II Domenica di Quaresima – (Anno A) – 01 marzo 2026
“Trasfigurati nella Luce di Cristo”
(Gen 12,1-4 - Sal 32 (33) - 2Tm 1,8-10 - Mt 17,1-9)
«E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce» (Mt 17, 2).
«Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l'incorruttibilità per mezzo del Vangelo» (2Tm 1, 10).
In questa seconda domenica di quaresima del ciclo A, la Liturgia della Parola ci presenta il brano della Trasfigurazione di Gesù sul Tabor. Un momento di epifania, di manifestazione della sua Divinità.
San Paolo nel brano della seconda Lettera a Timoteo afferma che Cristo ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e la ἀφθαρσία (aftharsia), l’immortalità, l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo.
L’invito da parte di Dio Padre di ascoltare il suo Figlio, l’Amato (Mt 17, 5), è la via per partecipare al dono di grazia, di immortalità e, quindi, di essere trasfigurati nella Luce di Cristo.
Il credente deve essere un trasfigurato!
Questo è possibile proprio attraverso la fede e la preghiera, che permettono al battezzato di partecipare alla luce di Cristo, vivendo un processo di divinizzazione e rinnovamento interiore.
La theosis (dal greco θέωσις, deificazione o divinizzazione) è la partecipazione dell’uomo alla vita divina, non per essenza ma per grazia: è divenire santi! È un percorso di santificazione, illuminazione e trasformazione spirituale che dura tutta la vita.
Chiamati alla santità per volontà e per dono di Dio, i battezzati vivono la loro vita terrena in un costante e impegnativo lavoro di modellamento di sé per dare spazio a Dio ed essere da Lui rinnovati interiormente affinché traspaia la sua azione di grazia, che non annulla l’umanità, la sua fragilità, ma la modella perché si comprenda che le opere di bene sono compiute per grazia di Dio.
San Paolo esplicita questo con chiarezza: «E Dio che disse: Rifulga la luce dalle tenebre, rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria divina che rifulge sul volto di Cristo. Però noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi» (2Cor 4, 6-7).
Quale percorso compiere per arrivare alla theosis?
Sicuramente possiamo indicare tre punti fondamentali:
Il primo è sicuramente l’umiltà: senza l’umiltà si tende a centrare il proprio cammino spirituale su sé stessi, puntando solo sulle proprie forze, non dando alcuno spazio a Dio nella propria vita. Questa via, come più volte abbiamo meditato, è partire dalla propria realtà, dal conoscersi in modo approfondito e chiaro senza aver paura di chiamare per nome i propri limiti e difetti. Si tratta di saper tenere a bada il proprio ego avendo la piena consapevolezza che Dio non vuole annullarci, ma elevarci ad una condizione di pienezza.
Il secondo punto è l’ascesi: una condizione fondamentale per crescere nella fede, ma occorre essere consapevoli che l’ascesi non è riservata a chi fa scelte radicali come la vita religiosa o monastica. L’ascesi è di ogni battezzato che, nella quotidianità, cerca Dio nella routine e nelle varie situazioni che vive. L’ascesi, dunque, è abbandono a Dio e ricerca della sua volontà. Aprirsi a Dio permette l’azione dello Spirito nella propria vita e questo lentamente permette che vengano sconfitte la vanità, l’avarizia, la lussuria, l’orgoglio, la rabbia, la gola, la pigrizia e tutte le altre passioni dell’anima.
Il terzo punto è vivere la preghiera e i sacramenti: la divinizzazione inizia col sacramento del battesimo e si sviluppa con la confessione, l’eucarestia e la preghiera. Con la preghiera possiamo combattere e vincere non solo i nostri vizi, ma anche i pensieri malvagi, che tormentano la nostra anima. Ma non si tratta semplicemente di recitare formule e sprecare parole, ma della preghiera del cuore. Non è devozione, ma abbandono, come leggiamo nel libro Racconti di un pellegrino russo, testo ascetico, scritto fra il 1853 e il 1861 da un anonimo russo: «La preghiera di Gesù, interiore e costante, è l’invocazione continua e ininterrotta del nome di Gesù con le labbra, con il cuore e con l’intelligenza, nella certezza della sua presenza in ogni luogo, in ogni tempo, anche durante il sonno. Si esprime con queste parole: “Signore Gesù Cristo, abbiate pietà di me!”»[1]. Inoltre, fra Lorenzo della Risurrezione, Carmelitano scalzo e asceta del 1600, «uomo di una santità raggiante», come lo definisce Contrad De Meester, che «ha trovato la chiave di tutta la sua ascesa spirituale nella pratica della Presenza di Dio, umilmente, ma infaticabilmente ripresa nell’attività di ogni giorno»[2], afferma di sé nella Lettera al suo Direttore Spirituale: «Ho lasciato tutte le mie devozioni e preghiere che non sono obbligatorie e mi impegno a stare sempre alla sua presenza, nella quale rimango grazie ad una semplice attenzione e uno sguardo generale e pieno d’amore in Dio. Tutto ciò potrei chiamarlo presenza attuale di Dio, o, per meglio dire, un dialogo silenzioso e segreto dell’anima con Dio, che non finisce mai»[3].
Questo percorso non dobbiamo ritenerlo impossibile, ma reale e fattibile per ogni battezzato nella concretezza della sua vita. Il Signore ci dona tutte le forze per vivere da Trasfigurati nella luce di Cristo nella nostra quotidianità.
In questa domenica, che ci invita meditare sulla Trasfigurazione di Gesù, rinnoviamo il nostro impegno con Dio per raggiungere la nostra conformazione a Cristo e la santità.
O Dio, Padre, che ci inviti ad ascoltare il tuo Figlio, l’Amato, donaci la docilità del cuore, della mente e della volontà all’azione del tuo Spirito, affinché nella quotidianità della nostra vita possa trasparire la tua Grazia ed essere riconosciuti come tuo discepoli fedeli e abbandonati al tuo Amore misericordioso. Rendici docili perché il nostro prossimo possa conoscere Te mediante la nostra testimonianza. Amen.
[1] Racconti di un pellegrino russo, Primo racconto, ed. Paoline, Milano 2000, p. 35.
[2] Fra Lorenzo della risurrezione, La pratica della presenza di Dio, a cura di M. R. Del Genio, Ed. Vaticana, Città del Vaticano 2025, p. 7.
[3] idem, p. 52.
