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La Luce Negli Occhi

Viaggio nell'anima attraverso la Sacra Scrittura
  • Occhi



Domenica di Pasqua – Anno A - 2020

“Vivere nel mondo da risorti con Cristo”


 

(At 10,34a.37-43; Sal 117; Col 3,1-4; Gv 20,1-9)

 

       «[…] non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti» (Gv 20, 9).

       Anche quest’anno ci ritroviamo a celebrare la Pasqua, anche se in modo diverso. Forse per sentirla abbiamo preparato i piatti della tradizione, comprato uova e colombe, nonostante le restrizioni imposte ad uscire di casa.

       Ancora una volta è Pasqua, ma abbiamo compreso cosa significa? I discepoli non avevano ancora compreso la Scrittura, dice l’evangelista Giovanni, nonostante siano stati con Gesù, ascoltato le sue parole e assistito ai suoi miracoli.

       Noi abbiamo compreso cosa significa Pasqua per noi? Cosa vuol dire celebrarla, ma ancor di più vivere la Pasqua, vivere da risorti?

       Ai più devoti e frequentatori delle celebrazioni sicuramente saranno mancati i riti del triduo pasquale: la lavanda dei piedi, gli altari della reposizione, erroneamente chiamati “sepolcri”, la funzione dell’adorazione della croce e la processione con le effigi di Cristo morto e dell’Addolorata.

       Forse anche la Solenne veglia di Pasqua, culmine e centro della fede, è mancata ai più. Eppure Cristo è risorto! Si è veramente risorto! Nonostante non abbiamo partecipato ai riti, almeno di persona; nonostante questa Pasqua è segnata in modo significativo dalla pandemia, che ha addirittura fatto chiudere il Santo Sepolcro a Gerusalemme e gli altri luoghi della fede cristiana.

       Si, Cristo è risorto! Oggi noi dobbiamo annunciarlo con consapevolezza e forza ancor più di quanto fatto fino ad ora.

       Cristo è risorto, perché questa è la nostra certezza, la nostra speranza in cui vivere la fede qui ed ora.

       Noi crediamo in Cristo morto e risorto per noi, per renderci partecipi della Gloria di Dio. Questa fede comporta “vivere nel mondo da risorti con Cristo”.

       Cosa significa? Come si fa a vivere la vita terrena da risorti?

       San Paolo così esprime il concetto ai Colossesi: «se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra» (Col 3, 1-2).

       Ad una prima lettura sembra che Paolo ci inviti a vivere in modo disincarnato, a non considerare le cose della terra, ma non è questa la corretta lettura.

       Il discorso di San Paolo parte dalla condizione del credente di essere morto e risorto con Cristo per il “battesimo”. Per questa identità il credente non è fuori dal mondo, ma portatore nel mondo della grazia di Dio. Il “cercare le cose di lassù” significa che il credente affronta la vita con la speranza nella quale vive. Ogni cosa di questo mondo, ogni momento della vita per il cristiano è compreso e vissuto nella logica di Dio. San Paolo nel presentare la contrapposizione tra le “cose di lassù” con quelle “della terra” vuole indicare la tensione tra il bene e il male, tra la grazia e il peccato.

       Vivere la Pasqua, essere risorti con Cristo, significa vivere con responsabilità il quotidiano in un continuo discernimento per comprendere ciò che è buono ed evitare ciò che è male.

       Il cristiano battezzato, risorto con Cristo, vive con impegno il tempo della vita terrena, da protagonista, per dare il meglio di sé, nella piena comunione con Dio e con i fratelli.

       Fare Pasqua, vivere da risorti, dunque, significa un profondo cambiamento di mentalità e di condotta, perché quello che appartiene alla “terra”, potere, denaro, cattiveria, egoismo ed ogni sorta di azione che genera male, non appartenga più alla sua vita.

       Fare Pasqua significa vivere il presente, nella specificità del nostro essere, con la continua “tensione” verso Dio, cioè facendo quello che dobbiamo fare con responsabilità, ma per la gloria di Dio, per il bene di tutti, nella continua ricerca della verità nella carità.

       Tutto deve concorrere al bene (cfr Rm 8, 28-30); tutto deve generare vita; tutto nella carità.

       Il saluto di Pasqua, “Cristo è risorto, è veramente risorto!”, non è una formula rituale, ma una verità di fede che ci interpella perché come credenti, noi dobbiamo spendere nel mondo come astri, come “persone nuove”, “illuminati dalla Grazia”.

       Per il battezzato dire: Cristo è risorto, vuol dire affermare la sua novità di vita; vuol dire vivere da risorto inserito nell’amore di Dio; vuol dire che la vita ha valore e senso in Dio.

       Vivere da risorti significa avere Cristo come legge nuova da seguire, per cui tutto ha valore se unisce a Cristo e tutto assume una valenza nuova perché compresa e vissuta nella fede in Cristo:

       «quello che poteva essere per me un guadagno, l'ho considerato una perdita a motivo di Cristo. Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con quella che deriva dalla fede in Cristo, cioè con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede» (Fil 3, 7-9).

       In questa Pasqua il nostro dire “Cristo è risorto” sia proclamato nella consapevolezza sempre più forte e nella volontà rinnovata di vivere la fede, impegnandoci ogni giorno ad essere persone nuove, rinnovate dalla grazia di Dio, impegnate nel cercare e compiere il bene!

 

“Signore Gesù,

ancora una volta

eccoci a cantare l’Alleluja,

a gioire e gridare:

«Cristo è risorto; Si, è veramente risorto!»

 

In questa Pasqua

la nostra gioia è offuscata

dalla paura per l’epidemia che affligge il mondo,

per le tante morti di questi mesi.

 

Noi, però, siamo certi del tuo amore,

crediamo in Te e viviamo nella speranza,

consapevoli che Tu non ci abbandoni mai,

neanche in questo momento di prova.

 

Nella fede in Te,

in questa Pasqua ti chiediamo

di accrescere la nostra fede,

di rinnovare il nostro cuore

e di rafforzare la nostra volontà.

 

Sostienici con il tuo Spirito,

perché mettiamo a frutto il dono del battesimo,

operando nella tua verità e carità,

attraverso il continuo discernimento

per compiere sempre il bene,

evitando il male.

 

Nella tua infinita misericordia,

perdonaci e rialzaci dalla nostra

debolezza spirituale.

 

Fa di noi testimoni gioiosi

della tua resurrezione,

operatori di pace,

seminatori del tuo amore,

annunciatori credibili della tua Parola.

Amen!”

      

      Pietro e Giovanni corrono al sepolcro

Eugène Burnand - I discepoli Pietro e Giovanni corrono al sepolcro la mattina della Resurrezione

 

 


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