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II Domenica di Pasqua – Domenica in Albis – Domenica della Divina Misericordia – 12 aprile 2026

“Non essere incredulo, ma credente”


(At 2,42-47 - Dal Sal 117 (118) - 1Pt 1,3-9 - Gv 20,19-31)

 

       In questa seconda domenica di Pasqua, chiamata anche domenica in Albis (o in albis depositis) - giorno in cui i neofiti battezzati nella Veglia Pasquale deponevano l'abito bianco (alba vestis) indossato per l'intera ottava, simbolo della purezza acquisita – siamo invitati a riflettere sul nostro Battesimo, sulla nostra fede.

       Il brano evangelico riporta la prima apparizione di Gesù risorto agli Apostoli e l’incontro con l’apostolo Tommaso. L’apostolo Tommaso è la figura del credente in ricerca, come ogni battezzato che non si ferma ad una appartenenza ad una religione, ma si impegna nella piena sequela di Cristo!

       L’espressione di Gesù rivolta a Tommaso, «non essere incredulo, ma credente!» (Gv 20, 27), è l’invito che siamo chiamati ad accogliere ogni giorno per impegnarci nel nostro cammino di battezzati.

       L’incredulità appartiene alla condizione umana e non è qualcosa di cui vergognarci, ma anzi deve essere riconosciuta e sfruttata come stimolo a fare della nostra fede una scelta libera e razionale che parte dalla esperienza dell’Amore di Dio.

       Se ci lasciamo fermare dall’incredulità, spesso incrementata dalla cultura nella quale viviamo, dallo sviluppo della scienza, della medicina, della tecnologia, rischiamo di perdere il dono del Battesimo ricevuto e che siamo chiamati ad alimentare ogni giorno: la fede!

       Il vero credente si interroga costantemente sulla propria fede e non si accontenta di vivere una religiosità che poco si incarna nella sua quotidianità o dirige e fonda le proprie scelte.

       Questa è la sfida quotidiana dell’essere cristiano: vivere il Si a Dio e scegliere ciò che permette di vivere nella comunione con Lui!

       L’invito di Gesù a Tommaso è, quindi, lo sprono che ogni giorno dobbiamo rivolgerci perché la nostra vita sia espressione della nostra appartenenza a Cristo Risorto e Signore.

       Di fronte alle difficoltà della vita, alle scelte difficili, ma anche quando ci troviamo a dover dare consigli o sostenere le persone che amiamo o soltanto dei conoscenti, ricordiamoci sempre che la fede deve guidare e sorreggere tutto!

       Essere credenti, quindi, non è deve limitarsi ad assolvere a un comandamento per non disobbedire a Dio, ma è vivere secondo Dio, che significa, appunto, tradurre i comandamenti nella nostra quotidianità, attuarli nelle situazioni concrete del nostro essere, secondo la comune vocazione battesimale.

       Vivere secondo Dio è vivere del suo Amore e nel suo Amore!

       L’apostolo Pietro, nella sua prima lettera, ci ricorda che siamo rigenerati nell’amore misericordioso di Dio e viviamo in esso per la fede, in una speranza viva: «Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per un'eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, in vista della salvezza che sta per essere rivelata nell'ultimo tempo» (1Pt 1, 3-5).

       Ogni battezzato ha sperimentato sulla propria vita la misericordia di Dio e proprio in questa esperienza vive la sua fede.

       Non si è cristiani se non si sa vivere la misericordia, che non si traduce semplicemente nel perdono, che di per sé non è umanamente e razionalmente facile vivere, ma in essa il credente fonda la propria esistenza, nella consapevolezza che Dio è amore e non rinnega mai il suo Amore.

       Vivere da cristiani significa, dunque, vivere da misericordiosi: a) perché consapevoli che senza la misericordia di Dio non possiamo vivere per la nostra condizione di fragilità e di peccatori; b) perché fatta l’esperienza del perdono non possiamo che desiderare che tutti gli uomini ne facciano esperienza, anche mediante la nostra testimonianza.

        In questa domenica, che San Giovanni Paolo II nel 2000 ha dedicato alla Divina Misericordia, chiediamo con fede di saper vivere nell’Amore misericordioso di Dio, di farne costante esperienza e testimoniare la nostra rinascita nel suo Amore.

        Essere credenti e vivere nella misericordia di Dio consiste nel vivere nella Pace di Cristo. Il saluto del Cristo risorto apparso agli apostoli è stato questo dono: «La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: "Pace a voi!"» (Gv 20, 19).

        Il dono pasquale, il dono della redenzione è la Pace! Chi vive nella fede del risorto non può avere un cuore carico di sentimenti negativi, di odio, di rancore, di morte!

      Il battezzato, inserito nella vita del Cristo risorto, vive la Pace e costruisce la pace, a partire dal proprio cuore, aprendolo all’Amore di Dio, per costruire e generare pace nelle relazioni quotidiane.

      La Pace, che tanto desideriamo e per la quale preghiamo in questo momento tanto delicato della storia dell’umanità, si costruisce proprio a partire dal proprio cuore, altrimenti la preghiera che eleviamo non potrà essere accolta e di fatto la società non può essere migliore perché mancherà la testimonianza di chi ha incontrato il Cristo e accolto il suo invito pasquale: Pace a voi!

Signore Gesù,

donaci il tuo Spirito e illumina i nostri cuori,

perché sappiamo aprirli al tuo Amore misericordioso

ed essere rigenerati in esso.

Il tuo Spirito illumini la nostra intelligenza e la nostra coscienza

per vincere l’incredulità,

ricercare la Verità

e vivere da autentici credenti

nel Battesimo ricevuto.

Rendici veri tuoi discepoli,

che accolgono il tuo dono di resurrezione: la Pace!

Rendici operatori di Pace,

rinnegando ogni giorno il male,

scegliendo con prudente discernimento il Bene

e agendo sempre per costruire rapporti di verità e di sincerità,

perché ogni persona si senta rispettata e accolta. Amen!


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