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La Luce Negli Occhi

Viaggio nell'anima attraverso la Sacra Scrittura
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III Domenica di Quaresima – Anno B

“Religiosità o Fede?”


 

(Es 20,1-17; Salmo 18; 1Cor 1,22-25; Gv 2,13-25)

 

«[…] noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani» (1Cor 1, 23).

«Egli, infatti, conosceva quello che c’è nell’uomo» (Gv 2, 25).

 

       Religiosità o Fede? Credo che tutta la riflessione di questa terza domenica di quaresima possa ruotare intorno a questo binomio e interrogativo. Cosa viviamo, una religiosità o la fede nel Cristo risorto?

          Sembra una domanda inutile a prima vista, ma i due concetti esprimono una realtà completamente diversa.

        La religiosità è espressione della iniziativa di culto dell’uomo verso Dio; è atteggiamento e sentimento religioso, non necessariamente legati a una particolare religione storica, così definita nel dizionario della Treccani.

        In altre parole, è una pratica di culto, di devozione verso Dio, verso i Santi, anche senza una autentica relazione con Dio, perché manca dell’ascolto e accoglienza dell’iniziativa di Dio.

       La fede, dal suo canto, è iniziativa di Dio a cui l’uomo risponde. È una relazione profonda con Dio che parte dall’accoglienza della sua proposta di amore, di alleanza; è, dunque, caratterizzata dalla logica del dialogo, dalla reciprocità.

        La fede è una relazione vitale abitata soprattutto da molto ascolto più che da tante chiacchiere. Non è uno spreco di parole, ma un ascolto che si fa dialogo e condivisione. Avere fede non è dedicare a Dio qualche attimo della propria giornata offrendo preghiere o atti devozionali, ma è una relazione profonda, da cuore a cuore, che genera vita e costante rinnovamento interiore.

       Spesso la fede dei credenti assomiglia ad un monologo religioso, ove non si percepisce la chiamata di Dio; non si comprende la sua volontà; non si sa, di fatto, dialogare con lui.

        È allora che la fede decade a religiosità fredda e sterile, arrivando perfino ad essere disastrosa nelle sue espressioni, dal momento che non è più Dio a indicare il cammino, ma l’uomo in base alle sue ristrette visuali e ai suoi interessi immediati. La religione, a quel punto, è sfruttata per mascherarli, per legittimarli. Ma è un crimine orribile.

       «Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!»» (Gv 2, 14-16).

      

       Le varie fazioni presenti a vario livello nella Chiesa; le chiusure al dialogo, alla ricerca di cosa chiede il Signore per l’oggi, pensando di perdere qualcosa; le manifestazioni di potere che si riscontrano a diverso titolo nella Chiesa; il commercio che spesso c’è dietro alla devozione e al culto; l’ipocrisia e la meschinità che chiudono all’ascolto dello Spirito e scandalizzano i deboli e piccoli nel cammino di fede: tutto questo è ciò che profana il tempio di Dio e non è espressione della fede, ma della sterile e vuota religiosità. Un abomino davanti a Dio!

        Credere e avere fede significa vivere la relazione profonda e vitale con Cristo, crocifisso e risorto, potenza di Dio e sapienza di Dio (cfr 1 Cor 1, 24). Una relazione che è ascolto, adesione, costante verifica e dialogo continuo, impegnandosi a vivere nel suo amore compiendo il massimo bene possibile qui ed ora.

         I comandamenti, che il brano di Esodo ci ricorda, non sono altro che la via per il bene, la strada per la felicità vera e piena. Prima ancora di essere un divieto, sono un invito all’amore verso Dio, verso i fratelli e verso sé stessi. Solo nella logica dell’amore possono essere seguiti e attuati nelle varie circostanze della vita.

      Credere nel Cristo crocifisso e risorto vuol dire rompere con la visione di Dio giudice e potente, a cui attribuire le sorti del mondo e accusarlo per il male che ci circonda.

        Credere nel Cristo crocifisso e risorto vuol dire leggere, valutare, decidere con la logica dell’amore, vivendo con responsabilità e impegno ogni cosa per l’edificazione comune.

        Questo è stoltezza per il mondo, per chi ripone tutto nel potere, nel denaro, nel successo. Credere in Cristo significa cercare non il proprio tornaconto ed interesse, ma quello di tutti, che non chiede di disprezzare il benessere e la ricchezza, ma di non vivere in funzione di essa. Significa cercare il proprio bene senza escludere quello del prossimo; cercare il bene per sé favorendo e permettendo quello degli altri; usando i beni senza escludere, privare, negare al prossimo di averne ed usarne.

         Il culto gradito a Dio, che ci permette di vivere la relazione piena e vitale con Lui, non è altro che la nostra vita, le nostre opere, le scelte, le parole, i gesti tutti orientati al bene personale e di tutti.

        «Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto» (Rm 12, 1-2).

       Le preghiere, il culto, le devozioni e la stessa partecipazione ai Sacramenti, sono graditi a Dio se tutta la vita è un’offerta al Signore; se ogni cosa e in ogni cosa cerchiamo e compiamo la volontà di Dio: amare Lui e i fratelli!

       «Allontanate dunque ogni genere di cattiveria e di frode, ipocrisie, gelosie e ogni maldicenza. […] Avvicinandovi a lui, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo» (1Pt 2, 1.4-5).

        Siamo il tempio di Dio, l’edificio spirituale. Offriamo il vero e gradito culto a Dio della nostra vita mediante l’ascolto e la meditazione della sua Parola, ricevendo la grazia dei Sacramenti ed operando nel suo amore verso il prossimo e nel mondo.

Religiosità o fede? Quale delle due realtà ci appartiene?

      


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