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La Luce Negli Occhi

Viaggio nell'anima attraverso la Sacra Scrittura
  • Occhi



XVII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

“Cercatori di tesoro e di perla preziosa, operando con cuore docile e puro.”


 

(1Re 3,5.7-12; Sal 118; Rm 8,28-30; Mt 13,44-52)

 

       Parlare di “Regno di Dio” nel contesto sociale in cui stiamo vivendo, in cui il dibattito politico è acceso tra populisti e sovranisti, tra chi rivendica il potere nazionale liberato dall’egemonia dell’Europa, può essere totalmente frainteso o, addirittura, manipolato a favore di una corrente o di un’altra.

       La categoria “Regno di Dio” non ha nulla a che vedere con la nostra concezione di Regno, Nazione, Sovranità monarchica o popolare. Nella Bibbia, a partire dall’AT, il termine “Regno” indica l’azione potente di Dio e non un territorio o una moltitudine di persone su cui regnare, ma neanche va inteso come una realtà celeste opposta alla terra.

La categoria “Regno di Dio” indica l’intervento potente di Dio nel mondo e nella storia umana, entrando in relazione con la coscienza personale, invitandola ad accogliere la sua proposta di vita e condividendola in un cammino di comunione, formando la Chiesa.

       Le parabole del Regno in Mt 13, 44-52 evidenziano questa proposta libera e coinvolgente da parte di Dio, che interpella la libertà di scelta del soggetto il quale, nello stesso tempo, ne resta totalmente preso e coinvolto.

       «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».

       Il Regno è presentato come qualcosa di grande valore (tesoro, perla preziosa), che non produce avidità ed egoismo, ma genera “gioia” e spinge a lasciare i propri “averi” per acquistarlo: è una risposta libera e coinvolgente della coscienza personale, che viene interpellata, stimolata, catturata, coinvolta, per cui tutto diventa secondario e relativo al “Regno”, presentato come qualcosa di bello, sublime, eccelso al cui confronto tutto perde di valore.

       Il Regno di Dio lascia liberi anche dopo averlo scelto perché non si impone con regole ed imposizioni, ma orienta alla pienezza e alla bellezza che lo caratterizzano.

       Il Regno di Dio è una proposta di valore e di pienezza che spinge alla radicalità della scelta nella libertà personale, perché appaga ogni ricerca di senso ed ogni bisogno di amore e di felicità.

       Sebbene interpella la coscienza personale, non è una esperienza individuale, bensì comunitaria: «il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci». La proposta è per tutti e, una volta accolta, inserisce in una comunità: la Chiesa.

       Accogliere il Regno di Dio produce separazione da tutto quello che è contrario, opposto ad esso, per cui comporta fare scelte radicali che separano dal “mondo”, ma non “escludono” da esso.

       La Chiesa non potrà mai essere conforme al mondo, ma neanche in opposizione. La radicalità del Regno di Dio pone la Chiesa distante dal mondo, perché non è una realtà terrena essendo di Dio, ma inserita nel contesto terreno per i suoi membri, che vivono nel mondo ma sempre proiettati verso la destinazione finale: la partecipazione alla Gloria di Dio.

       San Paolo ci aiuta a comprendere questo concetto usando, nel brano di Romani, i termini di “predestinati”, “giustificati”, “glorificati”: «Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati» (Rm 8, 29-30).

Il cristiano, vivendo la sua “conformità” a Cristo, divenendo così “figlio nel Figlio”, partecipa alla sua Gloria già da questa vita terrena, vivendo nella sua Grazia, lontano dal peccato, seguendo i suoi insegnamenti, con il sostengo alla sua debolezza per l’azione in lui dello Spirito Santo.

       Il cristiano, che si rivolge al Padre con la preghiera insegnata da Cristo, domanda l’avvento del suo Regno e, di fatto, impegna sé stesso a renderlo visibile nella sua vita e nella relazione di comunione con la Chiesa e nella Chiesa.

       La Chiesa è, dunque, inserita nel contesto terreno, ma non può assoggettarsi alla secolarizzazione, perché essa è sempre protesa verso la meta finale della Gloria di Dio. Essa vive e interpreta la storia alla luce della Verità di Dio, non può “conformarsi alla mentalità del secolo, ma rinnova sé stessa nel continuo ascolto dello Spirito, per discernere la volontà di Dio, scegliendo ciò che è bene secondo Dio” (cfr Rm 12).

       La preghiera di Salomone è ciò che, ogni singolo cristiano e la Chiesa intera, chiede in dono da Dio per accogliere, attuare e rendere presente il Regno di Dio: “un cuore docile”, “il discernimento nel giudicare”.

 

 

“Signore Dio,

Padre misericordioso e fedele,

tu ci chiami ad accogliere e a rendere presente

il tuo Regno di amore e di pace.

 

Donaci un cuore docile,

per ascoltare il tuo Spirito,

che ci aiuti a comprendere il bene e ad attuarlo;

che ci sostenga nella nostra debolezza;

che ci illumini nelle nostre scelte.

 

Ci hai costituiti come tuo popolo santo,

guidati dalla luce della tua Parola,

sorretti dalla grazia dei tuoi Sacramenti.

 

Fa che sappiamo vivere nella vera comunione,

perché la tua Chiesa sia per il mondo,

Madre e Maestra,

capace di indicare la Via;

accogliere con dolcezza;

insegnare con autorità;

correggere con mitezza e misericordia.

 

Ogni battezzato,

esprima con gioia la sua appartenenza a Te;

viva la sequela con determinazione e umiltà;

operi sempre in verità e carità, guidato dal tuo Spirito,

con “cuore docile”, capace di discernere sempre il bene.

Amen!”


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