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La Luce Negli Occhi

Viaggio nell'anima attraverso la Sacra Scrittura
  • Occhi



Solennità del Corpus Domini – Anno A

“Essere in Lui e Lui in noi”


 

(Dt 8,2-3.14-16; Sal 147; 1Cor 10,16-17; Gv 6,51-58)

      

       «[…] l’uomo non vive soltanto di pane» (Dt 8, 3).

       Durante tutto il tempo di “lookdown”, del confinamento nelle proprie case, tanti hanno pensato che sarebbero cambiate le cose, che la pandemia aveva risvegliato le coscienze e aiutato a far considerare la scala dei valori e la nostra società sarebbe tornata a vivere i giusti valori.

       Ripensando ai primi giorni della riapertura, abbiamo visto che tutto è tornato come sempre, forse anche peggio in determinate situazioni. Quali sono i valori su cui si basa la nostra società? Certamente l’economia e la libertà sono stati i punti su cui tante parole si sono dette.

       In una situazione di criticità economica in cui ci troviamo, certamente l’affermazione di Deuteronomio può sembrare fuori luogo e irrispettosa verso le esigenze di tante famiglie in gravi necessità di sopravvivenza.

       Eppure, se riflettiamo bene, è una affermazione quanto mai necessaria per leggere proprio il nostro tempo e la nostra società. Ancor di più è una affermazione che aiuta a riflettere anche sulla fede e la sua pratica.

       La solennità del Corpus Domini, istituita l'11 Agosto 1264 da Papa Urbano IV con la Bolla "Transiturus", non è certamente da considerarsi un doppione del Giovedì Santo, memoria dell’Istituzione dell’Eucaristia. Nella solennità odierna si intende porre l’attenzione sul legame tra l’Eucaristia e la Chiesa, tra il Corpo del Signore e il suo Corpo Mistico. La processione e l’adorazione eucaristica continuata, che normalmente si svolgono in questa solennità e ne sono le note peculiari, pongono l’accento sulla fede del popolo cristiano nell’Eucaristia e l’importanza che riveste nella vita della comunità cristiana.

       Nel Sacramento dell’Eucaristia la Chiesa trova la sorgente del suo esistere e della sua comunione con Cristo, ed ogni singolo credente la forza per essere testimone di Cristo, “lievito”, “luce e sale” per il mondo.

       Dal rapporto con l’Eucaristia, il credente comprende il senso dell’espressione del Deuteronomio: l’uomo non vive soltanto di pane. L’Eucaristia, pane eucaristico, alimenta e dà vigore a tutto il resto della persona che non è legato alle esigenze materiali.

       Nell’incontro con il Cristo nel sacramento dell’Eucaristia, il credente non solo corrobora la sua fede, ma è continuamente stimolato a cercare, comprendere ed attuare il bene secondo Dio, che è il bene libero da ogni soggettivismo ed egoismo.

       Ovviamente il bene secondo Dio non è contro l’uomo, ma spesso viene inteso contro la libertà individuale. Questa comprensione e visione di Dio come un dittatore, o comunque un limitatore della libertà personale, non aiuta certo a incontrarlo nel dono dell’Eucaristia. Un Dio che si dona, che si fa presenza interpella costantemente la coscienza del credente a conformarsi a questa logica di amore e di donazione. Questo è il senso profondo di “Comunione”, termine con cui chiamiamo comunemente l’Eucaristia.

       “Fare Comunione” con Dio esige vivere ed operare in comunione con il prossimo. Questo è il senso della pericope di San Paolo ai Corinti, che si conclude: «Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane» (1Cor 10, 17).

       Gesù stesso, nel spiegare il senso del cibarsi di Lui, afferma: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui» (Gv 6, 56). “Essere in Lui e Lui in noi” è il mistero della comunione con Dio, l’essenza della fede cristiana e l’identità della Chiesa, della comunità dei credenti.

       Il credente si identifica non per la devozione, ma per la vita di comunione, per lo stile di unità con il quale si impegna a vivere. Non è scontato e semplice vivere da cristiani. Gesù ha indicato più volte quale è l’identità del vero cristiano e nell’ultima cena ha detto chiaramente qual è la modalità di vita del discepolo: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13, 35).

       Celebrare ed accostarsi all’Eucaristia per il battezzato è il momento fondamentale, centrale e costitutivo della fede. Senza l’Eucaristia non c’è Chiesa e non c’è credente. Senza l’Eucaristia non si può vivere la fede cristiana, perché essa è la sorgente a cui attingere identità, operatività, forza, coraggio, consolazione e pace.

       Basta accostarsi al Sacramento per vivere la comunione con Dio? Certamente no! Occorre impegno di vita e profonda disposizione alla continua conversione e conformità a Cristo. I benefici vanno ricevuti con dignità di coscienza.

       La sequenza di questa solennità esprime questo concetto con queste parole: «Vanno i buoni, vanno gli empi; ma diversa ne è la sorte: vita o morte provoca. Vita ai buoni, morte agli empi: nella stessa comunione ben diverso è l’esito!».

       Il medesimo Sacramento può essere fonte di Salvezza o motivo di condanna, tutto per la personale condizione di coscienza con la quale ci accostiamo ad esso.

       L’Eucaristia, fonte di amore e di salvezza, interpella e impegna la coscienza personale ad un cammino serio e a un discernimento attento. Ecco perché la Chiesa raccomanda che ci si accosti al Sacramento dell’Eucaristia con coscienza retta e dopo aver confessato i peccati gravi.

       La solennità del Corpus Domini, come già ho detto, pone in luce il profondo legame tra Eucaristia e Chiesa. La Chiesa, comunità di credenti è chiamata ad essere “Eucaristia vivente nel mondo”, cioè a generare “comunione” attraverso la vita di ciascun credente.

       Ovviamente il primo livello di comunione è da realizzare “ad intra”, nella comunità di appartenenza: dalla famiglia alla parrocchia, dalla parrocchia alla Diocesi, dalla Diocesi alla Chiesa Universale.

       Il secondo livello di comunione da realizzare, non perché successivo ma piuttosto conseguente, è “ad extra”, nelle relazioni quotidiane, nella società. Il discepolo di Cristo, alimentato dall’Eucaristia, è chiamato ad essere nella società, per il mondo, esempio della novità di vita propria della sequela cristiana, che è l’amore caritatevole.

       Il cristiano si deve distinguere nella società per la capacità di vivere la carità, per lo stile di comunione e condivisione, che non vuol dire accettare tutto e giustificare tutto, ma affrontare tutto con la logica dell’amore di Dio, che condanna sempre l’errore e salva la persona; che cerca ogni possibile via per realizzare il bene operando sempre nella verità e nella giustizia.

       Celebrare la solennità del Corpus Domini, dunque, significa volersi impegnare a vivere la “comunione” con i tutti, a cercare sempre ciò che unisce ponendo rimedio a ciò che divide. Significa vivere relazioni in verità e in giustizia nella vera carità, che non cerca mai il proprio interesse e prestigio, ma edifica nella condivisione e nella reciprocità (vedi 1 Cor 13).

       Adorare il Signore presente nel Sacramento dell’Eucaristia e vivere la processione eucaristica, sono momenti che esprimono non solo la nostra fede in Cristo, vivo e presente realmente nelle specie eucaristiche, ma anche il nostro essere Chiesa, comunità di fedeli, Corpo Mistico di Cristo.

       Sostando in adorazione davanti al Signore Gesù Eucaristia facciamo verità in noi, verificando se siamo in comunione con le persone che conosciamo, se operiamo con impegno per avere relazioni di condivisione e di unità.

       Chiediamo al Signore di aiutarci a superare ogni divisione e discordia per essere degni del Sacramento che celebriamo e riceviamo.

       In ogni cappella delle Congregazioni e Istituti della Famiglia Paolina (10 in totale) è presente questa frase vicina al Tabernacolo:

        Non temete Io sono con voi.

        Di qui voglio Illuminare.

        Abbiate il dolore dei peccati

       Credo che esprima bene il significato della presenza reale di Cristo nell’Eucaristia e della comunione con Lui e tra noi.

       Vi propongo, per la preghiera personale davanti al Santissimo Sacramento, quella scritta dal Beato Giacomo Alberione, fondatore della Famiglia Paolina.

        Credo mio Dio, di essere innanzi a Te

        che mi guardi ed ascolti le mie preghiere.

        Tu sei tanto grande e tanto Santo: io ti adoro.

        Tu mi hai dato tutto: io ti ringrazio.

        Tu sei stato tanto offeso da me: io ti chiedo perdono con tutto il cuore.

        Tu sei tanto misericordioso: io ti domando tutte le grazie che vedi utili per me. Amen”

 

 


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