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La Luce Negli Occhi

Viaggio nell'anima attraverso la Sacra Scrittura
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XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - (ANNO C) - 2022

“Vivere la Gioia”


 

(Is 66,10-14 - Sal 65 - Gal 6,14-18 - Lc 10,1-12.17-20)

 

       Parlando con i ragazzi e i giovani sul perché si è cristiani mi sento rispondere spesso perché siamo nati in Italia, perché è la nostra religione più diffusa, perché fa parte della nostra cultura e tradizione.

       Risposte che in fondo non sono sbagliate perché il cristianesimo è la religione più diffusa in Italia, perché fa parte del nostro patrimonio culturale con tutte le tradizioni e devozioni annesse.

Resta, però, sospeso il senso profondo dell’essere cristiani!

       La fede non è cultura, tradizioni che distinguono un paese da un altro, usi e costumi. La fede è identità e di conseguenza cultura!

       San Paolo usa l’espressione “nuova creatura”: «Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l'essere nuova creatura» (Gal 6,15).

          Non sono le consuetudini, i riti, le devozioni, i culti che fanno il credente, ma l’essere rigenerati, l’appartenere a Dio!

          La fede è un incontro con la persona di Cristo, con Dio, che sconvolge, rinnova, trasforma, rigenera la vita, il modo di pensare, di agire.

          La fede nasce da un incontro!

       Un incontro che si realizza tramite un annuncio, una testimonianza di chi vive la fede, ma per diventare fede in chi riceve l’annuncio occorre che incontri Cristo, ne faccia esperienza!

       L’annuncio è il primo approccio alla fede. Sentire parlare di Cristo, ascoltare le esperienze, vedere come è cambiata la vita di chi annuncia il Vangelo, dispone il cuore a conoscere e comprendere.

       Gesù invia ad annunciare la sua venuta: «[…] designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi», invitandoli a pregare perché il Padre celeste susciti altri disposti ad annunciare (Lc 10,1-ss).

       L’annuncio non è facile, perché esige un cambiamento di rotta in chi annuncia e in chi ascolta. L’annuncio suscita ribellione, ostilità, rifiuto perché contrario alla logica del mondo, all’interesse umano, alle dinamiche egoistiche dell’uomo.

       L’annuncio del Regno esige un cambiamento di prospettiva, una conversione radicale, per questo è fondamentale che chi annuncia debba aver compiuto ciò per essere credibile, testimone della “novità di vita” che deriva dall’incontro con Cristo.

       L’annuncio del Vangelo, del Regno di Dio, non comporta gioia e soddisfazione per le opere che si compiono, per il prestigio che ne deriva davanti agli uomini.

       La gioia dell’annuncio è vivere in Dio, vivere di Dio, vivere per Dio!

       «Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli» (Lc 10, 20).

       Si tratta di una gioia che non è legata a interessi, a piaceri, a potere, a successi.

       Si tratta della gioia di essere figli di Dio, di aver incontrato chi è il senso e il fine del proprio esistere, in cui il tutto della vita umana trova significato, senso e scopo.

       Gioia vera, gioia santa, gioia profonda ed eterna.

       È uno stato d’essere non un sentimento passeggero. È la novità di vita del Vangelo, che fa vivere nella speranza, nella certezza dell’amore di Dio e nella tensione verso di Lui.

       Il credente è colui che vive nella gioia di appartenere a Cristo e di annunciare la novità di vita derivante dall’incontro con Lui.

       Il credente è colui che vive la gioia dell’essere amato e perdonato da Dio, non per merito, ma per Amore gratuito.

       Il credente è colui che vive la gioia di testimoniare l’Amore incontrato perché il prossimo possa farne esperienza.

       Preghiamo perché questa gioia sia vissuta da tutti i battezzati.

       Preghiamo perché questa gioia caratterizzi la vita delle comunità cristiane.

       Preghiamo perché si annunci con la vita la gioia del Vangelo, di appartenere a Cristo, a Dio.


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