Privacy

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra Clicca qui per ulteriori informazioni




La Luce Negli Occhi

Viaggio nell'anima attraverso la Sacra Scrittura
  • Occhi



×

Errore

Strange, but missing GJFields library for /home/utxxpkem/public_html/plugins/system/notificationary/HelperClasses/GJFieldsChecker.php
The library should be installed together with the extension... Anyway, reinstall it: GJFields

Quarta Domenica di Quaresima – (Anno A) – 15 marzo 2026

“Vivere nella Luce della Verità”


(1Sam 16,1b.4.6-7.10-13Salmo 22 (23) - Ef 5,8-14 - Gv 9,1-41)

       Nella scorsa domenica, meditando il brano evangelico della Samaritana, siamo stati invitati ad avere sete della Verità. In questa quarta domenica di Quaresima ci confrontiamo con il brano evangelico del Cieco nato; un incontro rivelatore dell’identità di Gesù, come lui stesso afferma: «Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo» (Gv 9, 5).

       Gesù luce del mondo! Incontrarlo permette al credente di passare dalle tenebre alla luce, dall’errore alla verità, di scegliere solo ciò che permette di vivere nella fedeltà alla Verità, che è Cristo stesso.

       San Paolo lo afferma in modo chiaro e perentorio nella lettera agli Efesini: «Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità» (Ef 5, 8).

       Volendo indicare qual è l’identità del cristiano non potremmo dare migliore definizione di quella che dà San Paolo: il cristiano è luce nel Signore!

       Questo significa che nel mondo il cristiano è chiamato a portare la luce della Verità, senza ma e senza se, cioè a vivere in modo distaccato dalla mentalità del mondo e portare, con la propria vita, la modalità di vivere secondo Dio, che consiste nel vivere la fedeltà alla Verità nella Carità.

       Cosa identifica il cristiano? Il suo cuore orientato e modellato su Cristo. Solo con il cuore costantemente alla ricerca della Verità di Cristo può vivere nella fedeltà all’amore verso Dio e verso il prossimo.

       La differenza tra il mondo e il cristianesimo consiste proprio nell’orientamento del cuore, della coscienza: il mondo forma al soggettivismo e orienta alla ricerca spasmodica della propria affermazione; mentre il cristianesimo forma alla comunione e alla condivisione e orienta alla corresponsabilità e alla crescita comune, in cui non è annullata la soggettività e le peculiarità individuali, ma sono unite in una sinergia di condivisione perché tutti possano arricchirsi nel dono reciproco di sé.

       L’espressione che troviamo nella prima Lettura è quanto mai attuale e evidenzia in modo lapidario la differenza tra il mondo e il cristianesimo: «[…] l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore» (1Sam 16, 7).

       Il mondo ci invita a puntare sull’apparenza, sul potere, sulla fama, sul successo, svuotando di valore l’esistenza stessa.

       Purtroppo nessuno è esente dal fascino della fama e del successo e per questo i cristiani devo essere vigili, affinare il discernimento per non cadere nella tentazione, pronti sempre a condannare e a dissociarsi da atteggiamenti contro la Verità, così come San Paolo ci invita a fare: «Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto, ma piuttosto condannatele apertamente» (Ef 5, 10-11).

       Per vivere nella luce della Verità occorre anche evitare di cadere nella presunzione di possedere la Verità per il solo fatto che ci riconosciamo cristiani e viviamo la nostra religiosità. Questo è un pericolo che appartiene a tutte le religioni e che Gesù denuncia appartenere ai farisei; è una presunzione che non permette di riconoscere la Verità e rende ciechi nel cuore, arrivando ad escludere, condannare e non permettere a chi è lontano di incontrare Dio, ma anche di non riconoscere l’opera di Dio in coloro che si convertono e si affidano alla misericordia di Dio.

       Nel brano evangelico questo pericolo è ben espresso nel dialogo tra i farisei e il cieco nato e nel dialogo tra i farisei e Gesù: «Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell'uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori» (Gv 9, 28-34); «Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: "Noi vediamo", il vostro peccato rimane»» (Gv 9, 39-41).

       La presunzione di vedere e di possedere la Verità può appartenere ai cristiani praticanti, a coloro che si ritengono giusti per il solo fatto di frequentare o di appartenere alla Chiesa, sia ministri che laici: nessuno è immune da questa tentazione.

       Il rimedio a questa condizione è crescere: nella virtù dell’umiltà; nell’abbandonarsi a Dio mediante la preghiera; nell’avere una costante contrizione per i propri limiti e peccati; nella consapevolezza di essere bisognosi della misericordia di Dio.

       Il brano del Cieco nato, dunque, è un monito per vivere la fede come dono, sempre alla ricerca della Verità di Dio, illuminati dalla Grazia, dono dello Spirito Santo.

       La fede non si vive semplicemente con pratiche religiose, atti di pietà, ritualità devozionali, che seppur necessarie per alimentare la propria relazione con Dio, non bastano per vivere nella piena adesione alla Verità di Dio. La fede è vita quotidiana guidata dall’insegnamento di Dio; è ricerca costante della volontà di Dio nelle situazioni concrete che ciascuno vive; è apertura alla vita nella costante costruzione di relazioni fraterne per condividere l’amore di Dio incontrato; è adesione di tutto sé stesso a Dio affinché cuore, mente e volontà siano sempre orientati al Bene e nel compimento della Verità.

       Incontrato il Cristo nessun cristiano può limitarsi a continuare a vivere secondo il mondo, ma deve sentire la responsabilità di portare la luce di Cristo e testimoniare la Verità dell’Amore che Cristo ci ha insegnato.

       In questa domenica siamo invitati a riconoscere la cecità che viviamo e che ostacola la nostra piena adesione a Dio nel Cristo Signore e Redentore: il nostro peccato, i nostri difetti e limiti, l’egoismo che non ci permette di vedere oltre noi stessi.

       Siamo invitati a lasciarci guarire il cuore da Cristo in un abbandono alla sua volontà per vivere nella luce della Verità!

       Cristo guarisce il nostro cuore mediante il suo Spirito di Amore, di Sapienza: il Paraclito, il consolatore, il difensore.

       Invochiamo la guarigione del cuore facendo nostre le parole della Colletta per l’Anno A:

O Dio, Padre della luce, che conosci le profondità̀ dei cuori,

apri i nostri occhi con la grazia del tuo Spirito,

perché vediamo colui che hai mandato

a illuminare il mondo e crediamo in lui solo:

Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro salvatore. Amen.


Passa alla modalità desktopPassa alla modalità mobile