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Categoria: T. Ordinario 2021 - Anno B
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XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO B - 2021

“Cristiani consapevoli”


 

(Dn 12,1-3 - Sal 15 - Eb 10,11-14.18 - Mc 13,24-32)

 

       In ogni momento della vita siamo chiamati a valutare le situazioni, gli atteggiamenti, le reazioni, sia personali che altrui.

       La valutazione è un atto necessario ed inderogabile, è l’atto del giudizio che ci permette di raggiungere il bene per la nostra vita, ma non è facile giudicare e perseguire il bene.

       Il discernimento è sempre più difficile per la complessità della vita e delle situazioni, per questo richiede conoscenza, formazione e valori saldi.

       Il corretto discernimento permette di scegliere ciò che edifica, che orienta al bene, e genera relazioni positive e corrette con il prossimo.

       La vita di fede è orientata alla comprensione del Bene secondo Dio e alla sua attuazione nella concretezza della propria ed altrui esistenza. Occorre, pertanto, crescere nella conoscenza e consapevolezza.

       La vita di fede non può essere contraddistinta dalla superficialità, dal pressapochismo: essa richiede continua vigilanza e conoscenza per camminare nella volontà di Dio, per “conformarsi” ad essa e testimoniare l’appartenere a Dio con tutto sé stessi (sentimenti, pensieri, azioni).

       Conoscere la fede che si professa: come si può discernere il bene secondo Dio ignorando la sua Parola? Gli ebrei studiano la Torah, noi cristiani a mala pena la abbiamo letta o ne ricordiamo alcuni brani per averli “sentiti” durante la celebrazione Eucaristica. Le verità della fede, i dogmi, della morale, una pur minima conoscenza della teologia sono conoscenze fondamentali per valutare secondo Dio le situazioni della vita e vivere la fede, altrimenti cadremo nel “relativismo e soggettivismo etico”, in una religiosità solo esteriore e devozionale.

       Occorre crescere nella consapevolezza di essere chiamati alla misura alta del vivere: la santità! Che non è perfezionismo, ma lasciarsi modellare dalla Grazia di Dio; non è azzeramento della fragilità e del limite umano, ma tensione costante della volontà, del cuore e della mente a vivere secondo Dio.

       Diventare cristiani consapevoli di essere destinati alla vita in Dio, che si raggiunge nella quotidianità della vita, nelle relazioni con il prossimo, che devono essere vissute e illuminate dalla Carità.

       Il discorso escatologico di Gesù, riportato nel brano evangelico, e la pericope del profeta Daniele, sono un invito a vivere appieno la fede, nella conoscenza e nella consapevolezza.

       Saper leggere i segni dei tempi, la presenza e la volontà di Dio nella storia umana è una conoscenza non intellettuale, ma di fede. Solo chi vive in ascolto di Dio, conoscendo la fede e nella consapevolezza di essere chiamato ad attuarla nella propria realtà, saprà in grado di leggere il presente e discernerlo alla luce della fede.

       Oggi è frequente l’accusa verso la Chiesa di essere retrograda, non a passo con i tempi e lo sviluppo tecnico-scientifico. Si vuole relegare la fede alla sfera personale ed intima affermando che la vita quotidiana sia regolata da altri valori.

       I temi etici, la valutazione morale dei comportamenti, delle scelte di vita, e i valori a cui fare riferimento per il discernimento, si vogliono sempre più slegati dalla fede e riservati alla comprensione soggettiva, in nome della autonomia e libertà personali.

       I cristiani sono chiamati ad essere segno di contraddizione e portatori della verità di Dio nel mondo; a seminare nelle pieghe della vita la sapienza di Dio con il personale modo di vivere, di essere.

       «I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre» (Dn 12, 3).

       La responsabilità del cristiano è di essere portatore della Verità. Essere esempio e guida per vivere nella giustizia di Dio, che deriva dalla Verità e dalla Carità, senza riduzione o compromessi.

       Nella Verità e nella Carità annunciare la fede e discernere le situazioni, senza mai perdere il rispetto della dignità della persona, ma con la consapevolezza di dover “splendere” nel mondo per la fede che si professa.

       Essere cristiani consapevoli di portare la “Luce della Verità di Dio” nella società; di “essere lievito” che fermenta la massa; di “indurre alla giustizia” senza paura di essere avversati, additati, perseguitati.

       Essere consapevoli di essere in questo mondo senza appartenere ad esso, sempre tesi verso Dio, costruendo il suo Regno nelle vicende quotidiane per conformarsi a Cristo e partecipare alla sua Gloria alla fine della vita.

       Saldi e fermi nella conoscenza della Parola eterna di Dio, discernendo il tempo presente con i valori della fede, camminiamo nella consapevolezza di appartenere a Dio e diamo al mondo, sempre più indifferente e ignorante del Vangelo, la testimonianza “bella e vera” della fede che professiamo!