Privacy

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra Clicca qui per ulteriori informazioni




La Luce Negli Occhi

Viaggio nell'anima attraverso la Sacra Scrittura
  • Occhi



×

Errore

Strange, but missing GJFields library for /home/utxxpkem/public_html/plugins/system/notificationary/HelperClasses/GJFieldsChecker.php
The library should be installed together with the extension... Anyway, reinstall it: GJFields

QUARTA DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO C - 2022

“Dall’egocentrismo al Cristocentrismo”


 

(Gs 5,9-12 - Sal 33 - 2Cor 5,17-21 - Lc 15,1-3.11-32)

 

         Di fronte alle situazioni di violenza, di guerra, di abusi, di peccato, la domanda che tutti si pongono, anche i credenti, è “Dov’è Dio e come fa a restare indifferente di fronte a tanto male?”.

        Nella scorsa domenica abbiamo avuto modo di riflettere su questo in modo diretto. Questa domenica siamo posti a confronto con la “misericordia di Dio”, che ancor più ci fa porre la domanda di come è possibile accettare un Dio giusto e misericordioso e vivere la misericordia quando il male ti investe in modo forte e brutale, come in questi momenti di guerra.

          Risuona forte l’insegnamento di Gesù, il suo comando a vivere nell’Amore di Dio e cambiare mentalità, prospettiva: «Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano […] A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l'altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. […] Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell'Altissimo […] Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso» (Lc 6, 27.29.35a.36).

            Cambiare prospettiva! Cambiare logica di giudizio!

       La novità della fede consiste proprio in questo. La fede è un atto di fiducia, di affidamento, ma soprattutto è “conversione”, cambiamento di rotta!

         San Paolo lo afferma chiaramente ai Corinti: «se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove» (2Cor 5, 17).

       Accogliere la fede e vivere nella fede comporta una nuova nascita, una nuova creazione. Il Battesimo è questo: genera alla vita nuova della Grazia in Cristo Gesù; è morire al peccato e rinascere alla vita in Dio.

         Siamo rinati alla Grazia? Viviamo da persone nuove nella logica e prospettiva di Dio?

       Per arrivare a questo, dice San Paolo, occorre “lasciarsi riconciliare con Dio” (2Cor 5, 20). Questo processo di riconciliazione con Dio richiede la disponibilità a guardarsi dentro, nelle profondità della propria coscienza, riconoscendo il proprio limite, facendo i conti con le proprie fragilità e accogliere in novità la proposta d’Amore di Dio.

       La fatica sta proprio nel riconoscersi fragili, peccatori, bisognosi e essere disposti a convertire mente, cuore e volontà passando dall’Io a Dio!

       Riconciliarsi con Dio è permettere a Dio di essere al centro della esistenza personale e divenire il tutto per cui vivere: svuotarsi di sé per riempirsi di Dio; far tacere l’Io e parlare Dio; passare dall’egocentrismo al cristocentrismo.

       La parabola del “Padre misericordioso” ci aiuta a comprendere bene questa rivoluzione copernicana che deve avvenire nel credente. Entrambi i figli hanno peccato di egocentrismo e il Padre, che ama in modo autentico, invita a porre al centro della propria esistenza l’Amore, che genera vita: «[…] bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato» (Lc 15, 32).

       L’egocentrismo genera morte perché non apre alla relazione, all’altro nella sua originalità e particolarità. Chiude alla vita perché ogni cosa è a servizio di sé, quindi la reciprocità è esclusa, così come il donarsi all’altro.

       La vita in Dio, la fede in Cristo, apre alla vita perché la prospettiva non è più limitata al soggetto, ma è aperta all’altro nella donazione di sé, nella misericordia ricevuta e nella libertà acquisita per la Verità incontrata.

       Dio nella sua misericordia non giustifica l’errore e non riduce la responsabilità personale, ma guarda alla persona nella sua dignità di figlio! Essere cristiani è essere misericordiosi! Capaci di riconoscere il male, denunciarlo, ma sempre guardando alla persona come figlio di Dio, fratello in Cristo!

       Essere in Cristo, creature nuove rigenerate dall’amore misericordioso di Dio, significa amare, perdonare e donare come Dio Padre ha fatto in Cristo.

       Amare: in modo gratuito, senza interessi, senza tornaconti. Nella libertà e senza meschinità, falsità. Amare come finalità dell’esistere: questa è la misura e modalità dell’amore per il credente!

       Perdonare: chi ha sperimentato cosa significa riconciliarsi con Dio non può non perdonare, non lasciare sempre aperta la porta del cuore e abbracciare il fratello che torna, che chiede di essere riaccolto. Chi ha fatto esperienza di Dio e si è convertito all’Amore di Dio, non può escludere!

       Donare: «gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8). Chi può arrogarsi il vanto, il merito della perfezione, di aver ricevuto da Dio perché giusto? Chi è in Cristo vive nella logica del dono! È aperto all’altro in piena gratuità e condivisione, consapevole che ciò che è e ciò che ha è dono di Dio.

         Per il cristiano deve valere la regola di vita indicata da Giovanni Battista: «Lui deve crescere; io, invece, diminuire» (Gv 3, 30).

        Passare dall’egocentrismo al cristocentrismo è possibile solo se si è disposti a liberarsi dalle ristrettezze del proprio cuore e aprirsi alla prospettiva di Dio.

        Avere lo sguardo del Padre misericordioso che non smette mai di vedere in noi l’essere suoi figli, chiede un impegno costante di liberarsi dalla logica del guadagno, del tornaconto e della arroganza dell’individualismo, per acquisire la logica del dono, della gratuità, della reciprocità e della condivisione come vera ricchezza per tutti.

       Papa Francesco, nell’udienza generale del 21 settembre 2016, affermava: «L'amore misericordioso è perciò l'unica via da percorrere. Quanto bisogno abbiamo tutti di essere un po' più misericordiosi, di non sparlare degli altri, di non giudicare, di non “spiumare” gli altri con le critiche, con le invidie, con le gelosie. Dobbiamo perdonare, essere misericordiosi, vivere la nostra vita nell'amore. Questo amore permesso ai discepoli di Gesù di non perdere l'identità ricevuta da Lui, e di riconoscersi come figli dello stesso Padre. Nell'amore che essi praticano nella vita si riverbera così quella Misericordia che non avrà mai fine (cfr 1 Cor13,1-12). Ma non dimenticatevi di questo: misericordia e dono; perdono e dono. Così il cuore si allarga, si allarga nell'amore. Invece l'egoismo, la rabbia, fanno il cuore piccolo, che si indurisce come una pietra. Cosa preferisci? Un cuore di pietra o un cuore pieno di amore? Se preferite un cuore pieno di amore, siate misericordiosi!».

(https://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2016/documents/papa-francesco_20160921_udienza-generale.html)


Passa alla modalità desktopPassa alla modalità mobile