Dio, costruendo rapporti di amore, perdono, accoglienza, fraternità vera.
  • lo SPIRITO SANTO – Cristo non ci ha lasciati soli ma ci ha donato l’altro Consolatore, lo Spirito di Verità, che ci unisce a Dio e ci guida e sostiene abilitandoci alla Testimonianza
  • la TESTIMONIANZA – abilitati dallo Spirito di Verità a vivere nella piena comunione con Dio, siamo chiamati a dare Testimonianza di questa vita in Dio, nel suo Amore, amando come Lui ci ha insegnato.

        Oggi, in questo contesto culturale tanto lontano dalla Verità di Cristo, i fedeli cristiani devono sentire, ancora più di ieri, la responsabilità e assumere l’impegno di coscienza di dare testimonianza dell’amore di Dio, con retta coscienza.

       Dio chiama i suoi figli a splendere nel mondo per la fedeltà alla sua Legge e questo deve essere fatto con retta coscienza e docilità del cuore perché appaia nella loro debolezza la grandezza del dono dello Spirito Santo Paràclito.

 

Gesù nostro Consolatore,

Maestro, Via Verità e Vita,

ascolta la nostra invocazione.

Ci riconosciamo deboli e incapaci di essere fedeli

al Tuo Amore, alla tua Legge.

Fa dei tuoi cristiani

un popolo unito dal tuo Amore,

capaci di splendere

come segno di contraddizione

non per i nostri meriti,

ma per il dono del tuo Spirito. Amen

 

[1] https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/angelus/2026/documents/20260201-angelus.html

[2] Ad esempio si veda: F. J. Moloney, Il Vangelo di Giovanni, Leumann (TO) 2007, 350-357.

[3] idem, 351.


Passa alla modalità desktopPassa alla modalità mobile