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La Luce Negli Occhi

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QUINTA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C) - 2022

“Annunciare il Vangelo nell’oggi personale e della storia”


 

(Is 6,1-2.3-8 - Sal 137 - 1Cor 15,1-11 - Lc 5,1-11)

 

         La fede si trasmette mediante l’annuncio, la predicazione, la testimonianza. Il Vangelo, la buona notizia, va annunciato con la parola e con la vita.

          L’annuncio della fede, l’evangelizzazione non ha mai fine ed è sempre attuale, nell’oggi della storia.

       Oggi parlare di evangelizzazione è quanto mai necessario non solo nei luoghi in cui non è conosciuta la fede cristiana, ma molto più urgente proprio dove il cristianesimo è radicato e si è sviluppato, come nell’Italia e nell’Europa.

        Parlare di evangelizzazione non significa rivolgersi esclusivamente e necessariamente a chi ignora o non conosce il Vangelo, ma è divenuto urgente e fondamentale anche per chi si professa cristiano e afferma di vivere la fede e ciò perché la nostra cultura è di fatto scristianizzata ed è facile presumere di vivere la fede, ma di fatto si è appena nella condizione di una prassi religiosa, di una religiosità tradizionale, tante volte anche priva di fondamenti teologici e valoriali.

        Evangelizzare è l’essenza del cristiano. San Paolo lo ricorda con fermezza quando afferma: «guai a me se non annuncio il Vangelo!» (1 Cor 9,16. Si veda tutta la pericope 9,16-23)

         Il Vangelo scardina gli schemi e le sicurezze umane, le logiche e i punti di riferimento del pensare e agire umano; si impone come fonte e riferimento nuovo della vita in virtù dell’incontro con il Cristo.

       Per vivere il Vangelo e annunciarlo occorre partire dall’incontro con Cristo. Si tratta di riconoscerlo Maestro e di fidarsi di Lui: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti» (Lc 5,5).

        Gesù incontra l’uomo nella sua storia di limite e di fatica; di successo o fallimento; di povertà o di ricchezza. Nella concreta esperienza di vita Egli sovverte ogni logica e ogni schema, offrendo una possibilità e una prospettiva diversa a partire dal suo Amore, dalla relazione di fiducia con Lui.

        A ben comprendere è Lui che per primo si fida dell’umanità, si propone avendo fiducia nell’essere umano offrendogli la possibilità di vivere nella fiducia verso di Lui, verso la sua Parola e il suo Amore.

        Questa relazione di fiducia parte sempre dalla consapevolezza di ciò che si vive e, di conseguenza, di ciò che si è. Il profeta Isaia si riconosce “uomo dalla labbra impure” e Pietro di “essere un peccatore”. Da questa consapevolezza inizia la vera evangelizzazione, e cioè rendersi disponibili ad accogliere, vivere e annunciare la Parola di Dio!

         La fede non annulla la fragilità, il peccato, ma rende capaci di comprendere la fragilità e riconoscere il peccato presente nella propria vita, ma di riconoscere che nonostante questo Dio offre la possibilità di vivere nel suo Amore. La fede diventa capacità di lottare contro il peccato e nello stesso tempo rende disponibili ad annunciare quello in cui si crede, senza nascondere il proprio limite; senza negare il proprio peccato; con la fiducia piena in Colui che ama e perdona chi lo accoglie in umiltà e semplicità di cuore.

          Spesso si presenta la fede come “perfezione”, l’avere fede come uno stato di “eliminazione di ogni errore e peccato”. Si concepisce la vita di fede come uno stato di grazia in cui non c’è errore, per cui il credente è “perfetto” per il solo praticare la fede, mentre chi non ha fede e non vive secondo la religione è nella perdizione, perdendo la sua dignità di persona, di figlio di Dio.

       Questa logica, che spesso si registra nei credenti, non permette di certo una autentica evangelizzazione, anche perché spesso la presunzione di perfezione è accompagnata da errori e scandali che allontano e impediscono la conversione di chi non crede, è scettico o indifferente alla religione.

         Nel contesto agnostico attuale, nella pluralità di pensiero e di esperienze, nel confronto diretto con altre religioni per convivenza e non per la semplice conoscenza culturale, è necessario che la fede sia annunciata con semplicità, disponibilità, senza riserve e presunzioni, nella disponibilità totale del cuore e nella consapevolezza di “essere impuri, peccatori” e “bisognosi della Grazia di Dio”.

         Dio ha scelto di fidarsi e affidarsi a uomini fragili, peccatori, irascibili, rozzi, ma anche di cultura, con padronanza di lessico e di dialettica, ma pur sempre con il limite umano, e questo perché deve essere Lui ad essere annunciato, fatto conoscere e seguito.

         «Poi io udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?». E io risposi: «Eccomi, manda me!»» (Is 6,8)

         Avere fede comporta sentire l’urgenza di essere inviati da Dio ad annunciare, parlare al cuore del prossimo, testimoniare le meraviglie di Grazia compiute in noi.

       La fede esige l’evangelizzazione che è parlare “cuore a cuore”, mostrando e facendo toccare la propria miseria rigenerata e rinnovata dall’incontro con Cristo.

         La fede si vive e si dona mediante l’umano perché si possa comprendere e incontrare l’Amore misericordioso di Dio e lasciarlo operare in noi, rendendoci “sorgenti vive e zampillanti” della Grazia.

       San Paolo ci dona la sua testimonianza indicando chiaramente che evangelizzare è un atto di amore verso Dio e i fratelli, ed è solo nella consapevolezza che è Dio che opera in noi, mediante la fragilità del nostro essere, che si può raggiungere il cuore del prossimo: «[…] apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. Io, infatti, sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. Anzi, ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me. Dunque, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto.» (1Cor 15,7-10).

       Chiamati nella fede da Dio ad annunciarlo al prossimo, teniamo ferma l’attenzione sul proprio peccato e fragilità, per essere veri evangelizzatori nell’oggi della storia e raggiungere il cuore del prossimo, senza giudizio e senza esclusione.


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