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La Luce Negli Occhi

Viaggio nell'anima attraverso la Sacra Scrittura
  • Occhi



III Domenica di Pasqua – Anno A - 2020

“Nel timore di Dio, testimoni del suo Amore”


 

(At 2,14.22-33; Sal 15; 1Pt 1,17-21; Lc 24,13-35)

 

       «due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto» (Lc 24, 13).

       Quante volte ci siamo fermati a discutere su Dio, sulla sua esistenza, sul suo modo di essere presente nel mondo. Tra dubbi e certezze cerchiamo di andare avanti nel cammino di fede, spesso senza risposte che soddisfano la nostra curiosità, altre volte non ricevendo quello che avremmo desiderato.

       Quante volte abbiamo dovuto rispondere a chi derideva la nostra fede, offeso il nostro Dio, contestato la Chiesa. Tante volte dopo aver risposto abbiamo constatato in noi che condividiamo la critica mossa contro la fede e la Chiesa.

       Nulla di più normale e di più comune! Senza il dubbio non ci può essere fede! Senza la domanda di senso non si può riconoscere Dio come Padre.

       Chi non ha dubbi e ritiene di avere una fede incrollabile di fatto si può dire che ha aderito ad una religione, che sia cristiana, islamica o qualunque altra non farebbe differenza.

       Avere fede significa camminare in una continua ricerca della volontà di Dio, che non è facile da capire e attuare, perché richiede annullamento dei propri schemi e certezze. Chi invece afferma di non avere dubbi e di avere una fede incrollabile non vive la ricerca e non ha bisogno di verificare la sua condotta, proprio perché ritiene di essere nel giusto per la fede che professa.

       Anche i farisei erano sicuri della loro fede, di conoscere e praticare la Legge di Dio, eppure Gesù li definisce ipocriti, sepolcri imbiancati, guide cieche (Mt 23,13-35). San Paolo mette in guardia i fedeli di Corinto, e tutti noi, a non cadere nell’idolatria pur convinti di seguire Gesù Cristo e afferma: «chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere. […] Perciò, o miei cari, fuggite l'idolatria» (1Cor 10, 12.14).

       Nel documento della Cei, “Il Rinnovamento della Catechesi”, i vescovi affermano che la vera mentalità di fede si ha «quando c’è capacità di comprendere e interpretare tutte le cose secondo la pienezza del pensiero di Cristo» (RdC 39).

       I discepoli di Emmaus arrivano ad una vera mentalità di fede quando riconoscono Gesù come Signore e Dio e rileggono l’esperienza fatta di cammino con Lui, nell’ascolto della sua Parola e nello spezzare il pane.

       La fede è esperienza e accoglienza di un TU, è credere a Dio, a Cristo e vivere in Lui e per Lui. La fede si identifica in due aspetti principali di fiducia e di conoscenza. «Priva di contenuti, la fede si svuota e perde la sua identità. Priva di configurazione personale, diventa un sapere senza vita, una pura ortodossia formale»[1].

       Per crescere nella vera fede occorre disposizione di cuore e di mente per accogliere Dio, comprendere la sua Parola e conformare la propria vita sul suo insegnamento.

       La fede instaura con Dio un rapporto riverenziale, filiale e di abbandono al suo amore. Questo rapporto, seppure da Padre a figlio, deve essere vissuto sempre con la consapevolezza della grandezza di Dio, quindi, nella riverenza e nel timore, come ci dice San Pietro: «se chiamate Padre colui che, senza fare preferenze, giudica ciascuno secondo le proprie opere, comportatevi con timore di Dio nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri» (1Pt 1, 17).

       Il timore di Dio non è da intenderlo come paura. Esso è un atteggiamento interiore riverenziale e filiale che ci fa aver paura di ogni offesa a Dio, di ogni tradimento verso il suo amore. La volontà riceve dal timore una scossa nel suo slancio vitale verso il bene.

       Il timore è virtù e dono dello Spirito Santo, principio della sapienza, porta a perfezione le virtù della speranza e della temperanza: la speranza, generando in noi la paura di offendere Dio e di essere separati da Lui; la temperanza, procurando in noi il distacco dai nostri piaceri egoistici che ci distraggono dal vero bene e ci separano dalla volontà di Dio.

       Il timore è la virtù che ci fa allontanare dal peccato e ci guida alla disposizione interiore a lavorare su noi stessi per conformare mente, volontà e cuore a Dio, a Cristo Gesù.

       Tutto questo si ottiene mediante l’ascolto meditativo della Parola e l’adorazione della sua presenza nell’Eucaristia, corroborati dalla sua grazia sacramentale.

       Il brano dei discepoli di Emmaus ci richiama ad alimentarci quotidianamente a queste due fonti di grazia: Parola ed Eucaristia.

       «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?»

       La Parola di Dio va ascoltata e meditata per renderla presente nella nostra esistenza: come via per orientare le nostre scelte; come verità a cui uniformare i nostri atti; come vita a cui ispirare i nostri sentimenti.

       «Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane»

       L’Eucaristia va celebrata, ricevuta, adorata per fare di noi offerta a Dio e ai fratelli in uno stile di vita tutto fondato nella carità. L’Eucaristia è la fonte dell’amore a cui ristorarci e da cui ripartire per edificare il mondo con l’amore di Dio. L’Eucaristia è presenza viva di Dio, di Cristo. Accostarci all’Eucaristia, cibarsi di Cristo ci inserisce nella vita in Dio, non per atto magico, ma per adesione della nostra volontà e nella piena personale responsabilità. Richiede da noi uno stile di vita conforme a Dio, in osservanza della sua Parola, tutta orientata al bene, all’amore di Dio incontrato e ricevuto.

       Come i discepoli di Emmaus, senza indugio, percorriamo il cammino della nostra vita verso la Gerusalemme celeste, impegnandoci a testimoniare con la vita l’incontro con Cristo, la fede in Lui, nella gioia e nel timore di Dio.

 

“Signore Gesù,

nella piccolezza della nostra fede,

ci rivolgiamo a Te:

illumina la nostra mente per comprendere la Tua Parola;

corrobora il nostro cuore per ardere del tuo amore;

rafforza la nostra volontà per aderire alla tua proposta di vita.

 

Donaci il timore di Te,

non per il terrore di Te,

ma per avere paura di perderti,

impegnandoci sempre nel bene

ed essere tuoi testimoni nel mondo.

 

Sostieni con il tuo Spirito

la tua Chiesa, perché ogni battezzato,

guidato dalla Parola e corroborato dall’Eucaristia,

sia pietra viva della tua Chiesa,

membro vivo del tuo Corpo.

 

Impegnati a costruire il tuo Regno,

nella Verità e Carità,

sostieni tutti i battezzati con la tua Grazia,

perché vivano la gioia di essere cristiani,

e la sconvolgente bellezza di appartenere a Te,

Signore e Maestro, Via, Verità e Vita.

Amen!”

 

 

[1] F. Ardusso, Fede, in J. Gevaert (a cura di), Dizionario di Catechetica, Elledici, Leumann (TO) 1987, 277.


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