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La Luce Negli Occhi

Viaggio nell'anima attraverso la Sacra Scrittura
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IV Domenica di Pasqua – Anno B - 2021

“Edificare sé stessi”


 

(At 4,8-12 - Sal 117 - 1Gv 3,1-2 - Gv 10,11-18)

 

         Si vive tra sogni, desideri ed ambizioni, che non sempre ci permettono di saper affrontare la realtà della vita; restiamo prigionieri di essi perdendo il meglio della esistenza.

       Di ideali, sogni, desideri, progetti ne abbiamo bisogno per affrontare il futuro, l’imprevisto e l’incognito che è davanti a noi, ma nello stesso tempo dobbiamo saper restare connessi con la realtà, con le sfide quotidiane della vita e le sue delusioni e amarezze.

       Per non perdere il giusto equilibrio tra realtà e desiderio, occorre saper appoggiare l’esistenza su qualcosa di saldo e autentico, che sia riferimento per la corretta edificazione della nostra vita, della nostra “casa”!

       «Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo» (At 4, 11).

       Gesù Cristo è “la pietra d’angolo”, il riferimento e la misura per crescere in pienezza come persone. Egli è la “roccia” su cui fondare la vita e il “livello” a cui riferirsi per crescere in modo corretto e pieno.

       Egli è tutto questo perché è la Verità, senza imposizioni, bensì con “amore” e “rispetto” della nostra realtà.

       Gesù non si impone, ma si propone! Non obbliga, ma invita! Non pretende, ma dona! Non ordina, ma serve! Non limita, ma stimola! Non tradisce, anche se viene tradito! Non condanna, ma accoglie e perdona! Gesù ha a cuore ciascuna persona, offre a tutti sé stesso, rispetta ed eleva la dignità di ciascuno a “figli di Dio”.

       Al contrario, il mondo segue valori ed ideali opposti a quelli di Gesù: ammalia, illude, seduce e, quando non ha più bisogno, tradisce e scarta! Secondo la logica umana al di sopra di tutto c’è l’egoismo e l’interesse personale. L’umanità anche quando ama è per piacere e tornaconto, difficilmente riesce ad andare oltre e amare per il solo bisogno di farlo!

       «Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui» (1Gv 3, 1).

       Il cristiano, se vuole edificare sé stesso, deve conoscere l’amore di Dio, crescere in esso, comprendere come attuarlo nella sua esistenza, nelle relazioni quotidiane, nelle sfide che la vita presenta.

       La fede si gioca e si verifica sull’amore! Non è questione di pratiche devozionali, ma amore in cui crescere, educarsi e vivere nelle circostanze della quotidianità.

       La preghiera deve essere un costante esercizio a porre attenzione all’amore di Dio e a edificarsi in esso! La preghiera è innanzitutto “ascolto della voce di Dio”, che parla al cuore, alla coscienza. Senza un vero ascolto non c’è sequela, non c’è fede!

        «In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. […] Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore» (Gv 10, 1-4.14-15).

        La fede è ascolto, conoscenza, sequela. La fede è impegno costante di edificazione e conformazione a Cristo, pietra d’angolo, riferimento per essere “pienamente uomini” e “figli di Dio”.

        La fede non è sublimazione o annullamento dell’umanità, ma elevazione di essa a una dignità “oltre”, quella di Dio, a cui chiamati non per merito, ma per amore gratuito, fedele e misericordioso di Dio Padre nel Figlio Gesù.

        Dio non chiede di mortificare la nostra umanità, di non desiderare, sognare, progettare, ma di farlo senza mai perdere il riferimento del suo amore, che ci permette di essere pienamente noi stessi, nella nostra umanità, consapevoli di essere destinati a qualcosa di oltre questa realtà.

       «Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato» (1Gv 3, 2).

     Il cristiano è pienamente inserito nella realtà del mondo, ma nella consapevolezza di non appartenere ad esso. Non vive in modo disincarnato, perché sarebbe in contraddizione con l’Incarnazione di Cristo, ma vive in continua tensione verso la sua destinazione finale: il Regno di Dio!

       Il credente vive il presente in pienezza, consapevole che qui è chiamato a realizzare ciò che lo attende, in un impegno continuo di verifica e conversione, perché l’amore di Dio sia pieno in lui.

      Vivere la fede è, dunque, un costante impegno di “edificazione”, perché ogni momento, situazione, sentimento, sia vissuto nella fedeltà all’amore di Dio.

      La vita di fede è ascolto, verifica e attuazione dell’amore di Dio per ciascuno. Ogni persona ha una modalità di edificare sé stesso sull’amore di Dio segnata dalla sua umanità.

      Nella diversità di ciò che ogni persona è si realizza il meraviglioso disegno di Dio di edificare il suo Regno di amore; di guidare, condurre il suo gregge al pascolo.

        Il vero gregge di Cristo, però, non è “esclusivo”, ma “inclusivo”! Fedele alla parola del suo Signore, è sempre pronto a dare testimonianza perché altri possano entrare a far parte del gregge.

       La Chiesa, ogni piccola comunità di fede, è e deve impegnarsi ad essere il gregge in cui chiunque può trovare posto, sempre nell’ascolto della voce del suo “Pastore buono”, Cristo!

      Là dove non c’è accoglienza, rispetto, inclusione, amore, non c’è fede e la preghiera, il culto e ogni azione riferita alla fede sono svuotati di Dio e riempiti di individualismo ed egoismo.

     In ascolto del “Pastore buono”, il cristiano, la comunità di fede, la Chiesa tutta, deve vivere il costante impegno di “edificazione” sull’esempio di Cristo “pietra d’angolo”, e testimoniare al mondo la “forza rigenerante” del suo amore.

 

“Signore Gesù, pastore buono del tuo gregge,

che ci doni il tuo amore e ci chiami a seguirti

nel costante ascolto della tua voce,

sostienici con la tua misericordia e il tuo Santo Spirito,

affinché facciamo della nostra vita un costante impegno

di edificazione di noi stessi nel tuo amore.

 

Aiutaci a non avere paura,

ad essere pronti a rinunciare a ciò

che non è secondo la tua volontà.

A saper modellare la nostra vita su di Te,

“pietra d’angolo” e “fonte di amore”.

 

Aiutaci a saper vivere pienamente la nostra vita,

imparando a scegliere sempre a partire dal tuo amore.

Aiutaci a saper trovare il giusto equilibrio

tra il desiderio e la quotidianità, il sogno e la realtà.

Rendici pienamente umani, capaci di saper amare

senza cercare il nostro interesse,

ma sempre pronti ad accogliere, perdonare,

aiutare, cooperare per la reciproca edificazione

e realizzazione di sé.

 

Fa di noi il tuo gregge,

capace di ascoltare e riconoscere sempre la tua voce,

seguirti nella via dell’Amore,

lasciandoci modellare da Te,

per essere “cristificati”,

ed essere testimoni autentici di Te.

Amen!”

      


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