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La Luce Negli Occhi

Viaggio nell'anima attraverso la Sacra Scrittura
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IV Domenica di Quaresima – Anno B

“Credere è fare la verità”


 

(2Cr 36,14-16.19-23; Salmo 136; Ef 2,4-10; Gv 3,14-21)

 

«[…] chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio» (Gv 3, 21).

 

        Tante volte ci chiediamo cosa significa credere. Si confonde, spesso, la fede con le pratiche di culto, limitando la fede al solo “praticare” la chiesa, partecipare alle funzioni, alla Messa.

        Il Vangelo di Giovanni presenta la fede come conoscere, accogliere e vivere la Verità, che è Cristo stesso.

      Nel brano di Nicodemo troviamo questa espressione: “fare la verità”. Una espressione insolita per il linguaggio attuale. Siamo soliti usare: “dire la verità”. Fare la verità è l’opposto del “fare il male”, perché Dio è Verità e quindi operare secondo Dio vuol dire “fare la verità”. Fare la verità significa vivere nella luce. Nel versetto precedente Gesù afferma: «Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate.» (Gv 3, 20).

      Il male è associato al buio, alle tenebre. Il bene è luce e chi lo opera vive nella luce. Il male opera nel buio e nasconde, quindi è menzogna, falsità, ipocrisia, meschinità. Il bene opera nella luce e non ha paura di nascondere, per questo è verità, giustizia, onestà, trasparenza.

     Il male cerca di restare nascosto per non essere sbugiardato, come la menzogna, per questo, di fronte a Gesù reagiva affermando: «Che c'entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio» (Mc 1, 24).

      La lotta tra il bene e il male è presente in ognuno di noi. In ciascuno c’è una lotta interiore (cfr Rm 7, 7-25): siamo contesi tra menzogna e verità, paura e fiducia, egoismo e amore. In questa lotta diuturna siamo giudici di noi stessi ed ogni volta aggiudichiamo a chi dare la vittoria, se al bene o al male, all’egoismo o all’amore.

      Il nostro libero arbitrio ci consente di decidere da che parte stare. L’arbitro della nostra vita è la nostra coscienza, che va educata, formata e illuminata con il costante confronto con la verità.

    Per “fare la verità” e “scegliere la verità” occorre conoscerla. Occorre riconoscere che Gesù è il Signore, il Messia, per questo dice a Nicodemo che «bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna» (v. 14).

     Credere in Gesù, ascoltare e vivere la sua Parola, è “fare la verità”, essere liberi e operare nell’amore: «Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui» (v. 17). Dio ci ha dato la possibilità di accogliere e scegliere la verità e vivere nel suo amore. La salvezza o la perdizione non è predestinazione di Dio, ma dipende dalla nostra libertà di scelta nel riconoscere ed accogliere la verità o rifiutarla.

     Al capito 8 del vangelo di Giovanni, Gesù afferma: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Gv 8, 31-32).

     “Fare la verità” dipende dalla nostra libertà di scelta, dalla nostra accoglienza e adesione alla Parola di Dio, al Verbo fatto carne. Aderire a Lui è partecipare alla sua gloria, essere figli nel Figlio; è santità, giustizia; è “vivere nella luce” ed operare nella “luce” compiendo opere buone, «fatte in Dio» (v. 21).

      Credere, dunque, non è “praticare” ma “essere”! Non si identifica con gli stereotipi del “perfetto e devoto credente”, ma si concretizza nelle scelte quotidiane che nascono dalla verità, compiono la verità e conducono alla verità.

      Credere è un impegno costante di adesione alla parola e di costante verifica interiore; è una lotta continua con sé stessi per “fare la verità”, a costo di essere impopolare, andare contro corrente, avendo come misura e modello il Cristo: «Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime» (Mt 11, 29).

     “Fare la verità”, “conoscere la verità” ci rende veramente liberi perché impareremo a superare il nostro egoismo, ogni scelta concorrerà al bene ed ogni azione sarà per il bene.

    Credere nel Figlio, Parola vivente fatta carne, è nascere dall’alto, dall’acqua e dallo Spirito; è fondare il senso della propria esistenza sull’affidabilità del suo amore e camminare nel suo amore.

      L’alternativa è fondare la propria vita sull’osservanza di convinzioni e devozioni, sulla pratica religiosa che “ri-lega” (da “religio”) l’uomo ai suoi doveri sterili, rinunciando all’amore vero di Dio che libera e ama. L’alternativa è vivere la religiosità e non la vera fede!


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