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La Luce Negli Occhi

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XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B - 2021

“Condividere e avere a cuore”


 

(2Re 4,42-44 - Sal 144 - Ef 4,1-6 - Gv 6,1-15)

 

          Il racconto della moltiplicazione dei pani, tratto dal Vangelo di Giovanni, ci permette di soffermarci a considerare sia alcuni aspetti della vita comunitaria e della celebrazione eucaristica, che dell’attenzione da porre al dialogo di testimonianza con il mondo.

         Partiamo da quest’ultimo punto, soffermandoci sulla provocazione di Gesù ai suoi apostoli: «Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere» (Gv 6, 6).

        Gesù mette alla prova Filippo e gli altri nel “prendersi cura” della folla, stanca e affamata, che seguiva Gesù. Una folla, che non ha compreso chi fosse Gesù, che lo seguiva perché vedeva “i segni che faceva sugli infermi” (v. 2).

        La folla rappresenta l’umanità che ha bisogno di Dio, che sappia rispondere alle sue esigenze, bisogni, attese, anche se ignora cosa significhi adorarlo e seguirlo.

          Nulla è cambiato dalla folla al tempo di Gesù a quella di oggi. L’umanità è alla ricerca di risposte al male presente nel mondo; ai limiti della condizione umana; ai suoi bisogni; quello che oggi la differenzia dal tempo di Gesù è lo sviluppo scientifico e il dissidio scienza-fede.

           Gesù continua a mettere alla prova i suoi seguaci, i credenti di ogni tempo, nel saper dare risposte alla folla di oggi, nel saper sfamare la sua fame e sete di senso, di risposte ai propri dubbi e bisogni.

       Quale risposta la comunità dei credenti deve dare alla folla di ogni tempo? La risposta resta sempre quella della testimonianza della fede autentica, gioiosa, libera.

          Oggi il numero di persone che vivono lontane dalla religione è aumentato, in particolare nei paesi occidentali e soprattutto in Europa. Il numero di coloro che partecipano alla vita comunitaria e ai suoi riti è sempre più in calo e sempre meno i giovani.

           Questa considerazione, facilmente verificabile, guardando chi frequenta le celebrazioni eucaristiche domenicali e festive, deve stimolare la riflessione su come la comunità di fede celebra e quanto la vita liturgica determina lo stile di vita.

          La comunità cristiana, in ogni sua piccola realtà, che si ritrova nella celebrazione domenicale dovrebbe vivere la gioia del ritrovarsi attorno alla mensa della Parola e dell’Eucaristia e accogliere chiunque con serenità e premura fraterna.

            Il ritrovarsi a spezzare il pane eucaristico, a condividere la comunione con Cristo, deve segnare lo stile della comunità, che è chiamata a “prendere a cuore” la folla, coloro che non hanno ancora conosciuto Cristo e compreso cosa significhi seguirlo.

       Le celebrazioni eucaristiche sono momenti fondanti della vita comunitaria e devono essere caratterizzate dalla condivisione, dall’accoglienza e dalla premura fraterna; libere da giudizi, pettegolezzi, divisioni, mansioni e ministeri che hanno poco di servizio e tanto di potere e lustro personale.

            Ogni celebrazione non dovrebbe mai iniziare senza l’accoglienza, l’attenzione rivolta a chi partecipa per la prima volta, saltuariamente o perché di passaggio: è una attenzione che deve essere prima del presbitero e poi dei fedeli, mediante una parola, un saluto, un gesto di attenzione, che permetta una partecipazione condivisa e attiva (ad esempio dando il foglietto dei canti, invitando a sedersi avanti, ecc.).

          San Paolo traduce questa attenzione del “prendere a cuore” invitando gli Efesini e tutti i cristiani ad uno stile di vita conforme e degno della vocazione alla santità, ricevuta con il Battesimo: «[…] comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace» (Ef 4, 1-3).

          La comunità di fede ed ogni singolo credente deve impegnarsi a rispondere alla chiamata battesimale con un impegno ed uno stile di vita secondo lo Spirito, che produce “umiltà, dolcezza e magnanimità” e “unità”.

           La comunità dei credenti che vive la comunione vera con Dio e l’avere cura di coloro che sono lontani da Dio è caratterizzata dall’unità dello spirito, dalla pace frutto dello Spirito.

        Una comunità che non si vive la “pace” frutto dello Spirito non potrà mai essere luogo di accoglienza, attenzione, testimonianza, coinvolgimento di chi è lontano e non conosce la fede.

           Le divisioni, i giudizi, le maldicenze, le rivalità e le dinamiche di potere e privilegio che caratterizzano spesso le comunità cristiane non favoriscono né la crescita della comunità e la testimonianza gioiosa e libera della fede, né l’attenzione e il “prendersi cura” della folla.

         La μακροθυμα (makrothumia), indica magnanimità, pazienza, persistenza, costanza, perseveranza: è fondamentale per il cristiano, secondo Paolo, perché produce la sopportazione, la tolleranza, la indulgenza, l’accettazione delle avversità e conduce alla “unità della Chiesa”.

          La ερνη (eirênê), la pace, non è solo assenza di conflitto, quanto più armonia, concordia, lo stato tranquillo di un'anima assicurata della propria salvezza tramite Cristo, per cui la relazione con il prossimo è fondata sulla salvezza derivante dal Cristo e sulla comunione che in Lui siamo chiamati a vivere.

          Il “vincolo della pace” indica, dunque, proprio il frutto della comunione con Cristo tramite la partecipazione all’Eucarestia, che si traduce in attenzione, accoglienza, perdono, condivisione.

        Ogni volta che ci poniamo di fronte all’Eucaristia, sia nella celebrazione che nella adorazione, ricordiamo che Gesù ci invita a “prenderci cura” di chi è lontano da Lui con la testimonianza di una vita di fede comunitaria gioiosa e libera, di cui la “magnanimità”, la “sopportazione” e la “pace” sono i segni distintivi dello stile del credente e della comunità intera.

         O Padre, che nella parola e nel pane di vita offri alla tua Chiesa la confortante presenza del Signore risorto, donaci in abbondanza i tesori della tua grazia, perché, ardenti di speranza, fede e carità, restiamo sempre vigilanti nel custodire i tuoi comandamenti e capaci di riconoscere in lui il vero re e pastore, che rivela agli uomini la tua compassione e reca il dono della riconciliazione e della pace. (Dalle preghiere di Colletta)


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