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La Luce Negli Occhi

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XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO B - 2021

“Annunciatori liberi e fedeli”


 

(Am 7,12-15 - Sal 84 - Ef 1,3-14 - Mc 6,7-13)

 

       «Il Signore mi disse: Va’, profetizza al mio popolo Israele» (Am 7, 15).

      Oggi si vuole ridurre la fede a questione privata, intimistica, ma è una pretesa che non trova alcun fondamento nella fede, perché essa esige, per sua natura, l’evangelizzazione, l’annuncio, la testimonianza e, quindi, la condivisione nella comunione fraterna.

       La fede cristiana non si può vivere se non nella comunità di fede, nella Chiesa, come sue membra vive e attive!

       Pensare di ridurre la fede a una relazione intima e privata con Dio escludendo ogni partecipazione comunitaria, non volendo appartenere alla Chiesa, corpo mistico di Cristo e comunità viva di fedeli, di fatto non si vive la fede cristiana, la sequela di Cristo.

       Il Concilio Vaticano II, nella Costituzione Dogmatica Sulla Chiesa “Lumen Gentium”, afferma: «Dio volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse secondo la verità e lo servisse nella santità» (LG 9).

       Perché è fondamentale per la vita cristiana la dimensione comunitaria della fede? Se la fede è una relazione personale con Dio, vissuta nella preghiera e nell’attuazione dei suoi insegnamenti, perché viverla insieme agli altri, costituiti come popolo?

       A queste domande tante sono le risposte che si possono dare evidenziando i vari contenuti teologici della fede cristiana, di fatto il punto fondamentale è l’identità di Dio: «Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui» (1Gv 4, 16).

       La cultura moderna, con l’assolutizzazione della libertà personale, il soggettivismo etico, l’incentrare tutto sull’individuo e i suoi bisogni, è di fatto lontana dalla fede cristiana, dal Vangelo.

       A questa società siamo inviati, come cristiani, battezzati, seguaci di Cristo, ad annunciare il Vangelo, secondo verità e nella carità, senza riduzioni e compromessi, con umiltà e amore.

       L’evangelista Marco presentando l’equipaggiamento dei discepoli inviati ad annunciare il Vangelo, evidenzia ciò che Gesù esige non venga mai meno: lo spirito di semplicità e di rinuncia.

       I discepoli devono rinunciare a tutto ciò di cui possono fare a meno; devono rinunciare a condizioni di comodità e di potere; devono lasciare che nulla ostacoli la forza dell’annuncio evangelico.

       Il loro massimo sforzo dev’essere diretto all’annuncio e la rinuncia a tutto quello che è superfluo sottolinea l’essenzialità dell’annuncio stesso: la salvezza di Dio giunge per i poveri e gli infermi, ma esige fede e conversione.

       La fede e l’annuncio non sono questione di prestigio o di potere, ma servizio a Dio e ai fratelli inderogabili e conseguenti alla relazione con il Cristo, di conseguenza la povertà del discepolo è segno efficace della fede. Senza la povertà non c’è fede, se non a parole.

       La povertà del discepolo non è tanto materiale, quanto esistenziale, cioè libertà da ogni interesse, tornaconto, attaccamento alle cose di questo mondo; non è non possedere, ma non essere schiavo di ciò che si ha.

       La povertà è il segno efficace della fede; è la libertà del cuore e della mente da tutto ciò che riduce in schiavitù l’animo umano: denaro, successo, egoismo, interesse, avidità, potere, vanagloria.

       Gesù esige dai suoi discepoli, quindi da tutti i battezzati e, soprattutto, da coloro che si dedicano pienamente al servizio del Vangelo, la libertà interiore, la semplicità del cuore, la totale fiducia in Dio, la povertà interiore, l’umiltà del cuore e dei gesti.

       Queste caratteristiche interiori, del cuore, della coscienza, sono frutto del dono di Grazia ricevuto, come ci ricorda San Paolo nell’Inno di Efesini 1: «Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo […] In lui anche voi, dopo avere ascoltato la parola della verità, il Vangelo della vostra salvezza, e avere in esso creduto, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è caparra della nostra eredità, in attesa della completa redenzione di coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria».

       Senza il costante riferimento alla Grazia e senza un cammino di docilità alla sua azione, non potrà esserci vera fede e vera testimonianza e l’evangelizzazione non produrrà effetto perché non vissuta in docilità allo Spirito.

       Le indicazioni di Gesù riportate nel brano di Marco non vanno prese alla lettera, ma non vanno neanche edulcorate. L’importante, da non dimenticare mai, è la serietà e l’importanza dell’annuncio salvifico del Vangelo, che non può mai venire meno e che richiede impegno e accoglienza coerente.

       L’annuncio della salvezza non può essere modificato, adattato, ridotto, perciò richiede serietà e coerenza di vita, accoglienza e umiltà, una coscienza retta e formata, «[…] essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità» (Ef 1,4).

       L’annuncio del Vangelo ha la sua efficacia nella Parola stessa e non è sottomesso al successo secondo la logica umana, ma esige che sia compiuto con obbedienza e fedeltà in totale spirito di servizio e di umiltà.

       La Parola di Dio è efficace per sé, ma deve essere accolta in libertà da chi l’ascolta per portare frutti. Essa può essere anche rifiutata e la sua efficacia non viene meno, ma da chi l’ha accolta pretende che sia fatta fruttificare con la docilità del cuore e la testimonianza della condotta di vita.

       Chiediamo al Signore di renderci docili all’azione del suo Spirito per essere annunciatori credibili del suo Vangelo con una condotta di vita degna della fede che professiamo.

        Le preghiere di colletta ci aiutano a pregare con queste parole:

       «O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità, perché possano tornare sulla retta via, concedi a tutti coloro che si professano cristiani di non avere nulla di più caro del tuo Figlio, di respingere ciò che è contrario a questo nome e di seguire ciò che gli è conforme; colmaci del tuo Spirito, perché annunziamo il tuo Figlio ai fratelli con la fede e con le opere».

      


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