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La Luce Negli Occhi

Viaggio nell'anima attraverso la Sacra Scrittura
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XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO B - 2021

“Schiavi o liberi?”


 

(Gs 24,1-2.15-17.18 - Sal 33 - Ef 5,21-32 - Gv 6,60-69)

 

        «Se sembra male ai vostri occhi servire il Signore, sceglietevi oggi chi servire […] Quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore» (Gs 24, 15).

        Soffermandosi a valutare lo stile di vita nella società attuale, in cui si esalta la libertà individuale e l’indipendenza da ogni servitù e potere esterno, scopriremo che l’individuo è meno libero di quanto crede, basti pensare a quanto influisce la pubblicità, la moda, gli influencer vari, per non considerare quanto si è schiavi della tecnologia e dei social.

        Valutando con obiettività lo stile di vita odierno, si può affermare che la persona è veramente libera nelle scelte? Si può ritenere che non si vivano forme di servilismo, rivendicando la piena autonomia di giudizio, scelta, comportamento?

       Oggi la religione è vista come una schiavitù, una riduzione della libertà personale di fronte ai precetti, ai comandi della divinità. Nella società occidentale si sta facendo di tutto per rinnegare le origini cristiane e i valori trasmessi dal cristianesimo.

        Il cristianesimo, in particolare la Chiesa nella sua componente ministeriale, è visto come fuori dalla realtà, un retaggio culturale passato e chiuso, che limita il progresso, lo sviluppo della scienza e il benessere dell’umanità.

       Questo quadro, che può sembrare esagerato e negativo, emerso dalle indagini sociologiche varie, di fatto evidenzia che l’umanità vive il costante conflitto di affermare sé stessa, rispondere alle proprie domande esistenziali e trovare soluzioni al proprio limite naturale, alla propria caducità.

        Il bisogno di affermare la propria identità porta l’uomo a ricercare il senso della vita e della morte, di dare risposte al male e assecondare la propria sete di bene, di amore, di pace e realizzazione di sé.

       Solo un incontro personale, sincero e profondo con Dio può liberare l’uomo di oggi dalla visione errata sulla religione come limite della libertà.

       La società umana, nella successione degli eventi e sviluppi che ha raggiunto, per aprirsi a Dio, accogliere la sua rivelazione e vivere nei suoi insegnamenti, ha bisogno di sperimentare quanto è “bello e giusto” seguire il Signore e servirlo.

        Giosuè richiama il popolo alla scelta tra Dio e gli dèi, aiutandoli a considerare cosa Dio ha fatto per loro.

       La testimonianza di fede è la via preferenziale perché la società viva la sua adesione a Dio: senza di essa la religione sarà sempre più ignorata e valutata come non necessaria.

       La testimonianza semplice, ma coerente, schietta, libera ed onesta è una esigenza e responsabilità che derivano dalla fede stessa, dal battesimo ricevuto, a cui nessun credente si può sottrarre.

       Di fatto ogni credente, sebbene in modo indiretto, testimonia la propria fede nella quotidianità, per cui è necessario avere cura e attenzione nelle relazioni con il prossimo, per non scandalizzare.

      

       «Quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore»: questa espressione di Giosuè deve contraddistinguere la vita di ogni credente, di ogni battezzato. La scelta di vivere la fede deve essere consapevole, libera e determinata, per cui occorre ascoltare la Parola di Dio.

         Il popolo, di fronte al discorso di Giosuè, risponde con queste parole: «Noi serviremo il Signore, nostro Dio, e ascolteremo la sua voce!» (v. 24) e Giosuè gli diede “uno statuto e una legge a Sichem” (v. 25).

         Ascoltare la voce di Dio e seguire i suoi comandi sono scelte libere e fondamentali, perché la sequela di Dio richiede una relazione vitale e autentica.

         Essere credenti significa seguire Dio e non avere un dio a propria disposizione per rispondere alle personali esigenze.

         Non è Dio che deve compiere la volontà dell’uomo, ma il contrario. L’uomo scegliendo di seguire Dio, dopo averlo incontrato ed ascoltato, decide in coscienza di fare la sua volontà, senza “se” e senza “ma”.

        Il brano evangelico di Giovanni (6, 60-69), evidenzia con molta chiarezza la necessità di accogliere e mettere in pratica la Parola di Dio, fondamentale per vivere la sequela.

        Dopo che Gesù si presenta alla folla come il “Pane vivo disceso dal cielo”, molti dei discepoli di Gesù dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?» (v. 60).

     La Parola di Dio è esigente e può apparire dura perché richiede conversione, abbandono della propria prospettiva e valutazione, cambiamento di mentalità e valori di riferimento.

         Gesù, Parola del Padre, non riduce la verità e, senza timore, dice ai dodici: «Volete andarvene anche voi?» (v. 67).

         La fede non accetta compromessi e riduzioni della verità, perché la Verità è Dio stesso, è Cristo Signore.

        La difficoltà di credere risiede proprio nell’accettare la Parola di Verità, di rinunciare alle proprie prospettive e accogliere Dio come Signore della propria vita: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio» (Gv. 6, 68-69).

        Senza l’accoglienza della Parola di Dio, parola di Verità che rivoluziona il personale modo di valutare e di agire, non si vive la fede, ma una religiosità in cui, di fatto, Dio non è presente, perché manca la relazione intima con Lui, l’imitazione di Dio!

        Senza l’accoglienza della Parola non si vive la fede libera, fedele e responsabile, ma una religiosità che di fatto è schiavitù, perché non è sequela vera del Dio vivente, ma espressione di sentimentalismo personale, di devozioni che appagano sé stessi.

        Il Dio cristiano è un Dio che libera e chiama a vera libertà l’umanità da tutto ciò che lo lega al male, da ciò che non produce vera vita.

        La sua Parola può risultare dura, perché esige di uscire da sé, di rinnegare ciò che è contrario a Dio e di innestarsi in Lui, di “rimanere” in Lui, nella sua parola, e vivere nella vera libertà, nella realizzazione della propria esistenza accogliendo Lui, che è Via, Verità e Vita.

        «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Gv 8, 31-32).

        Dio ci chiama alla libertà vera scegliendo di ascoltare e accogliere la sua Parola, a noi la scelta: “Schiavi o Liberi?”.

 

O Dio nostra salvezza, che in Cristo tua parola eterna ci dai la rivelazione piena del tuo amore,

guida con la luce dello Spirito questa santa assemblea del tuo popolo,

perché nessuna parola umana ci allontani da te unica fonte di verità e di vita. (Colletta Anno B)

      


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