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La Luce Negli Occhi

Viaggio nell'anima attraverso la Sacra Scrittura
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SOLENNITÀ SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO (Anno B) - 2024

“Vivere in Comunione per essere salvati”


 

(Es 24,3-8 - Sal 115 - Eb 9,11-15 - Mc 14,12-16.22-26)

      

       Celebriamo in questa domenica la Solennità del Corpus Domini, festa istituita nel 1246 in Belgio per la visione mistica della beata Giuliana di Retìne, priora nel Monastero di Monte Cornelio presso Liegi ed estesa a tutta la Chiesa da Papa Urbano IV a seguito del miracolo di Bolsena (1263).

       Una prima considerazione va fatta distinguendo la Solennità del Giovedì Santo, in Coena Domini, e quella del Corpus Domini. Nella Solennità del Giovedì Santo, la riflessione è tutta centrata all'Istituzione dell'Eucaristia, scrutando il mistero di Cristo che ci amò sino alla fine donando sé stesso come cibo e sigillando il nuovo Patto nel suo Sangue; nella Solennità del Corpus Domini l'attenzione si sposta sulla relazione esistente fra Eucaristia e Chiesa, fra il Corpo del Signore e il suo Corpo Mistico.

       Per soffermarci su questa relazione tra Eucaristia e Chiesa, voglio partire dall’affermazione della Lettera agli Ebrei: «Per questo egli è mediatore di un'alleanza nuova, perché, essendo intervenuta la sua morte in riscatto delle trasgressioni commesse sotto la prima alleanza, coloro che sono stati chiamati ricevano l'eredità eterna che era stata promessa» (Eb 9, 15).

       In questo versetto due termini sono posti in rilievo, che evidenziano il fondamento del Cristianesimo: quello di “Alleanza nuova” e quello di “Mediatore” riferito a Cristo.

       Il tema dell’Alleanza è fondamentale dal punto di vista della spiritualità. Esso evidenzia il sorgere e lo svilupparsi del rapporto Dio-uomo, che definisce una religiosità consapevolmente vissuta.

       Dio stipula una alleanza di “comunione” con l’umanità finalizzata alla salvezza, alla redenzione piena e definitiva in Cristo.

       L’Alleanza nuova in Cristo è il compimento dell’Alleanza antica istituita con il popolo ebraico e sancita nella Legge donata sul monte Sinai. L’Alleanza nuova ha in Cristo la Legge Nuova dell’Amore.

       La Lettera agli Ebrei privilegia il tema dell’Alleanza sottolineando la mediazione sacerdotale per la remissione del peccato. Cristo è il mediatore della nuova e definitiva alleanza a motivo della sua Obbedienza al Padre, che rende il suo sacrificio l’unico, perfetto e gradito a Dio per la remissione delle colpe degli uomini.

       L’Alleanza in Cristo è, dunque, alleanza di “comunione” nello Spirito, che dà vita. Nel dono dello Spirito, l’Alleanza è impressa nel cuore, per cui la Legge non è più “incisa su pietra” ma viva e edificante nella coscienza del credente. Ciò non significa che la legge divina dei precetti è superflua, ma la legge interiore dello Spirito ne permette l’effettiva realizzazione.

       L’Alleanza nuova in Cristo è perpetuata nel dono dell’Eucaristia, fonte di “comunione” con Dio e con i fratelli.

       La nuova alleanza in Cristo non è una “sterile” osservanza di precetti, ma è una vitale e feconda vita secondo lo Spirito, per generare e vivere l’unione con Dio e con il prossimo.

       L’Eucaristia, fonte di “comunione”, educa ed esige un impegno a costruire relazioni di amore e di vera condivisione, nella libertà e nella carità, frutti dello Spirito.

       L’obbedienza alla Legge nuova in Cristo è una “obbedienza nella libertà” perché la vita secondo la Legge di Dio prorompe dall’energia di un cuore rigenerato e rinnovato da Dio secondo Dio, di una volontà “accordata” alla volontà di Dio.

       Questo “accordo”, dono dello Spirito, per vivere in piena unione ed armonia, è il dono dell’Amore, è “Carità”.

       La vita di comunione con Dio e con i fratelli è una vita di “Libertà nella Carità”. È una vita di dignità del credente, che porta nel cuore la Legge dello Spirito vivendo nell’Allenza nuova del Cristo.

       Nell’obbedienza all’Amore di Cristo, il credente trova la vera libertà e vive di essa in una totale relazione di Amore con Dio e il prossimo. In questa prospettiva, partecipare alla Celebrazione Eucaristica è molto più che espletare un precetto di “Santificare le feste” perché è decisione libera di adesione a Dio e impegno a camminare nell’Amore.

       La vita della Comunità dei credenti, la Chiesa, è segno di questa “vita di comunione” nell’Alleanza nuova di Cristo.

       Se Essa non è luogo di comunione e di vita non è immagine di Cristo e frutto della Alleanza nuova. Là dove non si vive la comunione non c’è lo Spirito e, di conseguenza, non c’è vita di Dio nei suoi membri.

       L’Eucaristia, presenza reale di Cristo, che in questa Solennità adoriamo e lo portiamo per le vie delle città, dei paesi, è fonte di vita di carità. Dall’Eucaristia nasce e si rinnova la Chiesa, chiamata ad essere presenza dell’Amore di Dio nel mondo.

       La Chiesa, nei suoi singoli membri, è chiamata a portare a compimento la legge dell’amore. “Portare a compimento la legge”, concetto ben espresso in San Paolo (Rm 13, Gal 5), è ciò che Cristo ha compiuto («Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; non sono venuto per abolire, ma per dare compimento» Mt 5, 17) e che ogni credente è chiamato a fare con la propria vita vivendo nella piena comunione con Dio e i fratelli. La vita di fede è scelta e impegno di “comunione”. Se non generiamo comunione in noi e attorno a noi non viviamo nell’alleanza con Dio in Cristo. La vita di fede in Cristo, per il dono dell’Eucaristia, non è vita sterile ma feconda; non è semplice osservanza di precetti e tradizioni, ma è impegno di libertà nel tessere relazioni di “carità”.

       Dall’Eucaristia troviamo forza per una vita di “carità”, per vivere relazioni di autentica “comunione”, per essere operati di pace e di giustizia nella Verità e nella Carità di Cristo.

       Celebriamo questa solennità rinnovando l’impegno a vivere nella nuova Alleanza in Cristo, in uno stile di vita di “comunione” con Dio e con i fratelli per essere salvati.


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