XXXII Domenica del T.O. - Dedicazione della Basilica Lateranense – 9 nov 2025
“Siamo l’edificio di Dio”
(Ez 47, 1-2.8-9.12 - Sal 45 - 1Cor 3,9-11.16-17 - Gv 2, 13-22)
La festa della Dedicazione della Basilica Lateranense è l’occasione opportuna per soffermarci a riflettere sulla nostra identità di credenti e sull’essere comunità di fede.
Prima di soffermarci a fare alcune riflessioni a partire dalla Parola di questa Liturgia, riporto una breve storia della Basilica Lateranense e del significato del “dedicare” tratta dal sito “Vatican News”:
«“Dedicare/consacrare” a Dio un luogo, è un rito che fa parte di tutte le religioni. Un “riservare” a Dio un luogo, riconoscendogli gloria e onore. Quando l’imperatore Costantino diede piena libertà ai cristiani (313), questi non si risparmiarono nell’edificare luoghi al Signore e molte furono le chiese costruite in quei tempi. Lo stesso imperatore lo fece, facendo costruire sul monte Celio a Roma, sul luogo dell'antico Palazzo Laterano, una magnifica basilica che Papa Silvestro I dedicò al SS. Salvatore (318 o 324). In essa fu edificata una cappella dedicata a S. Giovanni Battista che serviva da battistero: nel IX secolo papa Sergio III aggiunse la dedica al Battista. Infine papa Lucio II, nel XII secolo, la dedico anche a San Giovanni Evangelista. Di qui la denominazione di Basilica Papale del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista in Laterano. La Basilica è considerata dai cristiani come la principale, la madre di tutte le chiese del mondo. Più volte distrutta durante il corso dei secoli, fu sempre ricostruita, e l'ultima sua riedificazione avvenne sotto il pontificato di Benedetto XIII, che la riconsacrò l'anno 1724. Fu in quest'occasione che venne stabilita ed estesa a tutta la cristianità la festa che oggi celebriamo.»[1]
La Festa di oggi, dunque, è di tutta la Chiesa, che riconosce la Basilica Lateranense quale “madre di tutte le Chiese”; il fonte battesimale da cui tutti i fonti battesimali della comunità cristiane trovano origine. Festeggiare la Chiesa di Roma significa festeggiare le Chiese di tutto il mondo, riconoscendo che nella Chiesa di Roma tutte trovano unità e origine.
La Parola di Dio di questa liturgia, come già detto nell’incipit, offre spunti di riflessione sulla nostra identità e sul cammino di fede nella comunità cristiana.
Il cristiano per il Sacramento del Battesimo è inserito nella Comunità di fede che è la Chiesa. La vita di fede deve essere vissuta nella comunione con la Chiesa, seguendo gli insegnamenti del Magistero che indica la corretta interpretazione della Parola di Dio e insegna il corretto cammino di sequela del Cristo.
Nessun cristiano è tale fuori dalla Chiesa, dalla comunità in cui vivere la propria fede. Il cammino di fede è autentico solo nella comunione con la Chiesa, in cui vivere i Sacramenti e condividere la fede. Per il Battesimo ricevuto siamo costituiti “pietre vive dell’edificio spirituale”, come ci ricorda l’Apostolo Pietro: «Accostandovi a lui, come a pietra vivente, rigettata dagli uomini ma eletta e preziosa davanti a Dio, anche voi, come pietre viventi, siete edificati per essere una casa spirituale, un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali, graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo» (1Pt 2, 4-5).
San Paolo lo dice con altrettanta fermezza nel brano della seconda lettura: «voi siete […] edificio di Dio» (1Cor 3,9).
La Chiesa vivente siamo noi battezzati e nostra è la responsabilità dell’annuncio del Vangelo nel mondo.
La responsabilità che ogni battezzato deve vivere con impegno e serietà è quella di costruire la propria vita su Cristo e così da essere testimone credibile ed edificatore dell’edificio spirituale, che è la Chiesa. Ovviamente ognuno vive questa responsabilità secondo la grazia data da Dio, in funzione dei carismi ricevuti e del ministero affidato.
San Paolo lo afferma senza possibilità di dubbio: «Ma ciascuno stia attento a come costruisce. Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo» (1Cor 3, 10-11).
È sul Cristo, pietra angolare, che i credenti devono costruire la propria vita, cooperando all’edificazione della Chiesa.
Se Cristo non è il fondamento e il riferimento costante della vita, il credente non vivrà la vera fede e non sarà testimone credibile nel mondo.
Se ogni battezzato ha questa responsabilità individuale, essa essendo vissuta nella comunità è di fatto partecipata, cioè ognuno è corresponsabile dei fratelli/sorelle nella fede.
Questa corresponsabilità implica “avere a cuore” ogni battezzato nella comune preghiera e nella condivisione di vita. La preghiera comune costruisce l’unità della Chiesa universale, la condivisione di vita rende autentiche le comunità di fede (parrocchie, gruppi laicali, movimenti ecc).
San Paolo denuncia le divisioni, le fazioni, che ci sono nella comunità di Corinto (1Cor 3, 4-8) e che continuano a segnare la realtà della Chiesa da millenni.
Le divisioni e le fazioni da cosa dipendono? Sicuramente le ragioni che si possono addurre sono molteplici, ma una le accumuna: poco si riflette a partire da Cristo!
Divisioni, rancore, odio, chiusure totali, tutto è possibile giustificarlo dal punto di vista umano, ma a partire da Cristo, dal suo insegnamento, troverebbero ancora ragione di esistere?
Purtroppo, l’umanità è così capace di trovare giustificazioni che spesso si argomenta portando a prova delle proprie posizioni Dio stesso. Ma in quel caso si sta vivendo nella Verità di Cristo?
San Paolo ci ricorda qual è la nostra identità di credenti: «Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi» (1Cor 3, 16-17).
Solo noi possiamo distruggere il “tempio di Dio”, che siamo noi e il modo per farlo è non lasciare parlare lo Spirito Santo, non costruire la vita a partire da Cristo, scegliere di vivere e agire in modo egoistico.
Solo un continuo discernimento e un costante esame di coscienza ci permetterà di restare uniti a Cristo ed edificare il tempio di Dio in noi e insieme ai fratelli e sorelle di fede.
La preghiera di colletta ci introduce nella preghiera che in ogni momento occorre elevare a Dio per conservarci nella piena comunione con Lui e costruire la Chiesa:
O Dio, che con pietre vive e scelte prepari una dimora eterna per la tua gloria, continua a effondere sulla Chiesa la grazia che le hai donato, perché il popolo dei credenti progredisca sempre nell’edificazione della Gerusalemme del cielo.
[1]https://www.vaticannews.va/it/festivita-liturgiche/dedicazione-della-basilica-di-s--giovanni-in-laterano.html#:~:text=Ges%C3%B9%2C%20nuovo%20tempio,santa%20Teresa%20d'Avila).