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La Luce Negli Occhi

Viaggio nell'anima attraverso la Sacra Scrittura
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Domenica delle Palme (Anno B) - 2024

“Essere profumo di Cristo”


 

(Mc 11,1-10 - Is 50,4-7 - Sal 21 - Fil 2,6-11 - Mc 14,1-15,47)

 

       «Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo fra quelli che si salvano e fra quelli che si perdono; per gli uni odore di morte per la morte e per gli altri odore di vita per la vita. Chi è mai all'altezza di questi compiti?» (2Cor 2, 15-16).

       Eccoci giunti all’inizio della Settimana Santa, introdotta dalla Domenica delle Palme. Lo scorso anno vi ho proposto la mia riflessione sulla commemorazione dell’Ingresso di Gesù a Gerusalemme e sul significato dell’uso delle Palme o dei rami di Ulivo.

       Quest’anno mi vorrei soffermare su alcuni versetti del brano evangelico della Passione di Cristo secondo Marco.

       «Gesù si trovava a Betània, nella casa di Simone il lebbroso. Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo» (Mc 14, 3).

       L’evangelista Marco pone il racconto dell’unzione di Betània all’inizio del solenne racconto della passione-risurrezione di Cristo, volendo dare il significato stesso di ciò che è il centro della nostra fede: il profumo di Cristo!

       Credere è percepire il profumo di Cristo, nella passione e risurrezione, ed esserne portatori!

      

        Né in Matteo né in Marco viene dato un nome alla donna e questo sorprende, visto i dettagli presenti nel racconto. L’evangelista Giovanni (in 12,3) ci dice che è Maria, la sorella di Marta e Lazzaro; la tradizione l’ha talvolta indicata come la peccatrice di Lc 7, 37 e con Maria Maddalena, che vedrà il risorto.

        Il non dare indicazioni sulla donna ci fa comprendere che Marco la presenta come l’immagine del credente che deve saper riconoscere nel Gesù, che da lì a poco subirà la passione e la morte, per poi risorgere, il Cristo, l’Unto di Dio, il Salvatore e il Signore.

      La donna di Betania è immagine del credente che vive pienamente la sua fede nel Cristo, riconoscendolo Re e Signore, profeta e Salvatore.

        Inoltre, questo episodio è incastonato in due particolari, la «casa» e il «lebbroso», che rimandano ai primi miracoli dell’attività messianica di Cristo, all’inizio del Vangelo (1, 29 ss.; 1, 40-45).

       Ciò a ricordare che, se non si riconosce Gesù, nella sua passione, morte e risurrezione, come il Cristo Salvatore ogni cosa perde del suo autentico significato e valore.

        La donna anonima, insieme con il centurione pagano (Mc 15, 39), sono gli unici due che riconoscono, durante la passione di Gesù, che Egli è il Cristo, il Re, il Profeta, il Signore, il Figlio di Dio.

         L’olio profumato, che versa sul capo di Gesù, riunito insieme ai suoi discepoli, è ricco di significato: con esso si consacrano i sacerdoti e gli oggetti di culto (Es 30, 22-23), si consacrano i re (1Sam 1, 1) e i profeti (1Re 19, 16). Questa donna è la prima e l’unica sulla terra che ha compiuto l’unzione messianica di Gesù: Dio Padre lo proclama dal cielo (Mc 9, 7) e lei ha il privilegio di consacrarlo con l’unzione. La sua unzione è rivolta a quel corpo che di là a poco morirà in croce e così proclama la sua fede nella morte-risurrezione.

        La fede della donna rompe il recipiente di alabastro e lascia effondere il profumo dello sposo, del Figlio di Dio che è venuto per donare all’umanità il suo amore sulla croce e congiungersi con la sua sposa, la Chiesa. Ecco l’essenza del vangelo: il vaso che si rompe è simbolo del corpo di Gesù spezzato sulla croce, dono di amore per l’umanità, e il profumo “prezioso”, “di grande valore”, che si effonde, è simbolo del dono dello Spirito che riempirà la “casa”, immagine della Chiesa.

       La fede della donna è il simbolo della fede del credente, che nella sua fragile condizione, si apre al dono di amore di Cristo sulla croce e si lascia invadere dal profumo del suo amore, per essere a sua volta portatore per il prossimo.

       L’espressione di San Paolo ai Corinti: “siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo”, esprime appunto questa condizione del credente. Essere cristiani è riconoscere che il crocifisso è Colui che si è donato per amore per la salvezza dell’umanità. Credere in Lui significa riconoscersi “amati” e “salvati” non per merito personale, ma solo per “amore gratuito” di Dio.

       La responsabilità del cristiano è grande, quindi, perché è chiamato ad essere “presenza” dell’amore redentivo di Cristo, ad effondere “il suo profumo” con la propria vita secondo il Vangelo.

       Da qui trovano senso e pienezza ogni gesto e momento della vita del credente.

       Il gesto della donna, però, non è compreso dai presenti nella casa di Betania: «Ci furono alcuni, fra loro, che si indignarono: «Perché questo spreco di profumo? Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri!» (Mc 14, 4-5). Marco non parla di Giuda, il traditore, ma di alcuni presenti. La loro indignazione non è vera attenzione ai poveri, ma espressione di un interesse puramente materiale.

       È il rischio che ogni cristiano corre: illudersi di vivere la fede, ma di fatto vivere un interesse e un vanto personale.

       Nella nostra società lo possiamo facilmente rilevare, perché i rapporti umani sono regolati dal calcolo e dal personale interesse. Il vantaggio e il vanto personale sono sempre più ciò che falsificano i gesti di attenzione e carità verso il prossimo.

       Gesù ci richiama a fare attenzione e a tenere ben presente da cosa partire: dalla fede in Lui, dal riconoscerlo Signore e Messia.

       «I poveri, infatti, li avete sempre con voi e potete far loro del bene quando volete, ma non sempre avete me» (v. 7).

       Questa affermazione di Gesù non intende annullare la tragicità della povertà, che ribadisce essere sempre presente tra noi, ma vuole renderci consapevoli che la vera carità nasce da Lui e porta a Lui.

       Riconoscere Gesù, povero tra i poveri, ci permette di accogliere con maggiore disponibilità coloro che tra gli uomini saranno sempre poveri.

       Solo se saremo invasi dal “profumo di Cristo” potremo rispondere alle necessità dei poveri.

       I poveri, come ben sappiamo, non sono solo coloro carenti di beni materiali, ma è l’umanità intera, perché povera e assetata di senso, e che oggi, ubriaca di ciò che non dà risposta alla sua sete, è schiava dell’interesse personale, della falsa libertà e affermazione di sé, alienata e in cerca di sé stessa, preda dell’illusione di potere e di affermazione personale.

       A questi poveri siamo chiamati a portare il “profumo di Cristo”. In questa società i credenti devono “essere profumo di Cristo”.

       Adoratori di Cristo crocifisso, uniti alla sua passione, morte e risurrezione, lasciamoci invadere dal profumo dell’olio dello Spirito, donatoci dal Cristo, e che ci ha “consacrato” nel Battesimo; diffondiamo questo “profumo” con la nostra vita redenta dal Suo Amore, per servire l’umanità povera e assetata di senso e di amore vero.


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