XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - (ANNO C) – 16 novembre 2025
“Perseverare per essere e appartenere a Cristo”
(Ml 3,19-20 - Sal 97 - 2Ts 3,7-12 - Lc 21,5-19)
«Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza» (Lc 21, 10-13).
Queste parole di Gesù sono attualissime, basta osservare con attenzione e libertà mentale ciò che accade nel mondo e comprenderemo quanto non c’è nulla di diverso da quello che Luca riporta nel suo Vangelo
In un quadro così delicato e complicato, Gesù ci invita a dare testimonianza del nostro appartenere a Lui! Non si tratta, dunque, di una affermazione ideologica, ma di una condizione essenziale che appartiene ad ogni cristiano, quella di dare testimonianza di “essere”, di “appartenere” e di “vivere in e per” Cristo Gesù Signore e Maestro.
Oggi, però, il rischio di confondere l’essere credenti con la condivisione di ideologie che nulla hanno a che vedere con la fede è reale e facilmente riscontrabile. Tante divisioni tra i credenti, spesso, trovano fondamento nella convinzione che vivere il Vangelo debba essere condividere una determinata corrente politica o appartenere ad un movimento o esperienza di fede.
Se questo può essere valido per la realtà europea, diverso è la condizione degli altri continenti dove le persecuzioni, le prigionie e il martirio sono generati da credenti di altre confessioni o da politiche ostili alla fede cristiana.
Inoltre, l’agnosticismo e il relativismo etico che caratterizzano la società moderna occidentale, se non attua un martirio cruento genera di fatto una esclusione ed emarginazione a cui è difficile resistere, per cui sempre più credenti si adeguano alla cultura imperante in maniera inconscia arrivando a vivere una religiosità esteriore e ritualistica svuotata di senso e legata solo a tradizioni sterili perché svuotate di senso per l’oggi.
Nel contesto socio-culturale odierno c’è bisogno che i credenti si destino dal torpore morale in cui vivono e trovino lo slancio della fede per essere “testimoni” attivi di Cristo.
«Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita» (Lc 21, 19).
Nella teologia morale cattolica, la perseveranza è la virtù che impegna l’uomo a lottare per il conseguimento del bene senza lasciarsi fermare dagli ostacoli, dalla stanchezza, dallo sconforto, conservando la fede fino alla morte[1].
La perseveranza è la virtù che ci permette di vivere in profondità il rapporto di fede con Dio, lasciando a Lui di agire in noi con il suo Spirito. La perseveranza richiede un costante e approfondito ascolto della Parola di Dio per tenere viva la “ragione della nostra fede” (cfr 1Pt 3,8-17).
Gesù annuncia ai suoi discepoli, quindi anche a noi, che la fede sarà messa a dura prova e che ci saranno persecuzioni, tradimenti anche di familiari e amici: tutto questo sarà l’ “occasione di dare testimonianza” (Lc 21, 13).
La fede, quindi, è motivo di divisione, di dolore, di prova fino al martirio. Solo una profonda appartenenza a Cristo permetterà di non vacillare e di conservarci fedeli a Dio e alla sua Parola anche a costo della vita.
Ogni giorno eleviamo la nostra preghiera al Signore perché rafforzi la nostra fede, ci renda perseveranti nella fedeltà alla sua Parola e pronti a dare testimonianza fino al martirio.
«Signore Gesù, tu che sei la Via da seguire per camminare nella fedeltà all’Amore del Padre, la Verità che ci permette di raggiungere il vero Bene e la Vita che ci rende veramente umani e capaci di amare oltre ogni nostra capacità, donaci il tuo Spirito per saper vivere nella “perseveranza” che ci conserva nel tuo amore e ci rafforza nell’appartenenza a Te per essere tuoi testimoni in ogni occasione opportuna e non opportuna. Amen».
