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La Luce Negli Occhi

Viaggio nell'anima attraverso la Sacra Scrittura
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II Domenica di Pasqua - Anno B - 2021

Domenica in albis” o “Domenica della Misericordia

“La vita nuova della Pasqua”


 

(At 4,32-35 - Sal 117 - 1Gv 5,1-6 - Gv 20,19-31)

 

       La prima domenica dopo Pasqua è la “dominica in albis deponendis o depositisa”, così detta perché in quel giorno i fedeli battezzati nella veglia pasquale deponevano l’abito bianco indossato al momento del battesimo. Nel 2000, papa Giovanni Paolo II stabilì che questa domenica venisse denominata "Domenica della divina Misericordia".

      La novità di vita, frutto della Pasqua e che costituisce il credente “sale e luce del mondo”, deriva dal dono del battesimo, dall’essere rigenerati nella morte e risurrezione di Cristo.

      Questa realtà del cristiano è bene espressa nella preghiera di colletta di questa domenica: «Dio di eterna misericordia, che nella ricorrenza pasquale ravvivi la fede del tuo popolo, accresci in noi la grazia che ci hai dato, perché tutti comprendiamo l’inestimabile ricchezza del Battesimo che ci ha purificati, dello Spirito che ci ha rigenerati, del Sangue che ci ha redenti».

      Una novità di vita, dunque, che nasce dalla fede e si realizza nella relazione caritativa verso il prossimo. La vita nuova del cristiano è appartenere a Dio, inserito nella santità di Dio; è vivere nella luce della Verità, rinunciare alla menzogna, al peccato; è far fruttificare e realizzare la santità di Dio con la fedeltà alla Verità: «Dio è luce e in lui non c'è tenebra alcuna. Se diciamo di essere in comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, siamo bugiardi e non mettiamo in pratica la verità. Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù, il Figlio suo, ci purifica da ogni peccato. Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto tanto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. Se diciamo di non avere peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola non è in noi» (1Gv 1, 6-8; vedi anche Ef 4, 14-32).

      Il cristiano vive nella novità di vita pasquale per il Battesimo ed è chiamato a fare della sua esistenza la presenza di Cristo con una condotta di vita “cristiforme”, con un parlare in Verità («Sia invece il vostro parlare: «Sì, sì», «No, no»; il di più viene dal Maligno» Mt 5, 37), che si traduce in opere di carità, di misericordia, senza giudizio, senza condanna, senza esclusioni, per edificare il corpo di Cristo ed essere membra viva e sana del suo Corpo.

       La vita nuova della Pasqua, che scaturisce dal dono della fede ricevuto nel battesimo, ci permette di vincere in noi ed attorno a noi tutto ciò che è ostile a Dio, al suo amore; a estirpare da noi il seme della menzogna, a vincere sul male, sul peccato per la grazia ricevuta.

        La veste bianca del battesimo, la condizione in cui il credente è inserito per dono ed amore di Dio, va conservata nella vita con la fedeltà al Vangelo, con un continuo discernimento che permetta di scegliere sempre la verità, ciò che edifica e permette di vivere nell’amore di Dio.

     La caratteristica e il costitutivo di vita del battezzato è, quindi, la “misericordia”: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso» (Lc 6, 36); «Misericordia io voglio e non sacrifici» (Mt 9, 13); «Scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi dunque di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi» (Col 3, 12-13); «Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati […] Come puoi dire al tuo fratello: «Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio», mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello» (Lc 6, 37.42); «Voi invece, carissimi, costruite voi stessi sopra la vostra santissima fede, pregate nello Spirito Santo, conservatevi nell'amore di Dio, attendendo la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo per la vita eterna. Siate misericordiosi verso quelli che sono indecisi e salvateli strappandoli dal fuoco; di altri infine abbiate compassione con timore» (Gd 20-22).

        Il cristiano è chiamato ad essere presenza di Dio nel mondo, nella società. È chiamato a far fruttificare il dono della fede e a testimoniarla senza paura nelle varie situazioni di vita con una condotta di vita misericordiosa, che non è “buonismo”, non è “sdolcinatura”, ma è adesione alla Verità e scelta di Carità.

        «Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede» (1 Gv 5, 4).

       La vittoria della fede sulla logica del mondo non si realizza con prepotenza e arroganza, ma con accoglienza, annuncio coerente del vangelo e misericordia, frutti della vittoria pasquale del Cristo.

       Il dono della Pasqua è la “Pace” (Gv 20, 19.26), che si realizza per il dono dello Spirito di verità, che ci fa comprendere il senso e il valore della vita; che ci fa apprezzare ogni cosa come dono di amore di Dio; che ci fa desiderare e tessere relazioni di amore e di misericordia; che ci fa impegnare nella edificazione del Regno di Dio; che ci rende testimoni, annunciatori senza timore del Vangelo e ad accogliere, amare e perdonare, come per primi siamo stati accolti, amati e perdonati da Dio.


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