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La Luce Negli Occhi

Viaggio nell'anima attraverso la Sacra Scrittura
  • Occhi



XVIII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

“Uniti a Cristo, a servizio della Verità per amare il prossimo”


 

(Is 55,1-3; Sal 144; Rm 8,35.37-39; Mt 14,13-21)

 

       «[…] egli vide una grande folla, sentì compassione per loro» (Mt 14, 15). «Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature» (Sal 144).

        Quante volte dubitiamo dell’amore di Dio? Quante volte pensiamo che Dio manda disgrazie e sembra godere nel vedere gli uomini nel dolore e nella prova? Quante volte, di fronte a disgrazie, incidenti, atti di violenza, guerre, ecc., ci chiediamo perché Dio lo permette, attribuendo a Lui, direttamente o indirettamente, la responsabilità di ogni male e di avere un cuore insensibile?

       L’Evangelista Matteo, invece, presenta il cuore di Gesù pronto alla compassione verso il popolo, che si commuove vedendolo nel bisogno.

       La compassione di Dio verso di noi è il segno del suo amore, ma come interviene? Dio non interviene mai senza l’uomo: anche quando compie miracoli di guarigione, in cui manifesta la sua potenza e grandezza, lo fa sempre con il consenso e la partecipazione della persona.

       Manifesta il suo amore e opera con la sua Grazia senza mai fare violenza, ma attende la richiesta della persona, che “si alzi il grido del povero”, che “il cuore sia pronto a ricevere il suo intervento”.

       Dio ha scelto di manifestare la sua grandezza, il suo potere e il suo Amore mediante l’umanità, per questo ogni battezzato è rivestito della grande responsabilità di renderlo visibile con la sua vita. Per la sua volontà di scegliere la mediazione umana ha costituito la Chiesa, suo popolo santo, suo corpo mistico, per rendere presente sé stesso mediante la sua missione e i Sacramenti.

       Il brano evangelico presenta il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, preludio dell’Eucaristia. Alcune sottolineature, che l’evangelista Matteo riporta, sono importanti per comprendere il senso del miracolo e l’insegnamento per noi oggi.

Il luogo dove si trovavano era un deserto ed il miracolo avviene dopo una giornata di guarigioni e di annuncio da parte di Gesù, sul far della sera: il deserto e la sera nella Bibbia rappresentano la condizione di prova, di tentazione, di smarrimento. I discepoli sono presentati preoccupati della fame materiale della folla e del poco che hanno per sfamarli, sia in cibo che in denaro; questa preoccupazione sembra sminuire tutto quello che hanno ascoltato e assistito da parte di Gesù.

       Gesù risponde alla preoccupazione dei discepoli investendoli di una grande responsabilità, che è oltre quella del momento di dare il sostentamento materiale alla folla: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Quello che accadrà da quel momento in poi è il segno di quanto gli apostoli, i discepoli, la Chiesa, tutti i battezzati, sono chiamati a fare: dare alle folle di ogni tempo il sostegno alla loro fame e sete di senso, di verità, non dimenticando mai anche i bisogni materiali per il rispetto della dignità della persona.

       Il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci è segno dell’Eucaristia come viatico, ma anche segno della responsabilità di ogni credente di fare a tutti “la carità della verità” (Ef 4, 5), cioè prendersi cura del prossimo dando un servizio attento al bisogno “integrale” della persona.

       Il battezzato, nella diversità dei carismi e ministeri, ha l’obbligo morale di dare Cristo al mondo. Questo servizio è possibile se si alimenta quotidianamente di Cristo, con la Parola e i Sacramenti, in particolare con l’Eucaristia. Dare Cristo al mondo significa servirlo nel prossimo dando risposta ai suoi bisogni e alla sua ricerca di senso e di verità.

       Questa missione è il senso dell’Eucaristia, che ci inserisce nella comunione con Cristo e con i fratelli. È espressa nel “Ite Missa est”, tradotta impropriamente con “la messa è finita”: la celebrazione si conclude nei riti e continua nella vita quotidiana con il servizio di “carità nella verità” da offrire ad ogni persona.

       È il senso dell’espressione di Gesù: «Voi stessi date loro da mangiare»; la responsabilità di dare ciò che abbiamo ricevuto: Cristo stesso! L’Eucaristia non va ridotta ad un rito; essa è viatico, sostegno per la nostra vita ed anche fonte di grazia per l’annuncio e la testimonianza della fede.

       L’Eucaristia ci unisce a Cristo, ci inserisce in Lui e niente e nessuno ci può separare da Lui: «Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore» (Rm 8, 38-39).

       Solo noi stessi, con il nostro peccato, con la nostra libera volontà possiamo separarci da Cristo. Solo noi abbiamo la possibilità di rompere il legame d’amore con Dio in Cristo Gesù, decidendo di non vivere nel suo amore, di non camminare secondo i suoi insegnamenti, non operando nella carità e nella verità: questo solo ci separerà da Cristo, la nostra libertà!

       Accostiamoci al cibo spirituale, alla presenza reale di Cristo e impegniamoci a vivere “la carità della verità” verso il prossimo, annunciando il Vangelo con un servizio integrale alla persona.

      

“Signore Gesù,

presente in mezzo a noi

nel Sacramento dell’Eucaristia,

fa di noi servi della tua Parola,

e testimoni del tuo Amore.

 

Conservaci nel tuo amore,

donaci il tuo Spirito

per amare e servire il nostro prossimo.

 

Fa di noi la tua Eucaristia vivente,

capaci di fare a tutti “la carità della verità”,

annunciando la tua Parola,

facendoci prossimi a tutti,

capaci di ascoltare i bisogni

e le attese del prossimo.

Amen!”


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