Privacy

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra Clicca qui per ulteriori informazioni




La Luce Negli Occhi

Viaggio nell'anima attraverso la Sacra Scrittura
  • Occhi


Germogli della Parola



×

Errore

Strange, but missing GJFields library for /home/utxxpkem/public_html/plugins/system/notificationary/HelperClasses/GJFieldsChecker.php
The library should be installed together with the extension... Anyway, reinstall it: GJFields

XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO B - 2021

Dall’io al noi: vinta la sclerocardia


 

(Gen 2,18-24 - Sal 127 - Eb 2,9-11 - Mc 10,2-16)

 

       «Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda» (Gn 2,18)

       Le parole di Genesi, della prima lettura, affermano in modo inequivocabile che Dio ci ha creati per la reciprocità e complementarità!

     Siamo stati creati ad immagine e somiglianza di Dio e questo vuol dire che, come Dio, siamo fatti per la relazione, riconoscendo nel prossimo “un aiuto che ci corrisponda”, in particolare nella relazione con il proprio partner, nella relazione di coppia, nell’amore sponsale.

       Il Sacramento cristiano del matrimonio, non è semplicemente un contratto, ma è “accogliere” e “riconoscere” l’altro/a come parte della propria vita, “carne della propria carne”; è “divenire”, per l’amore donato reciprocamente nella fedeltà e unicità, proprie dell’amore di Dio, “una carne sola”.

      Questo progetto alto, a cui Dio chiama i propri figli nella fede, eleva il sentimento umano dell’amore, l’eros, all’amore gratuito e totale di Dio, l’agape.

       Scegliere di celebrare il matrimonio come sacramento cristiano, impegna nella fedeltà, unicità ed indissolubilità della relazione coniugale.

       Sappiamo bene che questo impegno, per quanto possa apparire scontato quando si ama, non è facile da vivere, perché bisogna superare la visione connaturale egoistica per aprirsi alla reciprocità come dono: passare dall’io al noi!

      Gesù ci indica come poter superare il proprio ego ed aprirsi alla vera reciprocità, come passare dalla logica dell’io a quella del “noi”: occorre amare come Dio, con l’amore di Dio, innestati nell’amore di Dio. Senza la preghiera, l’ascolto della Parola di Dio, il vivere nella sua volontà seguendo i suoi comandamenti, non sarà possibile.

       Innestati nell’amore di Dio e rimanere in esso significa amare senza misura, senza condizione, senza interesse, senza tornaconto, ma nella gratuità, nella disponibilità, nella totalità e nell’interesse altrui.

       Dio ci ama a prescindere dalla nostra risposta, dalla nostra fedeltà, dalla nostra capacità e ci educa, ci corregge, ci guida ad amare oltre le nostre misure e capacità, possibilità e condizioni.

      L’essere umano trova la sua piena espressione di vita nella reciprocità e nell’amare. La felicità, che ogni persona cerca e anela per la propria vita, altro non è che amare e sentirsi amati.

       Ogni volta che la persona distoglie lo sguardo dal prossimo, rinunciando alla reciprocità e privilegiando la personale esigenza ed interesse, tradisce l’amore e inizia il processo di indurimento del cuore.

     Nel brano evangelico di Marco, i farisei mettono alla prova Gesù sull’amore coniugale e sulla legge di Mosè. Gesù rimanda all’origine, all’essenza dell’amore e all’immagine e somiglianza impressa nell’uomo da Dio.

     Per Gesù il tradimento dell’amore e il dimenticare l’origine in Dio produce la “durezza del cuore”: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma» (Mc 10, 5).

      Il termine greco è σκληροκαρδα (sklêrokardia), parola composta da σκληρς (sklêros), duro, aspro, grezzo, rigido, καρδα (kardia), il cuore.

     Il cuore duro è frutto dell’egoismo, della chiusura all’altro, del tradimento della reciprocità. Il cuore duro è frutto del tradimento dell’amore!

        Ogni volta che si ripiega lo sguardo su sé stessi, pensando di proteggere il cuore dal dolore, dalle ferite, dalle offese, dal male in generale, di fatto lo si indurisce e lo si rende incapace di amare, insensibile, sempre meno capace di reciprocità.

       Se ci guardiamo dentro e attorno a noi non possiamo non riscontrare tanta presenza di “sclerocardia”, di “durezza del cuore”: nelle famiglie; sul posto di lavoro; nei rapporti di amicizia; nelle istituzioni; nelle comunità di fede.

       Tante situazioni in cui l’interesse, il tornaconto, l’egoismo, abuso di potere, il giudizio, il pettegolezzo, la mancanza di rispetto nelle sue diverse forme minano e distruggono i rapporti, la reciprocità, l’amore.

        Nelle comunità di fede tante consuetudini e la stessa “legge divina” vengono spesso evocati non per edificare e guidare, ma per escludere e condannare.

       Quante divisioni e fazioni in nome della fede! Quanti giudizi e rotture di rapporti in nome della fedeltà al Vangelo! Quanti posti di servizio vengono trasformati in autoritarismi e potere.

        Tutte queste dinamiche non sono certo secondo l’amore di Dio, né possono essere evocati come debolezze e limiti dell’amore umano: sono vere e proprie forme di “durezza del cuore”, che conduco alla divisione e al peccato verso Dio e verso il prossimo.

       L’amore è un sentimento in continua crescita, evoluzione. L’amore per essere pieno e vero deve passare necessariamente attraverso il crogiolo delle purificazioni, delle mortificazioni, delle prove, delle rinunce per l’altro.

       L’amore è più che un sentimento; è “vita in donazione”!

       Quando perdiamo di vista la donazione di sé all’altro e ci fermiamo a considerare noi stessi, mettiamo in moto il processo di “sclerocardia”, danneggiando noi stessi e il prossimo.

       L’amore esige impegno, dedizione, constante messa in gioco di sé senza remore e riserve, ma nella disponibilità e libertà.

       Papa Benedetto XVI, nella sua prima Enciclica “Deus Caritas est”, ci aiuta a comprendere la realtà dell’amore e il modo di amare secondo Dio il prossimo: «[…] l'amore non è soltanto un sentimento. I sentimenti vanno e vengono. Il sentimento può essere una meravigliosa scintilla iniziale, ma non è la totalità dell'amore. (Nel) processo delle purificazioni e delle maturazioni, […] l'eros diventa pienamente sé stesso, diventa amore nel pieno significato della parola. È proprio della maturità dell'amore coinvolgere tutte le potenzialità dell'uomo ed includere, per così dire, l'uomo nella sua interezza. […] Si rivela così possibile l'amore del prossimo nel senso enunciato dalla Bibbia, da Gesù. Esso consiste appunto nel fatto che io amo, in Dio e con Dio, anche la persona che non gradisco o neanche conosco. Questo può realizzarsi solo a partire dall'intimo incontro con Dio, un incontro che è diventato comunione di volontà arrivando fino a toccare il sentimento. Allora imparo a guardare quest'altra persona non più soltanto con i miei occhi e con i miei sentimenti, ma secondo la prospettiva di Gesù Cristo. Il suo amico è mio amico» (n. 17-18).

       Per conservare la propria vita nell’amore e viverla in pienezza abbiamo un modello da seguire, Gesù Cristo, il quale ci invita ad amare come Lui ama e ad imparare da Lui, “mite ed umile di cuore” (Mt 11, 29).

       Gesù ci insegna che la pienezza dell’amore si raggiunge nell’umiltà e nella mitezza, unici requisiti per accogliere la volontà di Dio e amare il prossimo nella autentica “reciprocità e complementarità”.

       Per alimentare in noi l’amore e raggiungere la piena maturità umana e cristiana dell’amore occorre sempre più esercitarsi a vivere tre fondamentali comportamenti e stili di vita:

    1. Non giudicare, ma saper ascoltare;
    2. Non approfittare e usare dell’altro, ma saper dire “Grazie”;
    3. Non inorgoglirsi e chiudersi, ma saper chiedere “Scusa”, anche quando si presume di avere ragione, sull’esempio del Giusto, il Signore Gesù Cristo, che dalla croce disse: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno» (Lc 23, 34), e secondo il suo insegnamento: «Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato» (Lc 6, 37).

       Vivere la fede cristiana non è questione di dottrina o di ritualità di culto, ma adesione alla volontà di Dio, accoglienza del Regno di Dio: questo richiede un cuore disposto di amare come ama Dio, senza malizia, con animo libero, aperto e fiducioso, con docilità e con fede, come i fanciulli: «chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso» (Mc 10, 15).

       Solo un cuore libero da egoismi ed interessi, costantemente attento a crescere nell’amore, aperto alla reciprocità con Dio e il prossimo, saprà superare la “durezza del cuore” e vivere nella volontà di Dio costruendo il suo Regno con una coscienza retta e pura e opere di carità nella verità.


Passa alla modalità desktopPassa alla modalità mobile