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La Luce Negli Occhi

Viaggio nell'anima attraverso la Sacra Scrittura
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TRIDUO PASQUALE – ANNO A – 2026

“VIVERE NELLE VIRTÙ”


 

       GIOVEDÌ SANTO

       Rivivendo con Cristo e gli apostoli l’ultima cena e meditando sul dono dell’Eucaristia, impegniamoci a vivere la virtù dell’umiltà.

       Cristo ci invita a vivere l’umiltà imparando da Lui: «Imparate da me che sono mite e umile di cuore» (Mt 11,29); «Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri» (Gv 13, 14).

       Gesù, il Signore e il Maestro, si umilia lavando i piedi per insegnarci che l’unico modo per amare come lui ci ama è quello di vivere l’umiltà del cuore e guardare il prossimo come fratello da amare e servire, sapendo accoglierlo con i suoi limiti e peccati, perdonando come Cristo ci perdona.

       Gesù, Signore e Maestro, si dona a noi nell’Eucaristia. Dopo aver insegnato come vivere l’amore fraterno, lavando i piedi gli uni gli altri, perdonando e accogliendo reciprocamente, si dona a noi con la sua presenza reale nell’Eucaristia. Nel dono dell’Eucaristia si pone nelle nostre mani, si fa piccolo per renderci grandi, si umilia per elevarci alla comunione con Dio.

       Solo nell’umiltà del cuore possiamo conservarci nella comunione con Dio e accoglierlo in pienezza nella nostra vita.

       Il Giovedì Santo è il giorno in cui imparare a vivere l’umiltà per arrivare a partecipare alla gloria della resurrezione.

 

       VENERDÌ SANTO

       Nel giorno della Passione e della morte di Cristo, siamo invitati a vivere la virtù della pazienza.

       Vivendo con Cristo la sua passione a partire dall’orto del Getsemani, in cui ha vissuto l’angoscia umana fino a sudare sangue, e si è affidato alla volontà del Padre, Egli ci insegna come vivere la virtù della pazienza.

       Cristo, mite ed umile di cuore, si affida alla volontà del Padre per amore dell’umanità e accetta di vivere il suo sacrificio, consapevole di dover soffrire nella sua umanità.

       Papa Francesco, nella udienza del 27 marzo 2024, afferma: «Alle sofferenze che subisce, Gesù risponde con una virtù che, pur non contemplata tra quelle tradizionali, è tanto importante: la virtù della pazienza. Essa riguarda la sopportazione di ciò che si patisce: non a caso pazienza ha la stessa radice di passione. E proprio nella Passione emerge la pazienza di Cristo, che con mitezza e mansuetudine accetta di essere arrestato, schiaffeggiato e condannato ingiustamente; davanti a Pilato non recrimina; sopporta gli insulti, gli sputi e la flagellazione dei soldati; porta il peso della croce; perdona chi lo inchioda al legno e sulla croce non risponde alle provocazioni, ma offre misericordia. Questa è la pazienza di Gesù. Tutto questo ci dice che la pazienza di Gesù non consiste in una stoica resistenza nel soffrire, ma è il frutto di un amore più grande»[1].

       San Paolo esortando i Tessalonicesi a vivere la fede in pienezza e nella ortodossia, confidando che essi continueranno a farlo, augura loro di vivere sempre nell’amore di Dio e nella pazienza di Cristo (2Ts 3, 5). Questo augurio, che nella terza edizione del Messale Romano è una delle formule di saluto iniziale del sacerdote al popolo ("Il Signore, che guida i nostri cuori all'amore e alla pazienza di Cristo, sia con tutti voi"), esorta ogni cristiano a vivere la vita imparando ad offrire ogni momento – sia nella gioia che nella sofferenza – a Dio e viverlo nella sua volontà, unendoci così a Cristo e completando nella propria vita l’offerta d’amore per la salvezza dell’umanità, come ci insegna San Paolo: «Ora io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa» (Col 1, 24).

 

       SABATO SANTO

       Nel grande silenzio del Sabato Santo siamo invitati a vivere la virtù del silenzio.

       La virtù del silenzio è una pratica spirituale e interiore fondamentale per coltivare la pace, l'ascolto profondo e la comunione con Dio. Essa richiede di liberare mente e cuore dai rumori esterni e dai pensieri futili, trasformando il silenzio da semplice assenza di suoni a una presenza feconda e di meditazione.

       Crescere in questa virtù è sempre più fondamentale, soprattutto in questo tempo in cui siamo bombardati dal frastuono dei social, che hanno il dominio sulla volontà umana da darne dipendenza, soprattutto nelle giovani generazioni.

       Nella nostra cultura sta prendendo piede la pratica della meditazione yoga, avendo ormai totalmente perso il significato e la pratica della meditazione cristiana, che si fonda sul silenzio interiore per dare spazio all’ascolto e all’adorazione di Dio.

       Il Sabato Santo, giorno del grande silenzio, è il momento favorevole per recuperare il silenzio e la meditazione, pratica di crescita del credente nella fede e nella sequela di Cristo.

       La virtù del silenzio, oltre che permettere di dare spazio a Dio nella propria vita, permette di crescere nel discernimento spirituale e di coscienza per vivere in pienezza il Bene.

       Scegliere nella propria vita ciò che è secondo Dio e nella sua volontà è possibile solo quando si riesce a fare silenzio dentro e attorno a noi, per comprendere ciò che veramente produce il bene e genera vita in noi e nel prossimo.

       Il silenzio fa paura perché dà l’impressione di perdere il controllo di sé e di ciò che ci circonda, ma di fatto è l’esatto contrario. Quando sappiamo fare silenzio riusciamo ad avere il controllo sulle nostre emozioni e reazioni; riusciamo a comprendere bene ciò che sta accadendo; riusciamo ad ascoltare il prossimo e saper vivere l’accoglienza e la solidarietà.

       Oggi, nel tempo della comunicazione di massa che ha preso il potere mediante i social sulla vita quotidiana, recuperare la virtù del silenzio è fondamentale per imparare a recuperare il controllo vero del tempo, a dare spazio alla riflessione e all’ascolto e soprattutto dare spazio a Dio nella propria vita.

       Recuperiamo il silenzio come educazione della propria coscienza, crescita della fede e dell’ascolto del Signore che non parla nel frastuono, ma nel vento leggero (1Re 19, 9-13).

[1] https://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2024/documents/20240327-udienza-generale.html#:~:text=Essa%20riguarda%20la%20sopportazione%20di%20ci%C3%B2%20che,e%20mansuetudine%20accetta%20di%20essere%20arrestato%2C%20schiaffeggiato


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