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La Luce Negli Occhi

Viaggio nell'anima attraverso la Sacra Scrittura
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XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C) - 2022

“Vivere in Dio e per Dio”


 

(2Mac 7,1-2.9-14 - Sal 16 - 2Ts 2,16-3,5 - Lc 20,27-38)

 

       «Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui» (Lc 20, 38)

La vita ha valore?

      Tutti siamo pronti a rispondere affermativamente e con fermezza a questa domanda, eppure il valore dato alla vita è relativo e non assoluto.

       Grazie allo sviluppo scientifico, la durata della vita terrena si è allungata, eppure non sempre è apprezzata perché condizionata dalla logica dell'efficienza, della possibilità di fare, dal mito dell'eterna giovinezza.

        La morte, concepita come sconfitta della vita, è esorcizzata esaltando le varie forme e manifestazioni di svago, di libertà, di esuberanza, di divertimento.

         Sebbene si abbia paura della morte si vuole avere l'ultima parola sulla vita decidendo come e quando porre fine alla esistenza terrena.

        In questa esaltazione della vita, della sua efficienza e del potere della persona sulla determinazione della propria esistenza, chi ne paga il prezzo più alto è la vita stessa, perché non ha valore in sé ma in quello che può fare e produrre.

      Questo orientamento del vivere esclude Dio e l'accettazione di una vita in Dio per l'eternità. Se tutto termina con la morte, Dio non ha ragione di essere presente nella esistenza della persona umana.

Come rieducare alla comprensione della vita come dono di Dio e destinata alla vita eterna in Lui?

       Credo che l'unica via idonea ed efficace sia quella della Santità, non come condizione riservata ad eletti, ma come quotidiana fragilità e vita comune abitati da Dio.

        La santità è di fatto la condizione del battezzato che si lascia abitare dalla Grazia di Dio, che consapevole della propria debolezza si affida a Dio e con il suo Amore vive la quotidianità nell'attento discernimento di ciò che è bene e genera bene attorno a sé.

        Credere in Dio e vivere in Dio è la missione quotidiana del battezzato, che si realizza nell'ordinarietà della vita e non nella straordinarietà dei gesti

       Vivere la fede nel "Dio dei viventi" significa, dunque, vivere appieno la vita come valore assoluto, un dono ricevuto da fare fruttificare mediante opere di bene, nella carità, vincendo ogni egoismo ed esaltazione della soggettività morale.

        Essere e vivere da cristiani implica camminare nella santità, cioè nella comunione con Dio, seguendo il suo insegnamento e compiendo il bene possibile nella concreta condizione.

        La vita trova il suo massimo e completo valore solo nella misura alta della santità, perché così la vita della singola persona non si richiude in una ricerca egoistica di benessere, della propria felicità e nell’appagamento dei propri piaceri, ma nell’impegno di reciprocità affinché ognuno viva e renda possibile la personale realizzazione nel bene.

        Per questo il cristiano non ha paura della morte, non ha bisogno di esorcizzarla, né la celebra con manifestazioni o festeggiamenti vari, ma la considera un momento dell’esistenza terrena, che determina il compimento di un tempo che apre all’eternità.

       Perciò il tempo non sarà mai tempo di “noia” e “privo di senso”, ma ogni istante del tempo terreno sarà opportunità da cogliere per attuare l’adesione alla vita in Dio nella carità e verità.


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