Privacy

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra Clicca qui per ulteriori informazioni




La Luce Negli Occhi

Viaggio nell'anima attraverso la Sacra Scrittura
  • Occhi



XV Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

“La Parola di Dio agisce in noi, ma non senza di noi”


 

(Is 55,10-11; Sal 64; Rm 8,18-23; Mt 13,1-23)

 

        La parabola del seminatore permette di fare una profonda introspezione per verificare il fondamento della fede che si vive.

        L’invito è rivolto a comprendere come accogliamo e facciamo fruttificare la Parola di Dio in noi.

       La domanda che più è risuonata dentro, dopo la lettura meditata della Parola, è stata: «La mia vita è guidata dalla Parola di Dio?». Questa domanda trova ragione nel passo di Isaia, in cui il Signore dice: «[la mia parola] non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata» (Is 55, 11).

        Quali sono gli effetti della Parola di Dio in me, nelle relazioni che vivo, nella routine quotidiana?

        È difficile capirlo! Occorre fare un profondo lavoro di introspezione per comprendere le fondamenta della propria esistenza.

      Ulteriore spunto di meditazione e approfondimento della Parola di questa domenica l’ho trovato in un articolo-intervista ad Aisha Silva Romano sul sito “La Luce”, in cui lei presenta la sua conversione all’Islam.        Lungi dal voler commentare e giudicare lei ed il contenuto dell’articolo, ma il racconto della sua esperienza è stato stimolo di riflessione facendomi interrogare sulla fede cristiana e sulla testimonianza dei credenti. Riporto i passi che hanno interpellato la mia coscienza di cristiano.

      Silvia Romano, nata e cresciuta in Italia, operatrice volontaria con un’associazione umanitaria, raccontando la sua vita prima della sua conversione, presenta chiaramente la realtà culturale della nostra Italia, in cui la fede cristiana non incide più sul pensiero e sulla morale dei cittadini.

      Afferma: «Prima di essere rapita ero completamente indifferente a Dio, anzi potevo definirmi una persona non credente […] Mi ponevo queste domande (“esistenziali” n.d.r.) rarissime volte, solo quando – appunto – mi confrontavo con i grandi mali del mondo. Nel resto della mia vita ero indifferente, vivevo inseguendo i miei desideri, i miei sogni e i miei piaceri. […] Per me il giusto, prima, era semplicemente fare ciò che mi faceva sentire bene; non avevo un criterio diverso relativamente a ciò che fosse giusto e sbagliato; il bene per me corrispondeva a ciò che mi faceva sentire bene. In realtà ora capisco che mi illudevo mi facesse stare bene»[1].

      Queste parole mi hanno fatto domandare: “Professare e praticare la fede cristiana come incide sul mio modo di pensare?”; “La Parola di Dio, che leggo, medito e prego, è guida per la mia vita?”; “Le persone che incontro, a partire dalla mia famiglia, riconoscono che tutto di me è in funzione degli insegnamenti evangelici”.

      Sicuramente la Parola di Dio ha efficacia in sé stessa, ma ogni credente è un testimone della sua azione rigenerante e rinnovatrice. Ogni credente è esempio vivente che è possibile attuare ciò che Dio insegna. La Parola di Dio agisce in noi per la sua potenza ed efficacia, ma non senza di noi, senza l’accoglienza da parte nostra. Esige da noi disponibilità e accoglienza.

     Nella sua onnipotenza, Dio non opera senza di noi, ma agisce mediante l’umano, attraverso ogni persona che ascolta e mette in pratica i suoi insegnamenti.

      La parabola del seminatore ci interpella sulla nostra testimonianza e sull’impegno di trasmettere i valori evangelici. Pone interrogativi chiari e diretti al nostro essere credenti, in merito a quanto conosciamo la Parola di Dio; quale accoglienza trova nel nostro cuore; se le permettiamo di agire in noi, cambiando quello che non è conforme e degno davanti a Dio.

    In ogni celebrazione dell’Eucaristia viene proclamata la Parola di Dio ed ogni domenica viene commentata e attualizzata nell’omelia. Nell’itinerario catechetico la Parola è fondamento di ogni incontro di catechesi. Se sono in calo i matrimoni celebrati in Chiesa, la richiesta del Battesimo e della Prima comunione sembrano ancora essere richiesti per la maggioranza dei bambini e ragazzi.

     Tutto questo impegno, tutta l’azione pastorale della Chiesa, però non si perde nel tempo adolescenziale, facendo riscontrare un disinteresse nei giovani del discorso di fede.

    Possiamo dire che è tutta responsabilità loro o della società? Possiamo ritenerci tranquilli e sicuri di aver fatto di tutto perché la fede sia conosciuta e vissuta da ogni persona?

   La parabola del seminatore presenta i diversi terreni che ricevono il seme della parola. Sicuramente ogni persona ha la personale responsabilità di fronte a Dio, ma non dimentichiamo la corresponsabilità come credenti e comunità di fede di educare e testimoniare la fede.

     La cultura, la società, il mondo è costituito anche da noi credenti e come tali, per la fede cristiana che professiamo, siamo stati costituiti da Cristo “sale e luce”, “lievito che deve fermentare la massa”.

     Non possiamo essere tranquilli in coscienza pensando di essere buoni cristiani per il solo fatto di pregare e vivere i sacramenti, ascoltare la Parola e cercare di comportarci nel miglior modo possibile. Dobbiamo sentire la responsabilità di aiutare il prossimo a conoscere e comprendere la Parola di Dio, perché la possa accogliere e far fruttificare nella sua vita.

    «Avevo anche letto alcuni versi della Bibbia e appreso i punti in comune del Cristianesimo e dell’Islam. In definitiva, il Corano mi era parso un testo sacro con dei principi chiari che guidavano verso il bene» queste parole della signorina Romano, senza entrare nel merito della differenza tra Bibbia e Corano, ci devono far comprendere quanto è urgente rinnovare il nostro impegno di credenti. Lei è una dei tanti giovani della nostra Italia, che ancora vanta di essere cattolica nella tradizione, ma di fatto non conosce la fede cristiana.

    Possiamo dire che come credenti conosciamo bene la Bibbia? Non certamente a memoria, ma almeno in modo generale sapendo indicare quali sono i capisaldi della nostra fede?

    Come possiamo essere soddisfatti delle espressioni di pietà popolare, quanto sappiamo che le coscienze ignorano i fondamenti della fede? Tutta la devozione popolare in cosa si traduce nell’impegno quotidiano?

    Le numerose celebrazioni eucaristiche; le catechesi in vista dei sacramenti, anche se di fatto solo per la Prima Comunione; le devozioni e feste in onore dei Santi Patroni, che caratterizzano le comunità locali, perché poco incidono sul nostro tessuto sociale? Perché riscontriamo un calo di frequenza alla Santa Messa?

    Domande che richiedono una riflessione di ciascun credente e di ogni piccola comunità di fede perché la Parola di Dio non cada invano, ma ci trovi attenti e pronti a cooperare per portare frutto di conversione personale e di testimonianza credibile.

 

O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità,

perché possano tornare sulla retta via,

concedi a tutti coloro che si professano cristiani

di respingere ciò che è contrario a questo nome

e di seguire ciò che gli è conforme.

 

Accresci in noi, o Padre, con la potenza del tuo Spirito

la disponibilità ad accogliere il germe della tua parola,

che continui a seminare nei solchi dell’umanità,

perché fruttifichi in opere di giustizia e di pace

e riveli al mondo la beata speranza del tuo regno.

 (Collette della XV domenica del T. O.)

 

 

[1] https://www.laluce.news/2020/07/06/aisha-silvia-romano-si-racconta-per-la-prima-volta-mi-son-chiesta-perche-a-me-e-ho-trovato-dio/


Passa alla modalità desktopPassa alla modalità mobile