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Domenica delle Palme – Passione del Signore – (Anno A) – 29 marzo 2026

“Osannare a Cristo per un vero cambiamento di prospettiva e di senso della vita”


(Is 50,4-7 - Dal Sal 21 (22) - Fil 2,6-11 - Mt 26,14-27,66)

 

       La Domenica delle Palme segna l'inizio della Settimana Santa, commemorando l'ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, acclamato dalla folla con rami di palma e ulivo. «Noi la chiamiamo comunemente Domenica delle Palme, altri la Domenica degli Osanna, ma la definizione più corretta è: Domenica della Passione del Signore, perché è l’inizio della “grande settimana”. Vi troviamo il racconto dell’arrivo di Gesù a Gerusalemme tra la folla festante: rappresenta, infatti, l’ultimo momento di gioia prima della crocifissione. Ad accoglierlo sono soprattutto i bambini, che non si chiedono chi sia, ma lo osannano suscitando l’indignazione di scribi e farisei»[1].

       Per molti questa Solennità è centrata più che sulla “Passione di Gesù” sui rami di ulivo, che tradizionalmente si scambiano augurandosi la “pace”. Certamente è un simbolo importante, ma è appunto un simbolo, che senza una conversione del cuore resta vuoto e insignificante.

       I rami di palma, agitati dai bambini e dalla folla all’ingresso di Gesù in groppa ad un’asina, sono un’immagine messianica di «di creazione un ponte tra il monte e la città, tra Dio e l’uomo»[2] e nelle altre religioni antiche hanno sempre riconosciuto la palma come simbolo della manifestazione del divino, simboleggiando la vita e la rinascita. Nel cristianesimo sono simbolo di regalità di Cristo, di trionfo della vita sulla morte, di pace vera donata dall’amore misericordioso di Dio. La palma è anche simbolo del martirio di Cristo e usata nell’iconografia, per indicare i cristiani, che in nome della fede appartenenza a Cristo, hanno subìto la morte per darne testimonianza.

       In questi giorni di guerra e di minaccia per l’intera umanità, la celebrazione delle Passione del Signore deve essere occasione di preghiera unanime per la conversione dei cuori per una pace vera nel rispetto reciproco in nome di una fraternità universale, dove la diversità diventi ricchezza e non scontro.

       Per noi credenti in Cristo, questa invocazione di PACE deve partire dalla conversione del cuore affinché il Messia e Re riconosciuto ed acclamato, che commemoriamo nel suo ingresso a Gerusalemme per offrire la sua vita per la salvezza dell’umanità, sia il centro dei nostri pensieri, la guida per le nostre azioni, il fine per la nostra esistenza.

       Osannare a Cristo, Re e Signore, Messia, Salvatore, deve significare e realizzare un vero cambiamento di prospettiva e di senso della vita: tutto deve avere origine e fine da Dio, secondo i suoi insegnamenti, per vivere nel vero Amore e nella vera Pace.

       In questa domenica, che dà inizio alla settimana Santa, chiediamo a Dio il dono della sua misericordia, per ciascuno e per l’intera umanità, affinché impariamo da veri credenti quanto è bello vivere nel suo Amore ed essere rigenerati, rinati in Cristo.

       Nel brano della Passione, tratto dal Vangelo di Matteo, troviamo numerosi spunti di riflessione che possono aiutarci a intraprendere un cammino di conversione e di pace.

       Ne presento alcuni, che mi hanno particolarmente toccato preparando questa mia riflessione sulla Parola di questa domenica.

       Mentre consumavano la cena di Pasqua, secondo la tradizione ebraica, Gesù afferma: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà» (Mt 26, 21). Tante volte abbiamo sentito questa frase e ovviamente l’abbiamo riferita a Giuda Iscariota, ma se ci soffermiamo a riflettere può essere rivolta a tutti. Di fatto nessuno può dire con assoluta certezza che non tradirà Dio, perché nessuno è esente dal peccato, che è un tradimento dell’Amore!

       Giuda ha venduto Gesù per trenta denari, ma quante volte viene venduto per un po’ di gloria, per non perdere la stima, per sentirsi parte del gruppo, per seguire una ideologia, sia politica o di altra ispirazione, confondendola con la Verità del Vangelo?

       Questo tradimento di fatto ostacola la costruzione della vera Pace, della vittoria della Resurrezione nella vita personale: rinunciamo a vivere la Pasqua, la propria resurrezione!

       Ma Gesù non ci tradisce mai, è sempre pronto ad accoglierci e ci invita alla conversione. Anche a Giuda offre l’opportunità, proprio quando lo bacia, indicando che è Lui che devono arrestare, dicendogli: «E Gesù gli disse: "Amico, per questo sei qui!"» (Mt 26, 50). Gesù lo chiama “Amico” proprio per ricordargli che Lui resta fedele e pronto ad accoglierlo e offrirgli il suo perdono e la vita nuova.

       Giuda non riesce ad accogliere questo invito e si ucciderà in preda alla disperazione (Mt 27, 3-5), ma questo non deve accadere a noi quando ci riscopriamo di nuovo peccatori e caduti nel solito modo di comportarci; la nostra fragilità, il nostro scorretto modo di vivere la fede, non deve ostacolare la conversione del cuore, ma dobbiamo imparare a incontrare lo sguardo amorevole di Cristo, che continua a chiamarci amici, e decidere con costante determinazione di camminare nel suo insegnamento, rinunciando a ciò che non è secondo la sua Verità.

       Nell’orto del Getsemani, Gesù invita Pietro, Giacomo e Giovanni a pregare e vegliare con Lui (Mt 26, 38), ma loro cadono nel sonno e non riescono ad essere fedeli all’invito di Gesù. «Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: "Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole"» (Mt 26, 40-41).

       Spesso ci giustifichiamo di fronte ai nostri limiti e debolezze, ma Gesù ci invita a comprendere che solo affidandoci a Lui e impegnandoci nella vigilanza attiva della nostra coscienza possiamo vincere ogni tentazione e peccato.

       Non basta pregare, perché anche durante la preghiera la distrazione, la stanchezza, la routine e le cose della vita prendono il sopravvento; occorre “vigilare”, “vegliare” mediante una “coscienza attiva” capace di un costante discernimento e formazione perché sappia indicarci la via da percorrere per restare fedeli a Dio e vincere la “debolezza” della nostra condizione umana.

       La preghiera deve essere sempre accompagnata da una formazione intellettuale e sapienziale della propria coscienza per vivere una fede matura, impegnata nella testimonianza coerente nel mondo.

       I cristiani sono motivati dal Vangelo e non da logiche ed interessi umani, seguono i valori del Vangelo e non le indicazioni ideologiche umane, che sebbene possano essere simili al quello evangeliche, hanno finalità diverse. Il cristianesimo non va confuso con filantropia, interesse sociale e comune, ma è sequela di Dio che ci rende fratelli nella Verità e nella Carità.

       Gli scribi e i farisei erano convinti di servire Dio, ma non sono stati capaci di riconoscere Gesù come il Cristo, il Messia e in nome della fedeltà alla Legge di Dio, lo hanno ucciso.

       Per i cristiani l’impegno di fede deve contraddistinguersi in una testimonianza di vita: che diventi segno di contraddizione per il mondo; che sia un “terremoto” che renda nulle le fondamenta della logica umana e degli interessi terreni, affinché chi non crede possa arrivare, mediante la testimonianza dei cristiani, a riconoscere Cristo come Figlio di Dio, così come il centurione e le guardie: «Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: "Davvero costui era Figlio di Dio!"» (Mt 27, 54).

       Preparandoci a celebrare la Pasqua del Signore, entriamo nel vivo della Settimana Santa chiedendo con fede al Cristo di donarci la sua Grazia, perché, nonostante l’essere fragili e peccatori, cresciamo nella nostra fedeltà a Lui con un cambiamento radicale di prospettiva di vita, tutta centrata sulla Verità mediante un impegno di Carità, per essere veri operatori di Pace e di Amore, partendo dalla realtà in cui viviamo.

       Invochiamo questo dono di conversione e vita nuova con le parole delle preghiere di proposte in questa Liturgia:

Dio onnipotente ed eterno,

che hai dato come modello agli uomini il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore,

fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce,

fa’ che abbiamo sempre presente

il grande insegnamento della sua passione,

di rimanere uniti a lui, per portare frutti di opere buone e

per partecipare alla gloria della risurrezione.

 

[1] https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2019-04/domenica-palme-simboli-significati.html

[2] Idem.


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