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La Luce Negli Occhi

Viaggio nell'anima attraverso la Sacra Scrittura
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XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO B - 2021

“Mettersi in gioco o giocare con la fede”


 

(1Re 17,10-16 - Sal 145 - Eb 9,24-28 - Mc 12,38-44)

 

       Riflettiamo sul rapporto con Dio e chiediamoci: “quanto sono disposto a dare a Dio della mia esistenza? Fino a quanto sono disposto a compromettermi per il Signore?

       Il brano evangelico di questa domenica ci interpella proprio su questo. La contrapposizione tra il “modus vivendi” degli scribi e quello della vedova a cui Gesù ci invita a porre l’attenzione coinvolge ogni battezzato nella sua specifica identità e vocazione.

       La critica più volte espressa da Gesù nei confronti degli scribi è tutta concentrata nel condannare l’esercizio del loro potere a danno del popolo.

Gesù rimprovera loro il pavoneggiarsi in lunghe vesti, la loro ambizione e abuso di potere, in particolare condanna lo sfruttamento dei beni delle vedove, il farsi pagare per il loro servizio.

       Gesù condanna la loro ipocrisia, il millantare la loro religiosità con lunghe preghiere.

       La comunità cristiana non è esente da questo errore e deve essere pronta a ricevere la stessa critica. Chi vive la fede, chi si pone a servizio dell’annuncio del Vangelo sia come battezzato, che come catechista, consacrato, diacono, presbitero o vescovo non è esente dal pericolo di cadere nella medesima ipocrisia degli scribi se si sottrae ai suoi doveri morali e sociali.

       La relazione con Dio e la testimonianza della fede non è questione di pratiche di culto o impegni pastorali, ma di vita messa a totale servizio di Dio e del Vangelo, cioè di una esistenza che sia guidata e modellata dalla Legge d’amore di Dio.

       La vera religiosità consiste nel donarsi a Dio, nel mettersi a sia totale disposizione!

       Ogni battezzato, nella sua particolare condizione e situazione, deve essere disposto a dare tutto a Dio, a vivere tutto per Dio, a operare in Dio.

       La vedova, nella sua misera condizione, è portata ad esempio di fede autentica e totale. Gesù invita a leggere il suo gesto nel suo valore autentico: non per la quantità dell’offerta ma per la totalità, avendo donato tutto quello che aveva!

       La povera vedova, con la generosità della sua offerta e la sua concreta adorazione a Dio, svergogna chi sfoggia la propria devozione e smaschera l’ipocrisia nella quale sono immersi.

       Nell’atrio del tempio si trovava un corridoio con tredici salvadanai, che servivano a raccogliere le libere offerte e quelle destinate a determinati scopi. L’offerta veniva consegnata al sacerdote incaricato indicando la destinazione d’uso.

         L’offerta presentata dalla vedova era destinata ad offrire un atto di culto a Dio. Essa non ha donato del superfluo, come tanti facevano, (v. 43), ma ha donato tutto quello che aveva per vivere.

       Lei ha donato tutta sé stessa nell’offerta delle due monetine: ha amato Dio con tutte le sue forze, con tutta sé stessa, con l’intera “sostanza” che possiede.

          Le due modalità di vivere la fede (gli scribi e la vedova) possono appartenere anche a noi.

       Una fede fatta di esteriorità, di prestigio, di mettersi in mostra ostentando devozione e cura verso le cose di Dio, ma che poi non coinvolge di fatto nelle scelte della vita, nelle relazioni con il prossimo, nell’esercizio della vera carità cristiana, non è altro che la modalità di vita degli scribi.

     Si tratta di “giocare con la fede”, come gli scribi, cioè usarla per la personale realizzazione, per ottenere vanto, sentirsi “migliori” e “apparire” perfetti.

       Una fede in cui ci si mette a totale disposizione di Dio, come quella della vedova, è “giocarci nella fede”, cioè significa rinunciare a tutto pur di vivere nell’amore di Dio, essere disposti a perdere sé stessi pur di “guadare Dio ed essere a Lui graditi” (cfr Fil 3, 7-11).

      Di fronte ad ogni battezzato si presenta la via della umiltà, della mitezza e povertà di spirito, e la via della ipocrisia, boria e dell’orgoglio spirituale. Tutto dipende se siamo disposti a “metterci in gioco totalmente per Dio” o se preferiamo “giocare con la fede” perdendo Dio pur di guadagnare vanto.


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