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La Luce Negli Occhi

Viaggio nell'anima attraverso la Sacra Scrittura
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XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO B - 2021

“Camminare nella carità”


 

(1Re 19,4-8 - Sal 33 - Ef 4,30-5,2 - Gv 6,41-51)

 

       «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» (Gv 6, 51).

 

       L’Eucaristia, presenza reale di Cristo, è il viatico, il sostegno per il nostro cammino di fede, ed è pegno della vita eterna in Dio.

       Cristo, pane vivo, che si è offerto in sacrificio per la salvezza dell’umanità, si dona realmente in ogni celebrazione eucaristica.

       Accostarsi a questo Sacramento è, dunque, vitale ed essenziale per vivere in comunione con Dio e per una sequela autentica del Cristo.

       Come accostarsi a questo “pane vivo”, al dono di salvezza, al Corpo di Cristo?

       Occorre innanzitutto riconoscere che Gesù è il Figlio di Dio, il Messia, il Cristo di Dio: può sembrare una cosa scontata, ma così non è, perché non basta dirsi cristiani, praticare, pregare e vivere atti di culto e di devozione.

       Riconoscere Gesù come il Cristo, il Signore, significa dare a Lui il “primato”, il “primo posto” nella propria vita e per questo occorre aprire il cuore e la mente ad accogliere la Parola di Dio; significa superare ogni reticenza e pregiudizio, lasciarsi incontrare dalla Parola di Dio e permettere ad essa di illuminare e educare i personali costrutti mentali.

       «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?» (Gv 6,42)

       Gli ebrei, i compaesani di Gesù, non riescono a comprendere chi è Gesù, il senso delle sue parole, perché sono accecati dal pregiudizio, dalla presunzione di conoscere e sapere chi sia.

       A volte anche ai fedeli più assidui e devoti succede di non riconoscere Gesù e comprendere la sua Parola, soprattutto quando essa esige la rinuncia a preconcetti, sicurezze, status quo consolidato.

       Riconoscere Gesù “pane disceso dal cielo”, realmente presente nell’Eucaristia, comporta un radicale cambiamento di prospettiva e di vita; pretende uscire da sé per vivere in Cristo!

      

       «Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato sé stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore» (Ef 5, 1-2).

         San Paolo ricorda la condizione del credente: essere figlio di Dio! Da questa condizione deriva l’imperativo dell’imitazione di Dio, un tema già presente nell’A.T., ma che in Paolo è statuto dell’essere figli ad immagine del Figlio. Uno statuto che consiste nel vivere l’agape, l’amore di donazione, che Cristo ci ha insegnato a vivere donando sé stesso.

        Essere figli, per gratuito amore di Dio Padre in Cristo, comporta vivere nell’amore di Dio, l’agape, che deve caratterizzare tutto l’essere del credente.

       La vita del credente, a imitazione di Cristo, deve essere, esplicita Paolo, una donazione di sé al prossimo. Il verbo usato da Paolo è παραδδωμι (paradidômi), che esprime il consegnarsi, mettersi nelle mani di un altro. Il servizio, che deriva dal vivere in Cristo per il dono dell’Eucaristia, è un consegnarsi a Dio e ai fratelli nell’amore, nella donazione di sé gratuita ed umile.

         Solo in questa logica di donazione il culto è gradito a Dio, il Sacramento ricevuto degnamente, il servizio compiuto appieno nella santità di vita.

           È una misura alta? È la misura dell’amore di Dio, Uno e Trino.

           Camminare nella carità è la condizione per accostarsi al Pane del cielo, all’Eucaristia e vivere nella comunione con Cristo.

           La vita cristiana è vita di carità, di donazione, ad imitazione di Cristo, del “come ho fatto io” (Gv 13).

         L’amore di donazione, l’agape, si raggiunge con un costante impegno di conversione interiore; con l’ascolto e la meditazione della Parola; con la preghiera, l’adorazione e la vita sacramentale.

         L’agape eleva la naturale capacità di amare umana a livelli alti, liberandola da interessi, egoismi e rancori. Aprendo il cuore alla fraternità vera, in cui è bandita la falsità, l’ipocrisia, la maldicenza, il pettegolezzo, il giudizio e l’esclusione del prossimo.

       «Scompaiano da voi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo» (Ef 4, 31-32).

          “Imitatori di Dio nella carità” significa avere relazioni basate sulla Verità, sull’amore di donazione gratuita, sul servizio e sul perdono.

        Accostarsi al “Pane vivo”, al Corpo di Cristo, all’Eucaristia, esige una disposizione di animo, di cuore, di mente tutte rivolte a Cristo, all’imitare il suo amore, la sua disponibilità, la sua donazione di sé.

        Significa avere cuore, mente, mani libere da ciò che è contrario all’amore di Dio. Significa umiliare sé stessi dinanzi a Dio perché “Lui cresca ed operi nel proprio cuore”.

        Significa essere liberi da tutte quelle dinamiche tipicamente umane di interesse, tornaconto, potere. Significa avere un cuore libero da rancori, divisioni, fazioni, rivalità, contese, pregiudizi, giudizi e condanne.

         Accostarsi al “Pane vivo”, Cristo Eucaristia, richiede occhi limpidi, coscienza retta, cuore puro, mente e volontà orientate a bene secondo Dio.

         Impegniamoci nel cammino di Imitazione di Cristo, lasciando che lo Spirito ci insegni l’umiltà vera del cuore, ad amare gratuitamente e a servire con gioia.


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