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La Luce Negli Occhi

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Quinta Domenica di Quaresima – (Anno A) – 22marzo 2026

“Vivere da risorti in Cristo”


(Ez 37,12-14 - Sal 129 (130) - Rm 8,8-11 - Gv 11,1-45)

 

       In quest’ultima domenica di Quaresima la Liturgia della Parola ci fa meditare sulla resurrezione di Lazzaro tratto dal Vangelo di Giovanni. Con questa meditazione sulla resurrezione di Lazzaro siamo proiettati a pregustare la gioia della Pasqua: siamo risorti con Cristo!

       La resurrezione di Lazzaro ci presenta ciò che la fede nel Cristo morto e risorto dona ad ogni credente: non l’immortalità della carne, ma la vera vita!

       Credere nel Cristo morto e risorto ci dona la partecipazione alla sua vita divina, ci immette nella vita nuova dello Spirito: «Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete» (Ez 37, 14); «Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene» (Rm 8, 9).

       La fede in Cristo, Re e Signore, Redentore misericordioso, ci rialza dalla morte, dal peccato, dalla miseria e debolezza della carne, come dice San Paolo, e ci inserisce nella vita vera, quella dello Spirito, che ci fa dare un valore nuovo alle cose, alle relazioni, alla nostra condizione concreta di vita.

       Vivere nella fede del Cristo ci permette di assumere un significato nuovo a ciò che viviamo, perché tutto trova senso e valore in Cristo e non più nella logica del mondo o dell’interesse egoistico e personale. In Cristo ogni cosa ha un valore diverso; ogni interesse ha un fine diverso; ogni diatriba, ogni dolore e ogni rancore perde di senso e si trasforma in vita nuova, in perdono e grazia!

       Tutto dipende dalla fede in Cristo!

       In questa domenica Gesù ci rivolge la stessa domanda che ha fatto a Marta (la sorella di Lazzaro, immagine della persona che si preoccupa e si affanna per tante cose giuste e necessarie, rischiando di perdere l’essenziale (cfr. Lc 10,38-42)): «Gesù le disse: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?”. Gli rispose: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo”» (Gv 11, 25-27).

       Credere in Cristo ci inserisce in una vita nuova in cui nulla ha valore se non radicato e fondato in Cristo. Credere in Lui significa rinnovare la nostra vita, lasciarla trasformare dallo Spirito perché ciò che ha valore secondo il mondo non ha valore davanti a Dio.

       Anche il modo di vivere la fede deve essere secondo lo Spirito: non bisogna trovare una giustizia che derivi dalla buona pratica religiosa, ma dalla fede e dalla novità di vita in Cristo per il dono dello Spirito, come afferma San Paolo, ebreo integerrimo e osservante della Legge («circonciso l'ottavo giorno, della stirpe d'Israele, della tribù di Beniamino, ebreo da Ebrei, fariseo quanto alla legge; quanto a zelo, persecutore della Chiesa; irreprensibile quanto alla giustizia che deriva dall'osservanza della legge» Fil 3, 5-6).

      San Paolo, dopo aver incontrato Cristo e creduto in Lui, rinnova totalmente la sua vita, fino a ritenere tutto un nulla al fine di guadagnare Cristo: «Ma quello che poteva essere per me un guadagno, l'ho considerato una perdita a motivo di Cristo. Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con quella che deriva dalla fede in Cristo, cioè con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede. E questo perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte, con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti.» (Fil 3, 7-11).

      La fede non è una dichiarazione intellettiva, ma un cammino di conversione costante e di impegno a rinnovare mente, cuore e volontà per orientarli a Cristo ed essere totalmente conquistati da Lui, come ci testimonia ed insegna San Paolo: «Non però che io abbia già conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anch'io sono stato conquistato da Gesù Cristo. Fratelli, io non ritengo ancora di esservi giunto, questo soltanto so: dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù» (Fil 3, 12-14).

      Risorgere con Cristo, essere rinnovati nella mente, nel cuore e nella volontà comporta un costante impegno di discernimento e un esame di coscienza profondo al fine di restare fedeli alla Verità e camminare secondo lo Spirito Santo.

     Una coscienza attenta e formata permette di vivere la fede in modo attivo e proattivo, cioè non significa soltanto agire in modo conforme alla fede, ma anche avere sempre una prospettiva futura: saper anticipare gli eventi, assumendosi la responsabilità di creare opportunità e soluzioni prima che si presentino i problemi. La proattività va oltre l'attività: è un approccio orientato al futuro, responsabile e strategico, opposto al comportamento reattivo.

    Significa vivere nella prospettiva della vita eterna, come dice San Paolo: “proteso verso il futuro, per conquistare il premio della vita eterna” (cfr Fil 3, 13-14).

    Per questo, vivere la fede non può limitarsi ad una pratica religiosa corretta, ma è impegno diuturno di testimonianza e costruzione del Regno di Dio nella società vivendo secondo i valori evangelici. La fede ci impegna a vivere da risorti, da persone rinnovate e rigenerate nel Cristo, per il battesimo ricevuto.

       Nel battesimo siamo morti al peccato e rinati nella vita nuova. Siamo stati inseriti nella resurrezione; siamo divenuti dei risorti per Cristo. Con il battesimo abbiamo vinto la morte derivata dalla fragilità, dal limite umano e inseriti nella prospettiva di vita nuova nell’Amore di Dio, che ci permette di vivere da fratelli e figli di Dio in Cristo.

       La nostra resurrezione, dunque, è già in noi per il Battesimo, ma occorre realizzarla in pienezza nella quotidianità dell’esistenza terrena, con uno stile di vita evangelico, vivendo i valori cristiani per rendere ragione della fede che professiamo (cfr 1Pt 3, 15).

      In quest’ultima settimana del cammino quaresimale rinnoviamo la nostra adesione di fede in Cristo, meditando sullo stile di vita che conduciamo; invochiamo il dono dello Spirito affinché ci illumini per comprendere come vivere da risorti e partecipare alla Pasqua di Cristo. Impegniamoci in un costante esame di coscienza lasciandoci illuminare dalla Parola di Dio e apriamoci con fiducia all’amore misericordioso di Dio, che non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva (cfr Ez 33, 11).

      Invochiamo il dono della vita nuova in Cristo, facendo nostre le parole del Salmo 130 (129), riportato nella Liturgia di questa domenica. Noi siamo il suo popolo, il nuovo Israele, la nuova Gerusalemme:

Dal profondo a te grido, o Signore;

Signore, ascolta la mia voce.

Siano i tuoi orecchi attenti

alla voce della mia supplica.

Se consideri le colpe, Signore,

Signore, chi ti può resistere?

Ma con te è il perdono:

così avremo il tuo timore.

Io spero, Signore.

Spera l'anima mia,

attendo la sua parola.

L'anima mia è rivolta al Signore

più che le sentinelle all'aurora.

Più che le sentinelle l'aurora,

Israele attenda il Signore,

perché con il Signore è la misericordia

e grande è con lui la redenzione.

Egli redimerà Israele

da tutte le sue colpe.


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