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Quarta Domenica di Avvento – Anno A – 21 dicembre 2025

“Maria di Nazareth: modello di temperanza”


(Is 7,10-14 - Sal 23 - Rm 1,1-7 - Mt 1,18-24)

 

       «Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele» (Is 7, 14 – Mt 1, 23).

      

       In questa ultima domenica di Avvento, completiamo la riflessione sulle virtù cardinali. La liturgia ci invita a porre la nostra attenzione su Maria di Nazareth, umile ancella del Signore; Ella è il modello della virtù della temperanza.

      La temperanza è la quarta virtù cardinale ed è la virtù che va a toccare la dimensione intima dell’essere umano, a differenza delle altre che riguardano il bene comune. È la virtù indispensabile per l’agire virtuoso e morale.

      È la virtù che permette di dire il pieno “Si” a Dio, come ha fatto Maria di Nazareth, per cui è una virtù che ogni cristiano deve chiedere allo Spirito Santo ogni giorno.

      Il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC) la definisce così: «La temperanza è la virtù morale che modera l'attrattiva dei piaceri e rende capaci di equilibrio nell'uso dei beni creati. Essa assicura il dominio della volontà sugli istinti e mantiene i desideri entro i limiti dell'onestà. La persona temperante orienta al bene i propri appetiti sensibili, conserva una sana discrezione, e non segue il proprio istinto e la propria forza assecondando i desideri del proprio cuore» (CCC 1809).

     La temperanza è la capacità di governare sé stessi; è la piena conoscenza di sé; è la capacità di plasmare sé stessi secondo la volontà di Dio. Maria ha saputo pienamente modellare la sua persona sulla volontà di Dio, affidandosi pienamente a Lui con il suo “fiat”, (“sia fatto”, “avvenga”): «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1, 38).

    La temperanza, in greco σωφροσύνη (sophrosyne), rappresenta l'equilibrio, la moderazione e la giusta misura in ogni azione e desiderio. Non si tratta solo di resistere, ma di un'armonia interiore più profonda, dove i desideri sono naturalmente ordinati e integrati dalla ragione, evitando gli eccessi e mantenendo un'armonia interiore.

    A differenza della ἐγκράτεια (enkrateia), che implica una lotta contro passioni potenzialmente ribelli e per Socrate è una virtù centrale per l’etica e per il comportamento virtuoso per essere una persona degna di fiducia e capace di assumersi responsabilità, la temperanza (sophrosyne) suggerisce uno stato di saggezza pratica e di moderazione, doni della Grazia di Dio.

    La temperanza è l'armonia e l'equilibrio interiore che deriva dal vivere secondo la giusta misura, senza la necessità di una costante lotta interiore.

     Non si tratta di una lotta contro le passioni, gli istinti umani; non è dominio di sé, ma accoglienza della volontà di Dio e pieno affidamento a Lui in una fiducia totale nel suo Amore.

    Il termine temperanza racchiude una serie di significati che evidenziano le molteplici applicazione nella vita concreta.

   “Temperare” rimanda alla moderazione, al dare giusto spazio e valore alle cose, evitando eccessi superando i limiti e permettendo ad ogni persona di esprimere sé stesso.

  “Temperanza” rimanda alla “temperatura”, al “temperamento”, indicando, quindi, la misura e l’umore, indispensabili per la convivenza serena e fruttuosa.

   “Temperanza”, è avere la capacità di frenarsi, di governare sé stessi, controllando la propria impulsività, le proprie reazioni del momento come la rabbia, l’ira, che generano rancore, odio, disprezzo. Nella nostra società assistiamo a tanti atti di violenza, sopruso e abuso, purtroppo anche tra le giovanissime generazioni.

     “Temperanza” non è negazione del piacere, ma è educazione ad orientare al dono la propria affettività.

     I femminicidi, gli stupri e le violenze nelle relazioni di coppia, sono frutto della cattiva educazione e formazione della nostra società individualista. Questi atti non sono frutto della cultura patriarcale, ma della cultura basata sulla ricerca del piacere e della affermazione della propria libertà. La lussuria è un disturbo della mente, basata sulla immaginazione ed una cultura che stimola a non reprimere i propri impulsi naturali porta ad una dipendenza sessuale, alimentata dalla pornografia online a cui ci possono accedere tutti, anche i minori, ormai tutti dipendenti digitali e navigatori in internet.

      La temperanza educa alla corretta gestione della affettività e degli impulsi, è educazione alla castità per una affettività come dono e reciprocità nel rispetto reciproco.

     La temperanza è, secondo San Tommaso, educazione dell’anima alla bellezza delle realtà spirituali[1]. La Temperanza trova spazio nella nostra vita quando coltiviamo questa bellezza, che non annienta la concupiscenza, ma la rende debole. L’umano e le sue passioni non sono annullate dalla Grazia di Dio, ma orientate al meglio per una vita piena e autenticamente umana. Non si tratta, quindi, di annullarsi bensì di qualificarsi, cioè di elevare sé stessi a ciò che rende migliore e felice la nostra esistenza alla reciprocità che edifica.

     La cultura moderna presenta la temperanza come la repressione della sessualità e mortificazione dell’affettività mediante norme e proibizioni, somme di tabù che privano la persona della propria libertà.

     Occorre che il cristiano testimoni la bellezza del credere, la libertà autentica a cui Dio chiama, in cui tutto concorre a vivere nell’amore vero, anche le rinunce e le penitenze per educarsi e aprirsi all’amore di Dio.

   Nella nostra società, basata sull’individualismo, sulla esasperazione della libertà, sul piacere come realizzazione, sul consumismo come espressione del benessere, la virtù della temperanza permette di vivere in pienezza dando valore alle cose e qualificando le relazioni interpersonali basandole sul rispetto della diversità, sull’accoglienza della diversità come ricchezza, sulla reciprocità come valore e ricerca autentica della Verità del Bene.

      Maria ci insegna a vivere questo abbandono all’Amore di Dio, indicandoci la via dell’umiltà come condizione per orientare tutto secondo il Bene.

       Maria, l’umile ancella del Signore, la serva che ha accolto la Grazia e ha permesso, con il suo “Si”, che tutti possano incontrare Dio, imitandone le sue virtù, ci invita a guardare a Gesù e a seguirlo, lasciando che il suo Amore guidi e illumini le scelte quotidiane per orientarle sempre al bene e alla piena realizzazione di sé stessi, non nella ricerca egoistica del piacere e del successo, ma nella condivisione e cooperazione affinché i valori autentici di amore, rispetto e pace, siano alla base della vita personale.

       Maria, nella sua umiltà, ci insegna a vivere la temperanza, perché Ella è stata:

  • donna di preghiera («Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» Lc 2, 19; «Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret» Lc 2, 39; «Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore» Lc 2, 51);
  • ha affidato tutta sé stessa a Dio vivendo nella sua volontà («E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto» Lc 1, 45);
  • ha adempiuto nella sua vita quotidiana i suoi compiti di donna, di moglie e di madre (Lc 2, 41-52);
  • ha vissuto ogni momento della vita, gioioso o triste, senza mai dubitare dell’Amore di Dio (vedi Lc 1-2; Mt 1-2, Gv 2; 19).

     La virtù della temperanza ci permette, come Maria, di fare della nostra vita un continuo “Si” a Dio; a saper orientare tutto di noi al Bene e compiere opere nella volontà di Dio. Impariamo ad invocare il dono della virtù della temperanza ogni giorno, non solo da soli ma insieme a tutta la famiglia.

      Possiamo farlo con la preghiera proposta dalla Diocesi di Fano Fossombrone Cagli Pergola:

      Preghiera della famiglia

O Dio Padre di sapienza, insegna alla nostra famiglia la virtù della temperanza: educaci all‘equilibrio e al senso della misura, alla capacità di resistere, di saper rinunciare a ciò che vorremmo per imparare a divenire ciò che siamo.

O Signore Gesù, Figlio di Dio, con l’esempio della tua vita nella casa di Nazareth ci dici che la persona semplice è colei che sa ricominciare, ripartire, ripensarsi come dono. La nostra è una società ebbra di consumi, di piaceri, di cose materiali, è una società dell’abbondanza. La sobrietà che tu ci insegni, invece, è il modo nuovo di amare e servire questo mondo, con la compagnia dei poveri, degli ultimi. Spirito Santo, donaci il tuo tempo per saper scegliere e vivere nuovi stili di vita: che abbiano a cuore le persone, le cose, la natura, il mondo, la persona a noi vicina e noi stessi.

Maria, donna della temperanza, accompagna con la tua mano di Madre i passi della nostra famiglia, donando speranza ai figli e saggezza a noi genitori. Amen.

 

[1] Summa Theologiae II-II, q. 142, a. 2.


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