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SECONDA DOMENICA DI AVVENTO – Anno C - 2021

“Profeti nel tempo presente”


 

(Bar 5,1-9 - Sal 125 - Fil 1,4-6.8-11 - Lc 3,1-6)

 

       In questa seconda domenica di Avvento, la liturgia ci presenta la figura di Giovanni Battista, ultimo dei profeti, precursore del Messia.

       «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!» (Lc 3, 4).

       Volendo dare una rappresentazione dell’epoca in cui viviamo, mediante parole-chiave, sicuramente ciò che meglio descrive la realtà odierna sono transito, precarietà, provvisorietà e individualismo.

       In questo contesto culturale i credenti devono sentire l’urgenza evangelica e morale di essere “profeti nel tempo presente”, sull’esempio di Giovanni Battista.

       Oggi la religiosità è sempre più una questione personale e privata. Moltissimi individui rifiutano le modalità proposte dalla religione cattolica per entrare in contatto con la dimensione soprannaturale (fede, preghiera, ascetismo) e mettono in atto modalità di rapportarsi al soprannaturale che sono contrarie alla religione cattolica.

       Ad esempio, molti individui ricorrono alle pratiche magiche, allo spiritismo, al satanismo, all’evocazione dei componenti del “piccolo popolo” nonché alla adorazione di divinità pagane quali Gaia e la Grande Madre.

Nel mondo occidentale, come molti studiosi affermano, si è verificata la grande rivincita del paganesimo, che ha determinato una profondissima crisi della religione cattolica.

In questo contesto “pagano”, dove la religione cristiana è piuttosto un retaggio della tradizione e della pietà popolare, soprattutto nel centro-sud dell’Italia, essere “profeti” è una urgenza evangelica e morale che richiede impegno, formazione e grande esercizio di carità.

Essere profeti oggi è un impegno che deve caratterizzare tutto il proprio stile di vita. La complessità della società, data dalla globalizzazione e dal costante incontro con le diverse culture e religioni, esige un impegno di evangelizzazione e testimonianza continue non solo con l’annuncio verbale, ma molto di più con la testimonianza di uno stile di vita evangelico.

Essere profeti oggi è un impegno anche culturale, quindi richiede una conoscenza e una formazione intellettuale, teologica, spirituale e morale, alta per saper rispondere in modo corretto a chiunque chieda ragione della fede professata. Non bisogna più dare per scontato che la fede sia un substrato comune della cultura odierna. Il contesto culturale non ha più alcun riferimento con la cristianità.

Essere profeti per il mondo odierno richiede uno stile caritativo concreto, che non va ridotto al solo accogliere e servire i “poveri”, ma la prima grande forma di carità è quella di dare ragione della fede, annunciare la Verità in ogni occasione opportuna e inopportuna, essere liberi in coscienza da ogni compromesso, evitando di identificare la fede con altre ideologie, soprattutto di carattere politico. La fede è sempre altro e di più di ogni situazione e ideologia umana! La fede è “oltre”, è “sopra”, è “il di più” che deve illuminare, guidare e orientare, ma non va mai ridotta a questioni ideologiche umane.

Per essere profeti oggi, per vivere un servizio evangelico, caritativo e formativo serio per il tempo e la cultura odierna, è necessario che la fede “pervada” e “modelli” l’essere del credente. Occorre essere “radicati e fondati nella carità” (Ef 3, 17).

La preghiera di San Paolo per i Filippesi è anche per ogni credente di ogni tempo: «la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di quel frutto di giustizia che si ottiene per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio» (Fil 1, 9-11).

Non si tratta di una carità semplicemente fatta di gesti, elemosina, attenzioni al prossimo, ma di una carità che contraddistingue tutto l’essere a partire dal pensiero, dalla valutazione delle circostanze, per determinare una vita tutta orientata a Dio.

Il mondo ha bisogno di credenti che siano profeti credibili, convinti, formati e radicati nella carità.

Giovanni il Battista ci indica la modalità corretta per essere profeti: «Egli (Cristo) deve crescere ed io invece diminuire» (Gv 3, 30).


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